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A casa dei fiori

di Cristiana Colli

“Quando era bambino a Castellaro di Montignano c’era la Festa della Trebbiatura, c’erano più galline che persone, al Circolo Anspi si beveva cedrata mentre si giocava a bocce, la domenica era domenica con le tagliatelle ‘di mamma’ e poi su e giù a perdifiato tra i greppi di erbe e fiori di campo, scivoli dove giocare e rubare le ciliegie”. Quel romanzo di formazione, quella sensibilità dello spazio per cui ogni colle è un Colle dell’Infinito si è fatta nitida quando si è allontanato, quando la memoria cognitiva si è manifestata e l’apprendimento poetico prima che tecnico si è strutturato, affinato, sviluppato. Così la trebbiatura ha dialogato con i segni graffiati di Mario Giacomelli, le composizioni floreali con le forme concettuali del design e dell’architettura, la dolcezza della domenica con gli abbinamenti multisensoriali tra ciò che si tocca e ciò che si annusa, tra ciò che si assapora e ciò che si guarda.

Per Ercole Moroni non esistono erbacce – “erbaccia” è solo quella che si trova nel contesto sbagliato, o nel tempo sbagliato di una malintesa destagionalizzazione – e non esistono gerarchie rispetto alla bellezza e alla nobiltà del fiore – la sulla, Hedysarum coronarium L. – non è meno seducente di una rosa, di un girasole o di un fiore selvatico. Esistono invece dialoghi e composizioni tra vegetali e forme che esistono in natura con impaginazioni contemporanee che chiedono cultura, sensibilità, tecnica. Dentro le iconografie che incorporano tutta la storia dell’arte – dai classici al contemporaneo – gli immaginari, lo stile di vita, il senso e i significati degli oggetti per il rito e per il mito – come ha mostrato con rara efficacia l’artista Taryn Simon nella splendida “Paperwork and the Will of Capital” presentato alla Biennale di Venezia nel 2015. Ercole Moroni ha imparato a decrittare questo spirito del tempo a Londra – città di estetiche e avanguardie cosmopolite – ma anche nei viaggi e nelle frequentazioni in giro per il mondo, chiamato da ogni tipo diupper class – di censo, status culturale, business – che ha desiderato arricchire ambienti e cerimonie col valore aggiunto dei fiori. Dalle residenze delle famiglie reali alle cerimonie degli Oscar al Festival di Cannes e Tribeca, dagli eventi super cool della Serpentine Gallery nei Kensington Gardens ai matrimoni della provincia italiana, fino al concept di design floreale dell’hotellerie internazionale sotto tutti i fusorari. Là dove si cerca l’innovazione nel linguaggio dei fiori o anche solo la loro essenza, Ercole Moroni è una cifra autoriale di strabiliante competenza. Dopo lunghi studi a Londra – dalla botanica all’arte al design della composizione e un negozio di fiori molto frequentato, oggi si dedica alla ricerca e alla sperimentazione con differenti interlocuzioni, e ha scelto di dividersi tra la capitale inglese – Princess Park Manor, un’isola verde dentro la città – e le Marche, a Casa Ercole divenuta sede di corsi e di una speciale cultura dell’ospitalità. In questa circolare coerenza i fiori sono il dispositivo del desiderio, della grazia, sono il linguaggio della relazione con le persone, il senso del proprio stare nelle cose del mondo, oggetti che segnano e trasformano lo spazio, riferimenti simbolici alla caducità e alla fragilità ma anche alla forza orgogliosa, a suo dire “il ricordo di quanto è bella la vita” Ercole Moroni insegna a realizzare composizioni, bouquet, allestimenti floreali con libertà, rispetto e gentilezza per quelle creature verdi e colorate, accarezzate e sfiorate infinitamente.

È la stessa grazia che ha con i mattoni e i muri della casa, con le lenzuola bianchissime delle camere per gli ospiti, con gli oggetti pensati e scelti proprio per quei luoghi. Tutto a Casa Ercole riporta alla cura e alla contemplazione, dal rapporto con i materiali alle nuvole di lucciole, dal vento che disegna con le tende gli spazi comuni all’aia che si affaccia sul paesaggio iconico della cultura mezzadrile. Su tutto veglia con solidità tranquilla una “mamma magica”, è lei che prepara le tagliatelle della domenica per i viaggiatori come li prepara per “quelli di casa”, per loro un’ospitalità che si fa accoglienza, esperienza, dono.