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Ricostruire Tempera, l’Aquila

10 gennaio 2015 Visualizzazioni: 596 Architettura

di Marco D’annuntiis

Storia della collaborazione tra istituzioni universitarie e comunità colpite dal sisma.

L’esperienza del Piano di Ricostruzione di Tempera, un borgo della corona della città di L’Aquila, rappresenta un caso limite, eppure emblematico, nella controversa  vicenda della ricostruzione nel cratere aquilano interessato dal sisma che nell’aprile 2009 ha sconvolto quella parte d’Abruzzo.In primo luogo per la dimensione della tragedia, misurabile nella quasi totale distruzione del piccolo centro storico; in secondo luogo per una iniziale virtuosa collaborazione tra la Scuola di Architettura e Design di Ascoli Piceno e il comitato spontaneo di cittadini, istituzionalmente supportato dall’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Tempera; ed infine, per le sterili, se non colpevoli, polemiche che hanno finito con il deviare i fatti verso i limiti dell’assurdo.

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All’indomani del sisma il borgo storico risultava inaccessibile e gli edifici totalmente inagibili, con un livello di compromissione tale da renderne inopportuna la ristrutturazione. In virtù di una convezione gratuita stipulata nel febbraio 2010 tra il Sindaco di L’Aquila, in qualità di Commissario dell’Amministrazione Separata, ed il Direttore della SAD, il gruppo di ricerca universitario ha prodotto inizialmente uno studio finalizzato alla definizione di linee guida per la sua ricostruzione, consegnato nel luglio del 2010. Successivamente, la SAD ha proseguito l’attività per la redazione dei Piani di Ricostruzione su unanime richiesta del Comitato dei cittadini, formalizzata con una convenzione onerosa con i consorzi di proprietari nel frattempo costituitisi. A causa delle difficoltà a determinare la consistenza di costruzioni storiche rase a terra, con poche tracce nelle cartografie e nei documenti catastali, la stesura dei Piani di Ricostruzione di Tempera e della Riserva del Fiume Vera ha occupato tutto l’anno successivo e nel luglio 2011, dopo un’intensa attività di partecipazione e condivisione, sono stati presentati ufficialmente e consegnati ai cittadini. Com’è noto, tutti erano concordi nell’affermare il principio di non abbandonare i centri storici distrutti, restaurare il più possibile e ricostruire in situ. Ma il caso di Tempera già poneva alcune questioni oggi divenute ineludibili anche in situazioni più rilevanti, che vanno aggravandosi. Cosa significa, infatti, ricostruire un centro storico che non esiste più? Un piccolo centro costituito peraltro da case generalmente senza qualità, tecnologica ed architettonica; realizzate in tempi diversi mediante sovrapposizioni, manomissioni ed interventi recenti a dir poco inappropriati. Quali i punti di riferimento culturale di una azione condivisa dal punto di vista sociale e politico, capace di garantire la sicurezza e l’efficienza delle nuove abitazioni e di ricostruire i caratteri dell’abitare di una comunità, senza tuttavia cedere al facile populismo, né scivolare nel formalismo storicista o scadere nel falso, se non addirittura nella bieca edilizia? Lo scenario di ricostruzione elaborato dalla SAD rappresenta una delle strade possibili, forse la più credibile: ricostruire una “Tempera Nova” capace, come araba fenice, di rinascere su se stessa, ripristinando quattro condizioni fondamentali che riguardano gli spazi pubblici, la forma urbana, la tipologia abitativa, le relazioni sociali. In particolare, recuperando il sistema antico dei luoghi collettivi quale “valore storico” da perseguire; ripristinando l’equilibrio tra pieni (isolati/aggregati) e vuoti (strade e piazze) ed i rapporti tra case, spazi ed edifici pubblici; interpretando la memoria della casa tradizionale, a schiera su più piani, conservata attraverso le trasformazioni delle particelle elementari; ricostruendo, infine, le unità di vicinato, le prossimità, la dimensione familiare ed interfamiliare che caratterizzava questi centri abitati. Per realizzare questi obiettivi si è ricercato un giusto equilibrio tra vincoli normativi e libertà progettuale. Aggregato per aggregato, sono stati predisposti “Progetti guida” sufficientemente ma non completamente definiti, per lasciare ai progettisti la possibilità di interpretare il tema architettonico nel rispetto di alcune indicazioni generali, ricordando che la ricostruzione di Tempera è una “azione collettiva” che pone in primo piano l’interesse generale su quello individuale. La collaborazione tra la SAD., i presidenti dei consorzi ed il competente ufficio del Comune di L’Aquila è proseguita fino al marzo 2012, con l’avvio dell’iter per l’approvazione del Piano di Ricostruzione e le relative procedure ambientali da parte del Comune di L’Aquila. Da allora in poi, su quella che per due anni era stata generalmente considerata un’esemplare collaborazione tra istituzioni universitarie e comunità colpite da sisma, si è rovesciato il fuoco incrociato di tanti e convergenti interessi che hanno finito con il bloccare il processo di ricostruzione. Illazioni e diffamazioni hanno intimamente ferito coloro che si erano “permessi” di studiare i risvolti tecnici di una Legge, verificandone l’applicabilità in un contesto così problematico, con l’assurdo addebito di essersi dati troppo da fare per accelerare il processo di ricostruzione dei centri storici e di credere fermamente nella necessità dei Piani di Ricostruzione in quanto strumento pubblico, partecipato e soprattutto: trasparente.

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