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Allestire Raffaello

Strutture espositive ospiti discrete del Palazzo urbinate. Attento uso di luci, materiali, colori

Mostra ‘Raffaello e Urbino’ Urbino,
Galleria Nazionale delle Marche
4 aprile – 12 luglio 2009

a cura di: Lorenza Mochi Onori
Enti Promotori: Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino, Comune di Urbino, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro
Progettisti: allestimento e progetto illuminotecnico,
direzione lavori: Studio Salmoni architetti associati
arch. Vittorio Salmoni, arch. Carla Lucarelli, arch. Giovambattista Padalino
Committente: Gebart
Costo dell’intervento: 270.000,00 euro
Impresa esecutrice: AL.F.AD
Impiantistica: Progettazione e direzione lavori: Termostudi
Organizzazione: Gebart in collaborazione con Civita
Dati dimensionali: 600 mq

Foto: Stefano Ambrosini

La mostra organizzata nell’aprile-luglio 2009 nel Palazzo Ducale di Urbino ha voluto recuperare le connessioni tra il contesto urbinate ed il giovane Raffaello, ricostruendo e valorizzando l’ambito artistico-culturale della fine degli anni Settanta del Quattrocento.
Per la prima volta si è presentato al pubblico un affascinante confronto tra le opere del padre Giovanni Santi e di suo figlio, Raffaello, allestite dopo secoli, nei luoghi che suggerirono ai pittori l’ispirazione ad eseguirle.
L’allestimento delle sale ha proposto attraverso una chiara omogeneità narrativa un’avventura umana ed individuale, prima ancora che il prodotto finale di un genio della pittura, non perdendo mai di vista l’obiettivo di valorizzare l’altissima qualità tecnica e pittorica delle opere esposte.

Il progetto espositivo si è inserito nel palazzo ducale nel pieno rispetto delle sue caratteristiche architettoniche e decorative, non modificando l’impostazione delle sale, ma rispettando e confrontandosi con la dimensione dei luoghi e le sue antiche percorrenze, ed ha condotto ad una sintesi tra gli ideali architettonici del luogo e le istanze di un’esposizione temporanea, concepita in chiave moderna, flessibile e articolata, attenta all’uso dei materiali e del colore. Gli elementi che hanno caratterizzato l’allestimento sono stati concepiti come volumi distinti ed autosufficienti adagiati all’interno delle sale come ospiti temporanei della dimora ducale.
I nuovi volumi, distaccati dal pavimento, hanno amplificato ed “alleggerito” la superficie espositiva, intessendo relazioni visive ed emotive tra le diverse opere e, attraverso scorci creati ad effetto, con gli elementi decorativi del palazzo ducale.

Le opere d’arte sono state collocate all’interno di nicchie di diversa dimensione e profondità, ora schermate con vetri, ora lasciate alla visione ravvicinata ed intima dello spettatore.
Si è tentato di restituire, attraverso un’attenta analisi del colore, il cromatismo del primo Cinquecento, dei paesaggi raffaelleschi, enfatizzando, nel contempo, le relazioni con i raffinati decori del Palazzo.
Un grande virtuosismo ha caratterizzato il progetto illuminotecnico che, a partire da inderogabili condizioni di conservazione delle opere, ha privilegiato il delicato contrappunto tra una minimale illuminazione d’ambiente, morbida e tenue, volta ad esaltare il contenitore storico ed un’illuminazione più precisa, modulata e concentrata sulle singole opere.
I sistemi di illuminazione utilizzati sono stati vari, scelti per ciascuna opera nel modo più opportuno, per restituire il più fedelmente possibile il cromatismo originario, eliminare qualunque alterazione della temperatura di colore ed esaltare al massimo gli incarnati dei volti ducali, i dettagli dei veli delle madonne, la ricchezza di decori delle vesti e gli sfondi delle colline urbinati.
Tutte le sorgenti luminose sono state nascoste alla vista dello spettatore per consentire alle opere di dispiegare la loro forza poetica e formale. La luce è stata controllata in quantità di lux espressi e in qualità attraverso un controllo della temperatura di colore delle sorgenti, in accordo con le indicazioni dei musei prestatori.
La luce ambiente è stata mitigata con gelatine applicate direttamente sul vetro del corpo illuminante.
Limitatamente alle sale di mostra, nel Palazzo è stato attivato un sistema di climatizzazione e di controllo dell’umidità adeguato agli standard internazionali di conservazione delle opere d’arte. L’impiantistica ha utilizzato sistemi ad espansione diretta e volume di refrigerante variabile con recupero di calore. Una soluzione che ha consentito il massimo risparmio energetico e un’ottimizzazione tra le zone, in un equilibrio virtuoso tra raffreddamento e riscaldamento.

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