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Antica ospitalità restituita

Recupero dell’abbazia di S.Biagio in Caprile come ostello della gioventù

Luogo: Campodonico, Fabriano (AN)
Progettisti: progetto architettonico Paolo Schicchi, architetto con Marco Battistelli, architetto; progetto arredi Roberta Pierangeli, architetto; progetto e direzione lavori strutture Massimo Ronchini, ingegnere; impianti Studio Carsetti e Studio Sartarelli
Committente: comune di Fabriano
Anno di redazione del progetto: 1998
Anno di esecuzione dell’intervento: 1998/1999
Costo dell’intervento: 2.177.000.000
Imprese esecutrici: Montesi e Principi srl, Capogruppo; Impianti Piva & C. snc;
Tecnoimpianti srl; realizzazione arredi su disegno Camilletti Arredamenti
Foto: Andrea Sabatucci

 

Tra il Vl e il Xlll sec. sono sorti numerosi insediamenti monastici benedettini in tutto il territorio marchigiano. Tra questi, l’abbazia di S.Biagio in Caprile che fu fondata intorno al 1030 nei pressi di Campodonico di Fabriano, ai confini tra Marche e Umbria.
Costruita prevalentemente in pietra calcarea locale, è fortemente caratterizzata dal corpo di fabbrica che accoglie, al piano terra, la chiesa un tempo affrescata dall’ignoto Maestro trecentesco di Campodonico.
La chiesa è costituita da un’unica sala stretta e lunga con volta a botte che occupa il lato est dell’edificio e costituisce il nucleo originario dell’intero complesso a cui si sono aggiunte, nei secoli, strutture innestate o giustapposte, senza un disegno preciso, ma secondo un criterio di adeguamento funzionale.
Tale avvicendamento ha finito per trasformare il complesso originario in una sorta di grande fabbricato rurale.
La sua storia recente è legata a una serie di vicissitudini che hanno portato alla perdita di quasi tutta la struttura, scongiurata negli anni Ottanta da un primo intervento di consolidamento e, nel 1998, da un secondo è più consistente progetto attuato, in parte, a seguito della Legge per il Giubileo del 2000. Tale disposizione ne ha consentito la riapertura al pubblico, in soli diciotto mesi, come struttura turistica per l’accoglienza a basso costo: un ostello per la gioventù. Ciò ha ripristinato la funzionalità storica del monastero, luogo tradizionalmente destinato all’accoglienza dei pellegrini.
Il cambiamento della destinazione d’uso dell’edificio non ha comportato modifiche sostanziali degli ambienti originari, che sono rimasti essenzialmente gli stessi.
Tutta la rete degli impianti è esterna e ispezionabile, per soddisfare il criterio di ampia flessibilità adottato, sempre nel rispetto, della storia dell’abbazia.
Il principio guida del progetto è stato recuperare gli ambienti, pochi in realtà, scampati al crollo, e quelli di cui erano rimaste intatte per lo meno le murature perimetrali e alcune porzioni di solaio, evitando però ricostruzioni ex novo dei volumi andati perduti, i cui resti sono stati ‘congelati’ come testimonianza di un passato recente e di un patrimonio architettonico comunque da tutelare.
Proprio per questo, si è scelto di non ricostruire il cuore del complesso edilizio distrutto che, un tempo, costituiva l’elemento distributivo e di collegamento di tutti i percorsi verticali tra i vari piani e racchiudeva un piccolo chiostro interno.
L’accesso ai piani superiori è stato garantito da una scala esterna in acciaio che ricrea gli attraversamenti originari; è un elemento nuovo, con intenzionali caratteristiche di provvisorietà: una sorta di scala di cantiere, facilmente rimovibile in caso di ulteriori interventi sulla struttura edilizia. Con lo stesso criterio è stata realizzata la grande vetrata con struttura in acciaio, che separa gli ambienti recuperati da quelli completamente crollati.
In definitiva, il progetto non si è posto l’obiettivo di risolvere tutte le questioni di metodo, o di prassi progettuale, legate al restauro di un edificio storico così profondamente degradato.
La finalità perseguita è stata, semplicemente, riconsegnare alla collettività l’edificio dopo decenni di totale abbandono attraverso un intervento tutt’altro che definitivo, o pretenziosamente risolutivo che vuole rappresentare solamente un punto di partenza nella storia, ancora plurisecolare, dell’abbazia.