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Aperta al paesaggio

La nuova sede del Dipartimento di Biologia Molecolare dell’università di Camerino

Intervento: nuova sede Dipartimento di Biologia Molecolare Università di Camerino
Luogo: Madonna delle Carceri, Camerino (MC)
Progettisti: prof. arch. Pippo Ciorra,
prof. arch. Massimo Perriccioli
Collaboratori: arch. Stefania Ciuffoli, arch. Daniele Manzi, arch. Gabriele Mastrigli, arch. Armando Minopoli,
arch. Francesca Tata
Consulenti: Coordinamento per l’Università di Camerino:
ing. Gianluca Marucci, geom. Renzo Lazzarelli
Committente: Università degli Studi di Camerino
Anno di redazione: 1998 – 2002
Anno di esecuzione: 2002 – 2006
Costo: 7.000.000,00 euro
Impresa esecutrice: SACAIM spa, Venezia
Dati dimensionali: superficie 5.300 mq

L’area destinata alla nuova sede del Dipartimento di Biologia
Molecolare si trova nel comprensorio di Madonna delle Carceri, sul versante nord del declivio che scende ai piedi del centro storico di Camerino, lungo la direttrice che collega il centro universitario a Castelraimondo. La zona è già sede di numerose strutture dell’ateneo e si avvia a rappresentare il secondo “centro” dell’attività universitaria. Il lotto destinato al nuovo dipartimento è un rettangolo di terreno in pendenza che chiude il piccolo asse su cui si attestano la sede (provvisoria) del rettorato e il dipartimento
di Anatomia Comparata, anch’esso in via di ampliamento
e trasformazione. La sua costruzione – insieme all’ampliamento del dipartimento di Anatomia – è quindi l’occasione per dare un assetto compiuto a questo “quartiere”
della “città” universitaria, intervenendo sul complesso
del sistema dei parcheggi e dei percorsi, sull’equilibrio tra spazi specializzati e spazi pubblici, sull’organizzazione degli impianti e delle dotazioni tecnologiche speciali. Il nuovo edificio si articola in tre corpi disposti lungo la linea di massima pendenza e attraversati da un “anello” distributivo cui si accede da un atrio disposto in asse con una piccola “piazza” e con la strada che oggi distribuisce
alcuni altri edifici universitari e il dipartimento. Ogni corpo contiene un percorso centrale che serve una doppia sequenza lineare di studi e laboratori. Scendendo insieme alle curve di livello, l’edificio mantiene comunque un’altezza
massima di due piani. I tre corpi sono separati da patii aperti che danno luce agli studi e ai laboratori e consentono,
in caso di incendio, uscite facili e dirette verso l’esterno. All’incrocio tra i percorsi interni dei tre corpi e il grande anello che, su due piani, distribuisce l’edificio, si trovano tutti gli elementi “non modulari” del complesso: le scale, i locali di servizio, eccetera. Sui margini orientali e occidentali dell’edificio, esterni alla sequenza degli ambienti
di lavoro, si trovano gli spazi speciali, la biblioteca a ridosso dell’atrio – unico spazio didattico del complesso – e l’aula conferenze. L’aspetto del complesso è quello di tre elementi “grandi” e semplici, rivestiti di intonaco grigio scuro e tagliati da finestre a nastro lunghe e indifferenti, che scendono sottolineando l’andamento delle curve di livello, scattando di un piano quando le curve fanno un salto, piegandosi a seguirle nel loro sinuoso tracciato sul terreno. Le grandi coperture continue in zinco-titanio servono
da un lato a evidenziare questo rapporto con il suolo, rendendolo esplicito, dall’altro a costituire una specie di quinta facciata, ben visibile e riconoscibile a chi osserva l’edificio dall’alto, dalle terrazze del centro storico e dalle altre strutture universitarie disposte lungo il pendio. Il progetto affronta diversi temi. Il primo, piuttosto importante,
è quello dello “smontaggio“ del corpo dell’edificio nelle parti che lo compongono, utilizzato ai fini di una sua buona integrazione nel paesaggio, evidente nell’alternanza di pieni e vuoti e nel modo in cui gli spazi aperti “attraversano”
il corpo dei laboratori. Un’altra issue è quella della relazione tra la complessità naturale e quella geometrica,
resa esplicita nell’andamento e nell’espressività delle coperture, studiate in modo da rappresentare con forza sia l’andamento del suolo sia il dispositivo geometrico (la lastra rettangolare di metallo che “si piega”) che l’edificio – visibile dall’alto da più punti del centro storico – adotta per negoziare la sua posizione. Un altro input importante viene dal rapporto con il contesto immediato degli edifici universitari del comprensorio di Madonna delle Carceri. Aiutati anche dal successivo incarico per l’ampliamento dell’edificio di fronte, il dipartimento di Anatomia, si è cercato di utilizzare i due edifici per dare un senso di spazio “pubblico” a quella che è ora una delle aree più “centrali” dell’università. Il tema dominante nel progetto di Camerino è comunque quello della completa apertura della costruzione al paesaggio, a scapito dell’idea tettonica stessa di edificio. Il rapporto con il paesaggio si sviluppa in due modi. Il primo è la continua rottura dell’unità volumetrica
sopra descritta: gli spazi di movimento e i corpi funzionali si raccolgono intorno a 6 patii – 2 interni e 4 aperti verso l’esterno – che portano continuamente il paesaggio
“dentro” l’edificio. Il secondo “tipo di relazione” tra edificio e paesaggio è quello visuale, basato sul fatto che l’edificio è sempre completamente vetrato e aperto alla visione del territorio quando ci troviamo in spazi pubblici o di movimento, mentre è più raccolto e “chiuso” negli spazi del lavoro e dello studio.

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