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Arte in padella

Una sfida tra artisti e chef per le nuove pentole TVS

Foto: Antonio Idini

Da secoli l’arte e il cibo sono legati a doppio filo. Pensiamo al diario dove il pittore manierista Jacopo Pontormo annotava scrupolosamente ogni alimento che mangiava, alla sontuosità delle cene dipinte da Paolo Veronese, alle nature morte olandesi del Seicento, splendenti metafore della vanità delle cose terrene, o alla famosa canestra di frutta di Caravaggio, dove le foglie accartocciate o le mele bacate alludono ad una realtà non più idealizzata dalla pittura, che Annibale Carracci descrive nel gesto del contadino che assapora con espressione soddisfatta un’umile zuppa nel celebre Mangiafagioli, riprodotto sulla copertina di un celebre libro di ricette. È un fil rouge che attraversa il Ventesimo Secolo e unisce le dinamiche cene futuriste promosse da Marinetti e compagni al solitario cestino di uova dipinto da Felice Casorati in un interno immobile e metafisico, le tavole ingombre dei resti di un pasto trasformate in opera d’arte da Daniel Spoerri con le pentole di cozze che Marcel Broodthaers considera simbolo della sua nazione belga così come l’Ice cream cone, il gelato di Claes Oldenburg e il White Bread, il pane imburrato dipinto da James Rosenquist esprimono la volontà della Pop art di dare vita ad un linguaggio artistico in grado di conquistare il mondo sotto il segno dell’american lifestyle. Fino ad arrivare a VB 52, la performance con le modelle sedute intorno ad un lungo tavolo trasparente che mangiano cibi dello stesso colore, organizzata da Vanessa Beecroft nel 2003 al castello di Rivoli. Liberi di affacciarsi al mondo e coglierne gli aspetti più contraddittori e paradossali come fece Marcel Duchamp nel 1917 con la sua Fontana, un orinatoio capovolto firmato dall’artista e trasformato così in un oggetto che ha trasformato per sempre il concetto di opera d’arte, gli artisti contemporanei non perdono occasione per farci riflettere sulla realtà che ci circonda, così come i grandi chef ci suggeriscono modalità diverse per relazionarci con i cibi, necessari per assolvere uno dei nostri bisogni primari per garantirci la sopravvivenza. In questa occasione, suggerita dalla TVS, abbiamo chiesto a quattro artisti e altrettanti chef di misurarsi con un oggetto che avrebbe fatto sorridere anche Marcel Duchamp per riflettere sul rapporto tra arte e cibo: una padella. Una sfida non facile, che ha stimolato la creatività di tutti e otto. Ma in maniera diversa, anzi direi opposta. Gli artisti hanno considerato la padella come una superficie per ospitare immagini e concetti, mentre gli chef la vedono come un oggetto, senza poter prescindere dalla sua funzione originale. Michelangelo Pistoletto ha trasformato la padella in uno specchio per cogliere la verità, Domenico Bianchi ha riprodotto sul fondo gli stessi arabeschi argentati presenti nelle sue tele astratte dipinte ad encausto, Mimmo Paladino l’ha dipinta di nero e vi ha posato sopra un uccellino, mentre per Ettore Spalletti è diventata un paesaggio collinare, illuminato dai bagliori aranciati del tramonto. Verità, Luce, Poesia e Natura. Gli chef invece si muovono sul filo dell’ironia, con il gioco gastronomico per cuochi in erba di Moreno Cedroni, l’azzeccatissima citazione magrittiana di Mauro Uliassi, la padella a 33 giri di Massimo Bottura e gli spaghetti per salsa e metallo di Fulvio Pierangelini. Gioco, Citazione, Musica e Cibo. Chi ha vinto la sfida? Artisti o chef? In fondo non importa. Noi ci siamo divertiti, e abbiamo offerto a voi un motivo in più per riflettere quando vi mettete a tavola o andate a visitare un museo.

Ludovico Pratesi

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