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Arcevia: da ex convento francescano a centro culturale, di conservazione, espositivo

Nel recupero della qualità architettonica e spazialità originarie

Intervento: progetto di consolidamento, miglioramento sismico e restauro dell’ex-convento di San Francesco
Luogo: Arcevia (AN)
Progettisti: coordinamento generale, direzione artistica, progettazione architettonicadirezione lavori: arch. Silvio Argentati
Collaboratori: arch. Lando Pieragostini, arch. Livia Scarpellini
Progettazione strutturale: arch. Silvio Argentati, ing. Marcello Mancini
Progettazione impianti riscaldamento, condizionamento, idrosanitari e prevenzione incendi:
ing. Loris Solidoro
Progettazione impianti elettrici e affini: ing. Emanuele Faggi
Coordinamento progettazione d.l.vo 494/96: arch. Silvio Argentati, ing. Marco Volpi (collaboratore)
Committente: Comune di Arcevia
Anno di redazione del progetto: 1999
Anno di esecuzione: 2000-2002
Costo dell’intervento: 1.766.283,00 e
Imprese esecutrici: opere edili e impianti: ATI fra Di Pace srl, Napoli e Coimp Sud srl, Napoli, fornitura materiali per il consolidamento strutturale: MAC spa, Treviso, restauro beni storico-artistici:
A-RES Laboratorio di Restauro, di Orietta Olivetti e Carlo Cicconi Massi, Ostra Vetere (AN)
Dati dimensionali dell’intervento: organismo architettonico che si sviluppa su 4 livelli articolati
attorno ad un chiostro. Superficie utile lorda dei piani: ca 2150 mq
secondo piano seminterrato (locali tecnici): 140 mq
primo piano seminterrato (saletta conferenze-esposizioni temporanee): mq 380
piano terra (museo archeologico) mq 620; (androne) mq 110; (chiostro con portico) mq 380
primo piano (biblioteca-archivio storico-esposizioni permanenti) mq 900
Caratteristiche tecniche particolari: è stato realizzato un rinforzo delle volte a crociera in mattoni del chiostro con materiali a base di carbonio. Sono state applicate fasce in fibra di carbonio tipo Mbrace Fibre C1-30 all’intradosso delle volte e realizzata una solettina in malta di calce (tipo Albaria Struttura) armata con barre ugualmente in fibra di carbonio tipo Mbar FRP

Foto: Silvio Argentati, Livia Scarpellini

Il complesso monumentale risale alla fine del XIII secolo. È costituito dalla chiesa a pianta rettangolare ad una sola navata, con il campanile sul lato destro dell’abside, e da un ampio corpo di fabbrica articolato attorno al chiostro, sede un tempo degli ambienti del convento. Ubicato all’interno della città murata è costretto dal fitto tessuto edilizio, mentre si apre a sud-est con una serie di corpi di fabbrica, che innestati sulla roccia del monte, digradano verso valle. L’assetto architettonico attuale deriva principalmente da interventi effettuati nel XVI secolo quando fu realizzato l’androne voltato di accesso, ricostruito il chiostro, sopraelevato di un piano l’edificio ad uso dormitorio e, sotto il chiostro, fu realizzata una cisterna d’acqua scavata nella roccia, che alimenta tuttora l’acquedotto di Arcevia. Infine dopo l’Unità d’Italia il convento divenne sede della Regia Scuola Tecnica ‘Andrea Vici’. Fu realizzata allora una scala coperta, in asse con l’androne, di ingresso indipendente per il piano superiore, il quale veniva distribuito da tre gallerie ortogonali, voltate in camera canna e decorate da modanature neoclassiche. L’ex-convento si sviluppa su quattro livelli di cui due seminterrati. Prima dell’attuale intervento versava in avanzato stato di degrado strutturale e architettonico. Vi avevano sede il Museo Archeologico Statale, alcuni uffici e depositi comunali. I due seminterrati erano dismessi e ricolmi di macerie, accumulate da lavori edilizi precedenti. Nella funzionalità del convento dovevano essere depositi e stalle in adiacenza agli orti, poiché il piano di calpestìo era costituito dalla roccia del monte non spianata. Gli altri spazi dei piani terra e primo risultavano profondamente alterati da partizioni interne, superfetazioni e impianti che si erano stratificati nel tempo. In seguito al terremoto del ’97 l’ex-convento è stato oggetto di un generale intervento di consolidamento, restauro e recupero di spazi dismessi o mai utilizzati, nonché di adeguamento impiantistico, interamente finanziato dalla Comunità Europea, per la realizzazione di un centro culturale che comprendesse il museo archeologico ampliato, la biblioteca e archivio storico comunali, spazi per esposizioni e convegni. Il recupero ha riguardato: il consolidamento statico di strutture murarie verticali e volte, solai lignei, tramezzature in foglio e volte in camorcanna; l’ampliamento del museo archeologico al piano terra con il recupero di nuovi spazi; il “riscatto” dei piani seminterrati, di cui uno adibito a locali tecnici e l’altro, costituito da locali voltati in pietra, per esposizioni e convegni; il restauro dell’interno e il recupero dello spazio architettonico delle gallerie neoclassiche e delle stanze al primo piano attraverso l’eliminazione delle varie partizioni interne, che stratificatesi nel tempo avevano alterato profondamente la configurazione spaziale; il restauro generale dei prospetti esterni e del chiostro, con la conservazione dell’antica cisterna per l’uso di accumulo d’acqua potabile e la razionalizzazione del suo ingresso con una moderna vera da pozzo in acciaio; la razionalizzazione dell’accessibilità all’intero complesso attraverso un nuovo gruppo scala-ascensore, e opere per il superamento delle barriere architettoniche; il restauro dei beni storico-artistici costituiti da tempere murali nelle lunette del chiostro, dipinti su tela e su tavola in due locali del primo piano, da un olio su tela, ritratto dell’architetto arceviese A. Vici e dai dipinti su tavola della cornice della porta della sala Vici al primo piano. Nel progetto di restauro si è posta attenzione a ripristinare la sicurezza della struttura e la piena funzionalità degli ambienti, nel recupero e rispetto della spazialità originaria.

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