MENU

‘Abitare il centro storico’: il progetto di Jesi primo della graduatoria sui Contratti di Quartiere

Fabiano Belcecchi – Sindaco di Jesi

È un progetto in grande stile quello programmato per la riqualificazione del centro storico di Jesi. Un progetto che punta a recuperare quattro palazzi antichi, a riqualificare due piazze, quattro strade, due vicoli, un chiostro, due giardini. E ancora a creare 38 appartamenti da destinare ad affitti ‘sociali’, locali per associazioni, nove botteghe artigianali, uno show room e un contenitore polifunzionale per promuovere l’agroalimentare nel cuore della città murata. Il tutto migliorando la sicurezza e la qualità ambientale con interventi pilota di recupero statico ed antisismico, abbattimento delle barriere architettoniche, utilizzo di tecniche di bioarchitettura. E, per completare l’opera, utilizzo di strumenti per favorire il risparmio energetico e la gestione idrica. È il progetto ‘Abitare il centro storico’, che il Comune di Jesi aveva presentato nell’ambito del ‘Contratto di Quartiere’, ovverossia il bando per programmi di recupero urbano attraverso il quale la Regione ha messo a disposizione oltre 23 milioni di euro. Il risultato? Primo posto assoluto ed un finanziamento di circa 3,5 milioni di euro. A redigere il progetto è stato uno staff di alto livello: oltre all’Ufficio Urbanistica del Comune, l’istituto Autonomo Case Popolare di Ancona, il Dipartimento Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e un gruppo di giovani borsisti dell’Ufficio di Progettazione il cui entusiasmo ha fatto da collante per tutta l’operazione. Un progetto che, tra l’altro, ha sviluppato un ampio percorso partecipativo, visto che ha preso spunto dalle riflessioni scaturite dai forum e dagli incontri con associazioni e cittadini per la redazione del piano strategico. Assegnate le risorse poche settimane fa, i cantieri apriranno dopo l’estate. “Il contratto di quartiere – spiega il sindaco Fabiano Belcecchi – promuove una politica complessa e articolata sul fronte sociale, economico, urbanistico ed architettonico: in sostanza si va in un luogo della città in cui c’è sofferenza e lo si riporta alla normalità. I soggetti coinvolti sono diversi: e infatti partecipano ad ‘Abitare il centro storico di Jesi’ anche la Multiservizi (gestore dell’acqua), la Fondazione Colocci (che gestisce l’università), l’Erap, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Federazione Provinciale Coldiretti. Interessata è pure la Banca delle Marche”.

Quali saranno gli spazi riqualificati?
“Il piano di riqualificazione urbana interessa palazzo Santoni, palazzo Sant’Agostino, alcune abitazioni comunali su largo Saponari, le ex carceri. Agiremo inoltre su molte infrastrutture del centro storico: piazza Federico II, piazza delle Monnighette, chiostro Sant’Agostino, i giardini delle ex carceri e di largo Saponari, nonché le vie e i vicoli adiacenti”.

Entriamo nei dettagli.
“Per il recupero del complesso Sant’Agostino si è pensato a un primo piano da destinare a botteghe (9 in tutto) per favorire il ritorno dell’artigianato in centro storico. Nel primo e secondo piano verranno ricavati 15 appartamenti in edilizia sovvenzionata: essi saranno realizzati dall’Erap che acquisterà parte del complesso, concorrendo al finanziamento del nostro progetto. Per palazzo Santoni il piano terra e l’interrato saranno destinati a show room dei prodotti tipici e di qualità della filiera agroalimentare della Vallesina; nei tre piani superiori saranno realizzati 8 appartamenti in edilizia agevolata. Le ‘casette’ di largo Saponari, di proprietà comunale, daranno vita a 5 appartamenti in edilizia convenzionata, con contestuale riqualificazione degli attigui giardinetti. In piazza Federico II è prevista la ripavimentazione e il restauro della fontana”.
E poi ci sono le ex carceri. 
“È il fiore all’occhiello del progetto, in quanto è l’intervento che riassume in buona parte la filosofia di un piano che mira non soltanto al recupero dei luoghi della nostra memoria, ma anche all’integrazione sociale e alla sostenibilità ambientale. Gli oltre 500 mq del piano terra saranno destinati ad associazioni, centro sociale per anziani, prima circoscrizione. Nei piani superiori saranno ricavati appartamenti dai 50 ai 70 mq ciascuno dove sperimentare il cosiddetto patto generazionale. Si tratta di questo: in ogni piano ci saranno 4 appartamenti in affitto (due all’ultimo) di cui la metà riservata agli studenti dell’università, e gli altri due ad anziani autosufficienti; gli alloggi avranno in comune l’uso cucina e lo spazio ricreativo, per favorire l’aiuto e il contatto tra gli inquilini delle diverse età. In più recupereremo il giardino con tecniche di bioarchitettura. Nel tetto pannelli solari e un meccanismo per recuperare le acque piovane”.
Quant’è la spesa prevista?
“È un piano da 7 milioni di euro, di cui poco più della metà sarà finanziato dalla Regione; il resto della somma verrà da Comune (1,5 milioni di euro), Erap (2 milioni) e soggetti privati (494 mila euro). Si tratta di una cifra leggermente inferiore all’operazione Boc con cui il Comune nel 1998 pose mano al recupero dei palazzi storici del centro e delle mura castellane. Con una differenza: allora il Comune si fece carico del cento per cento della spesa, stavolta il suo intervento è limitato al 14%”.