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Allestimenti “non a perdere”

Cinque progetti per le sale espositive della Mole Vanvitelliana di Ancona

Intervento: allestimento mostra
‘La magia delle immagini nel lavoro di Luchino Visconti’
Luogo: Mole Vanvitelliana, Ancona
Progettista: arch. Fabio Pandolfi
Collaboratrice: arch. Francesca Paolinelli
Committente: Comune di Ancona, Assessorato alla Cultura
Anno di redazione: 2002
Anno di esecuzione: 2002
Costo: 25.000,00 euro
Imprese esecutrici: Delta, Publicar, IEB,
illuminazione: SoundCity
Imprese fornitrici: IGuzzini, Tirelli Costumi
Dati dimensionali: 800 mq di superficie espositiva

Gli ambienti della Mole Vanvitelliana hanno maturato la loro vocazione espositiva nel 1993, quando il Comune di Ancona riaprì al pubblico un vasto magazzino del piano terra con l’allestimento della mostra ‘L’Esercizio del Disegno. I Vanvitelli’. La prima pietra del grande edificio fu posata nel 1733 su progetto di Luigi Vanvitelli,
che l’aveva pensato come un lazzaretto capace di ospitare nel periodo di quarantena le persone e le merci che sbarcavano nel porto della città di Ancona, ma già nell’Ottocento venne destinato ad altri usi come ospedale militare e caserma, ed in seguito
divenne una raffineria per gli zuccheri; infine i monopoli di Stato lo utilizzarono come magazzino per i tabacchi, trasformando
i suoi interni con l’inserimento di soppalchi in ferro e legno, o in cemento armato, progettati con un piglio pragmatico ma a volte non privo di raffinatezza, soprattutto nell’uso del cemento. Nel 1995 il Comune inaugura gli spazi espositivi del livello superiore
con la mostra ‘Francesco Podesti’, su progetto di Umberto Riva: il recupero degli ambienti ha previsto la rimozione di una metà del soppalco in ferro e legno realizzato dalla Manifattura Tabacchi, in modo da poter di nuovo percepire almeno in parte la sorprendente altezza di quei locali e la struttura lignea della copertura. In queste sale sono state allestite le mostre descritte in seguito, e le vicissitudini di questi storici ambienti possono spiegare perché essi appaiano così pesantemente alterati, non finiti, ma sempre di grande suggestione: il loro riuso in senso espositivo è stato fin dall’inizio pensato come una operazione di riciclaggio di spazi e materiali, compresi gli stessi arredi dei vari allestimenti, in un orizzonte di provvisorietà che perdura ormai da dieci anni in attesa della conclusione dei lavori di restauro, oggi in fase avanzata per gran parte dello storico edificio.

‘La magia delle immagini nel lavoro di Luchino Visconti’,
Mole Vanvitelliana, 2002

La mostra ha voluto rendere omaggio a un grande regista teatrale e cinematografico che nel 1942 ha firmato il suo debutto nel cinema con la regia di Ossessione, film girato in una Ancona prebellica con un centro storico non ancora devastato dai bombardamenti alleati. La presenza durante
l’allestimento dello scenografo e costumista Piero Tosi, prezioso collaboratore di Visconti sia nelle opere teatrali che durante la lavorazione di importanti film quali Bellissima,
Il Gattopardo, La caduta degli dei, Morte a Venezia e Ludwig, ha portato a curare nel dettaglio la regia luminosa dell’allestimento, in maniera da concentrare l’attenzione sui costumi esposti in un ambiente praticamente oscurato. Quando presenti, i bozzetti delle scenografie o le foto di scena sono stati evidenziati con fasci luminosi perfettamente
ritagliati sulle dimensioni delle immagini. Il riuso di una serie di pedane e di alcune pannellature opportunamente
tinte di nero hanno offerto ai costumi in mostra il supporto di un allestimento “muto” organizzato nelle prime due sale espositive della Mole.

‘Orfeo Tamburi: Il mio teatro’, Mole Vanvitelliana, 2002
Intervento: allestimento mostra ‘Orfeo Tamburi: il mio teatro’
Luogo: Mole Vanvitelliana, Ancona
Progettista: arch. Fabio Pandolfi
Collaboratrice: arch. Francesca Paolinelli
Committente: Comune di Ancona, Assessorato alla Cultura
Anno di redazione: 2002
Anno di esecuzione: 2002
Costo: 25.000,00 euro
Imprese esecutrici: Delta, Publicar, IEB
Imprese fornitrici: IGuzzini, Galleria d’arte Gioacchini
Dati dimensionali: 600 mq di superficie espositiva

In concomitanza con la mostra di Luchino Visconti e in occasione
della riapertura dopo sessanta anni del Teatro delle Muse di Ancona, nella terza sala espositiva della Mole è stata allestita
l’esposizione sull’artista jesino Orfeo Tamburi ed il suo lavoro sulla storia del teatro italiano dalle origini al melodramma. I cinque grandi cartoni in mostra, ognuno composto da sette pannelli da assemblare, delle dimensioni totali di 4,50 per 5,50 m di altezza, furono ordinati all’artista dalla Commissione per l’Esposizione Universale di Roma: erano destinati a fornire il supporto preparatorio alla realizzazione dei mosaici per l’atrio del teatro all’ EUR, di cui l’architetto Moretti era il progettista. Purtroppo gli eventi bellici interruppero il progetto artistico ed i mosaici non vennero mai realizzati. Le notevoli dimensioni delle opere sono sembrate perfette per essere esposte nelle alte sale della Mole. Il progetto ha previsto la realizzazione di cinque telai reticolari in abete adatti ad assemblare il “collage” dei cartoni: i telai sono poi stati agganciati ad una serie di pannelli
in cartongesso realizzati per una precedente esposizione ed orientati in modo da offrire il massimo impatto visivo allo scorcio prospettico percepito dal visitatore. I numerosi bozzetti preparatori ai cartoni, di piccole dimensioni, sono stati esposti nello spazio raccolto sotto il soppalco, con l’eccezione di alcuni particolarmente interessanti, che hanno trovato sistemazione sul retro delle pareti in cartongesso di supporto ai telai lignei.

