MENU

Riccardo Giacconi

30 gennaio 2015 Visualizzazioni: 945 Arte

di Andrea Bruciati

Bisogna dare alle cose la possibilità di scomparire: ho compreso che le cose degli uomini restano sempre legate ai paesaggi della loro infanzia. Quei paesaggi che spesso ci restano dentro, e ci influenzano la vita dovunque siamo. Ci girano dentro, e emergono all’improvviso, a determinarci gli esiti dei nostri gesti. Ci vengono fuori, come funghi. Nostalgie sostanziali e inattese. Nathalia Wolfson  

Guardare e ascoltare. Walter Benjamin scriveva che “ogni lingua comunica se stessa”: il linguaggio può essere infatti considerato la forma più antica di archivio che l’uomo abbia istituito. Riccardo Giacconi ritiene che sia di estremo interesse e fertile per la propria creatività, studiare le tracce nascoste, latenti o marginali che le pratiche linguistiche a volte lasciano intuire. Si tratta in fondo di frammenti rimasti inerti, dati indiziari e residuali che le trasmissioni di fonemi e termini correlati hanno parzialmente sepolto e che ora l’artista ha invece il piacere di disvelare. Sono il frutto di percorsi, quasi sempre accidentati, fatti di parole e cose, semi apparentemente sparpagliati che le interrelazioni comunicative rilasciano passando da una società all’altra e percorrendo le chine del tempo. Non vi è di certo in Giacconi interesse per una sorta di idealizzazione del codice linguistico, che può essere al contrario inteso come canone gerarchico, perché la separazione fra dialetto e lingua ufficiale è assolutamente fittizia. Il linguaggio è di per sé invece sempre tradizionale per l’autore, in quanto memoria culturale stratificata: proprio perché archivio antropologico, è intrinseca in sé la tradizione – cioè la trasmissione – del passato. “Vorrei portare ad esempio alcuni miei elaborati video: vi è una stretta parentela con i protagonisti di Mia nonna legge le 21 “Tesi sul concetto di storia” di Walter Benjamin o Intervista a mio padre su Alberto Camerini. Per me questa componente era essenziale. Non dovevano essere persone a me emotivamente indifferenti ma al contrario il legame unico e irripetibile familiare era la componente che volevo spingere, forzare; era ciò attraverso cui volevo cercare di instaurare una tensione, una costellazione fra una storia vissuta in prima persona e una memoria inaccessibile”, dichiara l’artista. Ovviamente questa sfera emotiva si estende anche all’ambiente, al luogo che diventa per Giacconi esso stesso metafora di uno spazio intimo, personale, dove tutto parla dei tuoi ricordi, della tua storia.

Sfoglia la rivista Mappe 3

 

  • L’altra faccia della spirale, still da video, 2011
  • Senza titolo istallazione, particolare, 2007
  • na legge le 21 tesi sul concetto di storia di Walter Benjamin, still da video, 2007