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Cambio di destinazione

L’Ex Pescheria di Pesaro restaurata per ospitare un’attività culturale permanente

Intervento: Progetto di restauro e chiusura
del loggiato dell’Ex Pescheria
Luogo: Pesaro (PU)
Anno di inizio della progettazione: 2002
Durata dei Lavori: luglio – settembre 2004
Progettisti: Matteo Bartolucci, Mariangela Giommi, Pierluigi Floris

Testo: Sibilla Caprini

Partendo dalla precisa richiesta del Centro Arti Visive, l’Ex Pescheria di Pesaro riscrive la propria storia, orientandola su un progetto di restauro mirato a rendere utilizzabile lo spazio per fini espositivi durante tutto l’arco dell’anno. Stimolata dalla positiva accoglienza riservata alle diverse mostre ospitate nella struttura, da Eliseo Mattiacci a Gianluigi Toccafondo, da Antonio Marchetti a Francesco Gennari, da Stefano Arienti all’ultimo Enzo Cucchi e la sua W lo SPAC, la committenza ha avviato un’opera di recupero molto calibrata. Il battesimo del fuoco per la nuova veste dell’Ex Pescheria è stata la recente mostra del designer Denis Santachiara. La tipologia dell’operazione di recupero effettuata rientra in un orientamento ormai comune alle città, tese a riabilitare edifici storici ma disusati, rileggendoli in una chiave più contemporanea sia negli utilizzi che nelle scelte estetiche. Esemplificativo in questo senso il caso della Biblioteca S. Giovanni, in cui si è visto trasformare una vecchia appendice monastica in una delle strutture più interessanti della città di Pesaro. Costruita nel 1822, la Pescheria ha mantenuto la sua funzione originaria fino al 2001, con un unico intervallo a partire dal 1940, quando i suoi spazi sopperirono all’esigenza di una palestra per le scuole superiori della città. L’idea del complesso, giunto ai nostri giorni in discreto stato di conservazione, è dunque sedimentata nell’immaginario dei Pesaresi quale luogo caratteristico di una parte circoscritta del centro storico. Nel pieno rispetto della sua stuttura, l’architettura dell’edificio, basata su un loggiato monumentale con una lunga teoria di colonne e addossata all’Ex Chiesa del Suffragio, viene reinterpretata mantenendo un’impostazione rigorosa grazie alla facciata strutturale interna in vetro e acciaio. Questo nuovo organismo architettonico e il loggiato in mattoni vivono completamente separati e si sfiorano solamente nella parte sommitale delle vetrate. Tuttavia il ritmo della nuova struttura in colonne di acciaio inox ripete fedelmente quello dell’antico corpo di fabbrica. Anche nella scelta dei materiali il criterio è stato quello di non modificare la percezione visiva dall’esterno. In linea con questa filosofia progettuale basata su un rispettoso recupero è stata prevista la ricostruzione del sistema dei tendaggi, non solo per un restauro fisiologico, ma anche per incrementare l’efficienza energetica del volume, oscurando, nel periodo estivo, le ampie vetrate, così da diminuire la necessità di una climatizzazione interna.

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