‘Cagli’, Mole Vanvitelliana, 2006

Intervento: allestimento mostra ‘Cagli’
Luogo: Mole Vanvitelliana, Ancona
Progettista: arch. Fabio Pandolfi
Collaboratrice: arch. Francesca Paolinelli
Committente: Provincia di Ancona, Assessorato alla Cultura
Anno di redazione: 2005 – 2006
Anno di esecuzione: 2006
Costo: 160.000,00 euro
Imprese esecutrici: G Arredamenti, Delta, Publicar, IEB
Imprese fornitrici: IGuzzini
Dati dimensionali: 2.570 mq di superficie espositiva

La grande antologica sul multiforme lavoro di Corrado Cagli è stato un doveroso omaggio della sua città natale alla curiosità propria dell’artista di sperimentare ogni forma espressiva, dalla ceramica alla pittura, alla scultura, all’interesse per l’arazzo, per la scenografia ed i costumi teatrali. La varietà e il gran numero delle opere esposte
in mostra hanno documentato la complessità di questa vicenda artistica, e il principale sforzo dell’allestimento è stato quello di reperire
le superfici espositive necessarie allo scopo. La prima sala a destra dell’ingresso è stata dedicata all’esposizione dei vasi e delle ceramiche del periodo giovanile: due vetrine cilindriche con piano retroilluminato poste a centro stanza ospitavano due vasi celebrativi, mentre a parete sono stati disposti in sequenza lineare una serie di piatti in ceramica dipinta protetti da una lunga vetrina espositiva. A seguire, la sala degli arazzi e delle sculture in lamine e fili di acciaio: gli arazzi, esposti nello spazio a doppia altezza, sono stati appesi a bracci metallici che li distanziavano dalla parete retrostante, in modo da donare ai pesanti tessuti una sorprendente leggerezza. A sinistra dell’ingresso l’esposizione si snodava in una lunga serie di piccoli ambienti ritmati dal passo architettonico delle grandi finestre: questi hanno accolto i dipinti della scuola romana, le esperienze astratte del dopoguerra e gli alternati ritorni alla figurazione. L’uso di colori diversi per i pannelli espositivi ha sottolineato la sequenza delle varie esperienze pittoriche. Negli angoli planimetrici dell’architettura pentagonale
sono stati posizionati i supporti per le due serie di cartoni con i segni zodiacali preparatori alla realizzazione dei mosaici della fontana di Terni, progettata dall’architetto Ridolfi. La prima serie di cartoni è del 1934, mentre la seconda è stata redatta nel 1961 per il riallestimento della fontana distrutta dagli eventi bellici. Il livello superiore del soppalco è stato suddiviso in una sequenza di sale dedicate
ai bozzetti per le scenografie ed ai figurini per i costumi teatrali, ad una ricca serie di opere grafiche dedicate ai temi mitologici e religiosi,
alle esperienze di guerra vissute in prima persona, fino ai temi più leggeri riguardanti il mondo del calcio molto amato dall’artista.

‘Traiano, un imperatore ai confini’, Mole Vanvitelliana, 1998-1999
Intervento: allestimento mostra
‘Traiano, un imperatore ai confini’
Luogo: Mole Vanvitelliana, Ancona
Progettista: arch. Fabio Pandolfi
Collaboratori: arch. Roberta Giambartolomei,
arch. Alessandra Panzini, arch. Francesca Paolinelli
Committente: Fondo Mole Vanvitelliana
Anno di redazione: 1998
Anno di esecuzione: 1998
Costo: 70.000,00 euro
Imprese esecutrici: Morini Mancinelli, Delta, IEB, Publicar
Imprese fornitrici: IGuzzini
Dati dimensionali: 1.940 mq di superficie espositiva

L’imperatore Traiano sostenne i lavori di ristrutturazione e ampliamento del bacino portuale della città di Ancona definendone
il ruolo di principale sbocco sull’Adriatico e porta per il vicino Oriente; la conclusione dei lavori fu celebrata nel 115 d.C. con l’erezione di uno dei più importanti monumenti
cittadini, l’Arco di Traiano, su progetto attribuito ad Apollodoro di Damasco. La mostra ha voluto documentare l’impronta lasciata dalla continua opera di ristrutturazione urbana e militare operata dall’imperatore sui territori di frontiera, ospitando documenti archeologici e storici di grande pregio provenienti dai principali centri della periferia
dell’impero romano dislocati in tutta Europa, quali Siviglia, Mainz, Bonn, Colonia, Bucarest. I reperti di piccole e medie dimensioni sono stati sistemati all’interno di vetrine
in ferro e vetro di varie dimensioni, organizzate in un sistema espositivo componibile che è stato riusato in molte altre occasioni promosse dal Comune. Le teche e le sezioni didattiche sono state sistemate nello spazio raccolto sotto il soppalco, ritmato da schermi in legno e tessuto agganciati
ai puntoni in ferro con piedi regolabili a contrasto, già prodotti per la mostra su Peruzzini. I bassorilievi lapidei e le opere scultoree, a volte di grande dimensione, sono stati esposti su supporti metallici progettati “ad hoc” e dislocati nell’ambiente a doppia altezza delle sale, dove potevano trovare il giusto rapporto con lo spazio espositivo.

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