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Abitare sul viale dei Pini

Quartiere residenziale a Senigallia

Luogo: Senigallia
Progettisti: Claudio Campodonico con Daniele Girolimetti, architetti
Committente: Immobiliare Vittoria srl
Anni di redazione del progetto: 1992/1997
Anni di esecuzione dell’intervento: 1993/1999
Costo dell’intervento: £ 18.000.000 ca
Impresa esecutrice: Lucarini Costruzioni
Dati dimensionali: area trapezoidale dell’impianto: 16.000 mq circa (250 x 70 mt).
Intervento: 23.000 mc fuori terra
Foto: Raffaello Scatasta

Per quanto il Piano territoriale di coordinamento della provincia di Ancona stabilisca uniformità di caratteri storico-morfologici tra litorale e prima collina, l’evoluzione del sistema insediativo verificatosi negli ultimi anni, nel comune di Senigallia, ha determinato una situazione difficilmente riconducibile ad una omogenea “trasformazione conservativa” tra queste due aree.
Il dibattito che ha accompagnato la progettazione della lottizzazione di Viale dei Pini, che qui presentiamo, ha marcato l’esistenza di una disomogeneità di fatto tra la stretta area di pianura, per la quale è indispensabile una forte riorganizzazione ed un attento controllo delle trasformazioni in atto (e su cui interventi di “recupero” possono essere riferiti ormai solo ad alcuni episodi), e l’ampia area della prima collina, ancora individuabile come zona omogenea, le cui trasformazioni debbono avere la massima attenzione per la conservazione dei suoi caratteri peculiari.
Non potendo ipotizzare continuità tra le due realtà urbanistico-paesaggistiche, che abbiamo voluto richiamare, è evidente che sono proprio le aree di confine tra queste due a costituire i momenti più difficili nella gestione e nella realizzazione di interventi di trasformazione.
Se pertanto esiste, dove è possibile individuare il confine tra queste due realtà ormai così diverse?
Viale dei Pini è, di fatto e nell’immaginario collettivo, sicuramente un tratto di tale confine; caratterizzato, sul piano geografico-morfologico, dall’attacco della collina sulla pianura, e sottolineato, sul piano storico, dalla formazione del viale, lungo il fosso Sant’Angelo, che tale attacco ha caratterizzato sul piano paesaggistico.
Il problema, per l’intervento di cui ci occupiamo, era pertanto come interpretare in maniera non invasiva, “conservativa”, la trasformazione di questo storico margine tra pianura e collina, tra sviluppo edilizio intensivo e permanenza dei caratteri paesaggistico-ambientali e produttivi della collina marchigiana; come reinventare la vecchia passeggiata al “crocefisso della valle” in un asse di mediazione tra due possibili modi di intervento urbanistico e architettonico, e non solo in un asse di canalizzazione dell’attuale traffico di circonvallazione della città. Se la tentazione, da un punto di vista imprenditoriale, poteva essere quella di assumere come modello realizzazioni già presenti nell’area, il progetto ha proceduto più attraverso un progressivo “togliere” piuttosto che appesantire, in una banale ricerca del massimo sfruttamento delle previsioni di piano. La leggerezza può essere allora considerata il primo carattere di questo intervento, una leggerezza non immediatamente percepibile, ma che si apprezza soprattutto per il fatto di essere avvertita solo dopo un attento esame. A questo ha contribuito, in particolare, l’aver rinunciato ad un unico edificio, sui cui concentrare tutta la cubatura disponibile, a favore di un organismo più articolato con un esplicito riferimento alla complessità dei piccoli centri urbani della collina. Questa “allusione”, che può essere considerata il secondo carattere peculiare di questa realizzazione, è sottolineata in particolare dalla invenzione della strada interna, tipica di molti piccoli agglomerati, che lascia il vecchio Viale dei Pini ad una funzione prettamente urbana, scaricando all’interno una serie di possibili funzioni di vicinato. Un ulteriore elemento che caratterizza l’intervento è costituito dalla differenziazione delle tipologie edilizie; scelta che concorre alla frantumazione dell’organismo, e pertanto alla sua “leggerezza”, soprattutto avendo localizzato gli edifici di maggiore consistenza, compresa la parte di edilizia convenzionata, all’interno rispetto al Viale dei Pini. Un carattere non marginale deriva infine dall’uso dei materiali: un misto di mattone a faccia vista e di intonaco non particolarmente usuale negli interventi di Claudio Campodonico, se si esclude la ristrutturazione di palazzo Becci, sempre a Senigallia. Un uso del mattone non particolarmente enfatizzato e comunque impreziosito dall’uso di alcuni dei “segni” consolidati e ricorrenti nel linguaggio architettonico del progettista.
Tutto ciò concorre, oltre ad una corretta interpretazione del sito, a creare le condizioni di base per ridefinire il modo di “abitare” un’antica passeggiata. Secondo tendenze più privatistiche, rispetto ai rapporti strettamente comunitari dei vecchi centri a cui si è voluto alludere, ma che sono quelli che, volenti o meno, ci caratterizzano.