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1000 metri quadrati di storia

 Progetto del Museo della Città di Ancona

Luogo: Ancona
Progettisti: R. Antonucci, ingegnere; A.T. Giovannini, P.Piatteletti, M. Tarsetti, architetti
Committente: comune di Ancona
Anno di redazione del progetto: 1992/1996
Anno di esecuzione del’intervento: 1996/1999
Costo dell’intervento: 1.500.000.000
Imprese esecutrici: edilizia, Primedil (MC), GPL Costruzioni Generali (AN);
impianti, Euroimpianti srl (AN), Aristide Castellani (AN)
Dati dimensionali: area locali di impianto storico 600 mq, locale da ricostruirsi
su area libera da demolizioni belliche 400 mq, volume complessivo 4000 mc
Caratteristiche tecniche particolari: nei locali di impianto storico si è intervenuti
con adeguamento strutturale realizzato con tecniche consolidate in zona sismica;
le strutture del locale di nuova costruzione sono previste in c.a. e acciaio
Foto: Mauro Tarsetti
La storia

La storia degli ambienti della parte del Museo già realizzata è una storia di trasformazioni convulse, avvenute a seguito delle vicende evolutive di piazza del Plebiscito.
Le strutture di epoca medioevale, in parte rinvenute durante i lavori di recupero sotto la rampa di raccordo tra le due parti della piazza, si attribuiscono all’Ospedale intitolato a S.Tommaso di Canterbury fondato nel 1394 e costruito con materiali di recupero, come testimoniano le colonne monolitiche in pietra, i cui capitelli sono di provenienze diverse.
Nell’Ospedale, che occupava anche parte dell’attuale piazza, nel 1470 avvenne il miracolo dell’Immagine della Vergine Incoronata in seguito al quale Sisto V decretò la demolizione di parte dell’edificio e la costruzione di una chiesa dedicata alla Vergine. Nella prima metà del Settecento, la chiesa, con quelle limitrofe di S.Egidio e di S.Domenico, venne abbattuta per volere dei Domenicani per erigere il nuovo tempio progettato da Carlo Marchionni.
Con la Rivoluzione e l’occupazione dei Francesi i lavori di ricostruzione furono interrotti lasciando macerie e ruderi, come testimonia un’iscrizione su una lapide posta all’interno dei locali e risalente al periodo della Restaurazione. Fu proprio in questo periodo che gli ambienti vennero finalmente restaurati e destinati ad accogliere la Pescheria.
La guerra provocò una lenta e inesorabile decadenza delle strutture che furono adibite a mensa per i poveri; nel dopo guerra i locali ospitarono botteghe artigiane, fino al completo abbandono avvenuto dopo il terremoto.

Il progetto

Il progetto del Museo della Città finalmente realizzato, almeno in parte, prevede un circuito espositivo costituito da un insieme di ambienti, diversi per origine e per posizione, connessi da nuovi collegamenti.
Tale circuito si sviluppa intorno a Piazza del Plebiscito e si articola nelle seguenti aree.
I resti dell’ospedale di S.Tommaso Beckett (mq 420), ambienti di stile gotico rimaneggiati nel XV e XVIII secolo, e quelli contigui alla vecchia Pescheria, cui si accede dall’omonima Piazzetta e da Piazza del Plebiscito. Quest’area costituisce la parte più importante del circuito, ricca com’è di testimonianze e di stratificazioni legate alle diverse fasi storiche della piazza.
Un locale (mq 180), con accesso da via Padre Guido, che conserva intatte parte delle strutture voltate del solaio, ed è stato collegato all’area dell’ospedale con un sottopassaggio.
Ambienti di nuova edificazione, da situarsi nell’area libera da demolizioni belliche, che racchiudono resti di edifici preesistenti. La superficie totale di questi locali è di mq 450 sviluppati su due livelli. Il loro progetto è attualmente giunto allo stadio esecutivo.
A tutt’oggi risultano attuate la parte relativa alla sistemazione dell’area urbana comunemente nota come via Pescheria e la scalinata di raccordo tra questa e la sottostante via padre Guido dove si affacciano le uscite di sicurezza dei locali.
Tale progetto si discosta totalmente dal tradizionale concetto di Museo e propone alla città l’idea profondamente innovativa di uno spazio espositivo come ‘percorso urbano, condotto attraverso un insieme eterogeneo di ambienti.
L’intervento ha permesso inoltre, di riattivare la connessione pedonale tra Corso Mazzini e Piazza del Plebiscito.
Per quanto riguarda i materiali, le pavimentazioni sono state realizzate in pietra arenaria, mentre, gli intonaci interni sono stati trattati con la coloritura ‘in pasta’.
Le stratificazioni architettoniche presenti e le strutture di epoche diverse sono evidenziate attraverso l’uso delle finiture superficiali.
Questi mille metri quadrati costituiscono solo il primo nucleo di un Museo che potrebbe nel tempo ampliarsi ed estendersi anche a luoghi non contigui, perché pensato come struttura ‘diffusa’ sul territorio. Altre sezioni, infatti, sono in programmazione e, in alcuni casi, già in fase di progettazione.