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4 marzo 2012

Giorgio Genangeli

Il sogno è la creazione di una tavola rotonda permanente con l’obbiettivo di giungere alla semplificazione, riorganizzazione e regolamentazione delle procedure burocratiche che regolano l’attività edilizia.

Oltre, ovviamente agli organi istituzionali: Regione/Provincia/Comuni/ordini professionali/categorie produttive, consumatori ecc. sono invitati a dire la loro chiunque mosso da reale passione ed entusiasmo verso questo settore, con percezione delle difficoltà ad operare nella macchina amministrativa attuale, voglia partecipare ad un processo di riflessione propositiva al rilancio dell’architettura, del sistema di lavoro che ci consenta di crescere, di realizzare opere in sicurezza, non solo utili e funzionali ma che lascino un segno tangibile in termini di qualità e nel senso della vita.

È sicuramente ora che si pretenda il rispetto delle norme, ma è ancora più importante che sia possibile rispettarle.

È possibile che per riutilizzare un contenitore esistente privo di qualsiasi valore storico, estetico, funzionale si debba procedere ad alchimie procedurali e peggio ancora a soluzioni costruttive inventate in spregio alle più elementari norme di sicurezza?
Decidiamo cosa va mantenuto, per il resto corriamo ai ripari, demoliamo, riutilizziamo, facciamo sì che del processo non ne goda solo l’operatore ma anche la cittadinanza (gli attuali parametri di standard sono freddi… possono essere una base guida ma poi leghiamoli all’intervento). La progettazione deve essere renderizzata, trasparente e soggetta alla pubblica gogna. Va definito quando un progetto può rimanere nel privato o quando l’impatto incide sulla collettività, in questo caso la collettività deve dotarsi di strumenti moderni per poterlo valutare e non doverlo subire.

Pensate che il processo di pubblicazione di uno strumento urbanistico attuale, con i mezzi che ci sono oggi a disposizione, sia trasparente?

Al “Permesso a costruire” deve essere data una valenza superpartes, una volta ottenuto deve essere una certezza; non una tappa di un percorso ad ostacoli. Il professionista deve essere il garante della correttezza di un processo… ma all’interno di un quadro normativo certo… non il chimico alchimista, equilibrista, burocrate che siamo abituati a vedere, che esercita il suo continuo “Triplo salto mortale” del tanto fino ad oggi mi è riuscito.

Rilancio dell’architettura. Dove sono i mecenati… fatevi avanti!… Perchè li castriamo?
Di progettisti bravi ce ne sono (noi italiani l’arte l’abbiamo nel DNA), nonostante tutto disponiamo ancora di manodopera iper specializzata (basta pensare al basso grado di finitura edile degli altri paesi europei), abbiamo imprese organizzatissime, sicuramente abbiamo anche i soldi ma… chi ci consentirebbe di fare la ns Torre Eiffel ?

Pensiamo alla attività architettonica degli ultimi anni:
•  in quale nuova lottizzazione residenziale si farebbe il Viale Cavallotti o il viale della Vittoria;
•  in quale si farebbe una piazza o un parco degno di tale nome
•  si tenta di replicare con le gallerie dei centri commerciali  quello che accadrebbe automaticamente nei nostri centri storici se fossero rivitalizzati… perché, non dimentichiamo, noi li abbiamo, i centri storici!

Non parliamo poi se un cittadino deve ristrutturare la propria casa… un intervento medesto 100.000 euro quando parla con l’impresa è tutto chiaro… con tre mesi si fa tutto… il preventivo va bene!
Rimane da parlare con il tecnico… dice il committente cosa vuoi che sia si fa una DIA!
LA DIA, una panacea, una parola magica che racchiude in se tutto e niente…
con la faccia rossa, timidamente il tecnico inizia a dire “si può fare una DIA e iniziare i lavori tra 30 giorni ma… ma… ma…prima debbo mettere alcune crocette… crocette e cioè? adesso le spiego:
•  trascuriamo le cosucce solite tipo: i dati anagrafici, fiscali, il titolo di proprietà, il codice edificio, le varie individuazioni urbanistiche, catastale, l’orientamento, le foto, i diritti di segreteria ecc.
•  poi dovrebbe essere cosi gentile di darmi gli estremi degli atti autorizzativi della sua casa… (e qui entriamo nella prima parte del percorso di guerra)
•  poi dobbiamo capire in che tipologia di intervento operiamo… giustamente dobbiamo far applicare la giusta tassazione IVA
•  poi diventiamo gli artefici e garanti dei 36 % dei 55 % per cento, delle aliquote agevolate.
•  poi provate a riflettere sulla reale portata delle “crocette” in un mondo in cui di certo c’e’ solo la vs firma, e iniziate a vedere se c’e’ amianto, se ci sono vincoli e quanti, se ci sono condoni, parere Ausl, pareri enti preposti, essenze arboree, rifiuti, condotti di esalazione, acque reflue, rispondenza ai dati urbanistici, soprintendenza, ex genio civile, VVF, legge 13, 46/90, ex 10/91, acustica, accatastamento, certificati di collaudo, conformità ecc., mixateli con enti territorialmente distanti tra loro e con visioni non eterogenee… vi state avvicinando alla medaglia!
•  cosa manca? Dimenticavo l’unica cosa che conta è quella che desideravo fare quando ho scelto di fare questo mestiere: il Progetto esecutivo, i particolari costruttivi, scegliere i materiali giusti, dirigere i lavori, fare un’opera degna di essere chiamata tale.
Possibile che non si riesca a standardizzare le procedure ed i responsabili di procedimento su processi simili e ripetibili senza incidere troppo sulle tasche dei cittadini banalizzando la vera professionalità dei progettisti?
Infine ditemi una cosa: ma per quale assurdo motivo se un professionista serio applica una parcella concordata di 1000,00 euro il cittadino tra Iva e maggiorazioni di legge ha un’esborso di 1248,00 euro e qualche commento del tipo “è bravo ma caro” (al professionista rimane al netto delle tassazioni 500.00 euro); se il cittadino paga 500,00 euro in nero, al professionista rimane esattamente la stessa cifra ma in più “è un’amico”! Facciamo qualcosa invertiamo la tendenza, semplifichiamo i processi, facciamo sì che si abbiano costi accettabili, controlliamo che tutti li seguano, e puniamo in modo esemplare le storture.

Facciamo tesoro delle “cretinate” che quotidianamente incontriamo ed insieme studiamo il percorso da sottoporre a chi avrà la saggezza di farne tesoro e di eliminarle.
Facciamo in modo che le piccole cose possano essere fatte bene e lasciamo spazio, risorse umane e patrimoniali per crescere e fare bene le GRANDI COSE.

Debbono essere riconosciuti e valorizzati i progetti che tendono a realizzare percorsi di svolta di inversione di tendenza… premiare le idee, i risultati, riconoscendo sicuramente gli utili agli operatori coraggiosi, ma mai abbandonarsi alla mera speculazione.
Tracciamo un percorso che lasci alle spalle un’epoca in cui la maggior parte delle cose sono state realizzate con il solo intento speculativo, del mordi e fuggi, del tanto funziona così, per lasciare spazio anche a quello che tutti desiderano… ciò è raggiungibile… la data è fissata al 4 marzo 2012!