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Cartoline del salone: Om FoodLoose

Om FoodLoose. Un chiosco all’interno mostra Street Dining Design presso la Triennale di Milano

Intervento: Installazione Chiosco
Luogo: Triennale di Milano
Costruttore: Xilografia nuova, Milano
Anno di esecuzione: 2004
Foto: Matteo Cirenei

«Interni» ha presentato presso la Triennale, Street Dining Design, una mostra di progetti legati al consumo del cibo attraverso le varie espressioni tipologiche contemporanee di architetture grazie al coinvolgimento di nuove forze progettuali. La mostra ha proposto 10 Chioschi, progettati da architetti/designers e caratterizzati da un forte spessore progettuale in grado di creare un percorso architettonico mirato alla realizzazione di spazi per il popolo della strada, un percorso gastronomico con diverse tipologie di cibo da consumare standing nelle diverse ore della giornata. Dieci progettisti di fama sono stati invitati a interpretare questo tema: Karim Azzabi, Diego Grandi, Marco Piva,  Future Systems, Aldo Cibic & Partners, Patricia Urquiola & Martino Berghinz, Riccardo Diotallevi, Simone Micheli, Claudio Monti & Francesco Muti, Studio Sigla.
Essi appartengono all’ultima generazione e i loro Chioschi sono stati costruiti con il contributo tecnico di aziende sponsor per la costruzione e la distribuzione del cibo. Questa rassegna di piccole architetture urbane, sollecita riflessioni sul tema della qualità della vita possibile negli spazi della città, della risposta che architettura e design possono dare.
La possibilità di concepire, inventare e promuovere un uso creativo degli spazi urbani progettando strutture che costruiscano opportunità di incontro e relazione. Da sempre infatti le vie, le piazze e le strade sono luoghi di relazione sociale ed economica e come tali vengono occupati da attività nomadi temporanee ed effimere. La tradizione del chiosco, dell’edicola, della bancarella, viene ripresa e arricchita di nuove possibilità formali, commerciali e di comunicazione. Progetti di spazi funzionali, di sosta, di informazione, di riposo o anche semplicemente di passaggio.
Qui di seguito proponiamo il Chiosco di Riccardo Diotallevi, realizzato con Elica per documentare il contributo che il nostro territorio marchigiano anche in questa importante occasione ha saputo dare.

Il cesto è stato per anni il modo migliore per trasportare e conservare i cibi durante i viaggi.
Nel cesto da sempre si mettono frutta, funghi, uova, nel cesto si mette il pane per mantenerlo fragrante. L’intreccio del vimini protegge i cibi mantenendoli areati. Il cesto è anche il simbolo del pic-nic, della gita fuori porta: l’allegra convivialità di un gruppo di amici da sempre viaggia nel cesto.
Da qui l’idea di Elica di costruire un chiosco-cesto per preparare le specialità cucinate dal Master Italian Cooking dell’Istituto Superiore di Gastronomia di Jesi. Il chiosco Elica è un cesto tecnologico con il coperchio già alzato, pronto ad offrire ai visitatori quanto di buono conserva, per poterle servire in un clima che rievochi simbolicamente la festa. Il chiosco ha una sagoma planimetrica composta da due cerchi sovrapposti e sviluppa una superficie di 35 mq. 33 tubi in alluminio, montati nel perimetro, sostengono il bancone perimetrale in Corian® Grigio Malpensa e fanno da punto di flesso per l’intreccio a fasce di Cor.Ten. ad effetto ruggine. Solo 8 di questi tubi vanno in sommità per portare un doppio soffitto, costituito da telaio in legno e campito in tessuto di tulle nei colori nero e bianco. Un vano tunnel, nell’asse longitudinale, è adibito a dispensa e termina con la mescita delle bevande. Ai lati opposti del vano sono attrezzati due spazi asimmetrici per la cottura: uno da due e l’altro da tre postazioni di lavoro. Alle spalle delle postazioni c’è un mobilio in multistrati per le pentole con  top in Corian® Mandarin per la preparazione dei cibi. Le attrezzature sono prodotti Elica: Units design David Lewis  dotate di elettrodomestici Scholtes. Sempre di Elica è la nuova cappa Om. L’illuminazione è ottenuta con lampade di Luceplan e la superficie calpestabile è coperta con tappeto Nomad 3M.
Il chiosco, come un canestro tecnologico, emerge da un pensiero antico: la tradizione delle Marche, una regione che prima di essere primatista mondiale di molte produzioni industriali, era dedita alle coltivazioni di ortaggi e cereali… forse non dobbiamo dimenticarlo.

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