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Casa per Sandra e Guido Panduri

Castel d’Emilio, Ancona

Intervento: ristrutturazione di casa unifamiliare
Luogo: Castel D’Emilio (AN)
Progettista: arch. Danilo Guerri
Collaboratori: arch. Giulia Mosci, arch. Matteo Sarti
Committente: dottor Guido Panduri, Sandra Pereira
Anno di redazione: 2002-2003
Anno di realizzazione: 2003-2004
Imprese esecutrici: opere edili: Poccioni Gualtiero, Cingoli (MC); opere in ferro: Trillini Ivano, Falconara Marittima (AN), arredamenti e infissi: Gorizza srl, Roma; infissi in legno: Picchietti Giuseppe snc di Picchietti Paolo & C., Appignano (MC)
Dati dimensionali: superficie totale lorda 247,8 mq

Foto: Alberto Guerri

Premessa
Inaugurato nel marzo del 2002 il teatro delle Muse, ad Ancona, e da poco conclusa la Biblioteca di Pesaro (2001). Il vuoto lasciato dai due lavori maggiori della mia attività professionale, svolta nel quarto di secolo trascorso nelle Marche, dopo il trasferimento da Roma; questo vuoto, dicevo, cominciai a riempirlo con piccoli edifici unifamiliari in sostituzione (o in trasformazione) di edifici esistenti.

Ho sempre considerato la casa unifamiliare come esercitazione per la messa a punto di tipi di aggregati plurifamiliari (idea questa assorbita lavorando da studente da Alberto Gatti e Diambra Gatti De Sanctis, bravi architetti romani) e mi sono dedicato con passione all’invenzione di spazi suggestivi e, soprattutto, allo studio di opere di architetti che dell’invenzione spaziale sono stati maestri: Adolf Loos fra i primi; Le Corbusier (il va sans dire), gli inglesi, da Lutyens a Soane, a Lubetkin, che era russo e che fu all’inizio appassionato propagandista degli artisti e architetti del costruttivismo e poi, prima a Parigi e poi a Londra, con Ove Arup, Denis Lasdun ed altri nel gruppo TECTON misero le basi della corrente dell’high-tech, fertile di talenti.

Dal côtè francese a contribuire a nutrire la corrente high-tech Jean Prouvè, che laureò il nostro Renzo Piano, assieme a Rogers, facendo vincere a due sbarbatelli il concorso per il centro Pompidou, e più tardi l’IRCAM, inaugurando due carriere eccellenti, che continuano a produrre capolavori in tutto il mondo. Sto divagando: permettetemi però almeno di citare Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl, amati maestri, assieme e Gino Valle grande architetto e designer, ai B.B.P.R., a Franco Albini, a Caccia Dominioni, a Ignazio Gardella; e a Carlo Mollino, Gabetti-Isola, a Culotta-Leone, che da Torino a Palermo hanno fatto grande l’architettura moderna insieme a Carlo Scarpa, veneziano, e Giovanni Michelucci, fiorentino.
Le case: Panduri, a Castel d’Emilio, Rocchetti a Senigallia, Capannelli-Casoni a Falconara ed altre due case, di Salina e di Marcello in provincia di Macerata, fanno parte di questa esperienza, tutte progettate e costruite negli ultimi dieci anni.

La casa trae origine dalla trasformazione di un casale, parte di un nucleo più ampio di fabbricati a corredo di una casa principale immersa in un boschetto sulla strada che da Castelferretti, superato il Cassero (Alcazar), porta a Torrette di Ancona, lambendo l’ospedale regionale.
Guido Panduri, perugino d’origine, è medico anestesista del presidio ospedaliero cardiologico ‘Lancisi’ un tempo con sede propria, oggi inserito nell’ospedale regionale.
La localizzazione è perfetta per il lavoro di Guido, che può raggiungere l’Ospedale in dieci minuti d’automobile. Il Comune di riferimento, Castel d’Emilio, è comodo per la scuola e i servizi di prima necessità.
Veniamo alla casa: credo di sbagliarmi di poco, datandola ai primi anni del novecento. Fanno la spia i solai ai piani terra e primo a travi di ferro e voltine di mattoni caratteristici di quel periodo.
Le trasformazioni riguardano prevalentemente il piano terreno, un tempo stalla e magazzino.
L’ingresso è posto al centro della facciata a nord, opportunamente ridimensionata. L’apertura a ds dell’ingresso, opportunamente arretrata per ricavare una luce (Velux) zenitale al sottostante ambiente seminterrato.

La scala esistente è stata rimossa e sostituita da una ridolfiana scala elicoidale, a pianta ellittica, appoggiata alla parete sud ovest, lievemente eccentrica e ruotata in modo da favorire, al piano primo, l’accesso alla finestra al centro della parete stessa.
Al piano terra la scala è in fronte all’ingresso e annessa, assieme all’atrio, allo spazio del soggiorno. A destra si allineano, da nord est a sud ovest, la cucina, un antibagno e bagno, una camera da letto. Il bagno ha il soffitto ribassato ed è sfalsato di due gradini rispetto al soggiorno; esattamente sovrapposto al piano primo, il bagno tra lo studio e la camera dei genitori, pur’esso ribassato, con l’antibagno a quota intermedia tra il pavimento delle camere e il bagno stesso (4 scalini).
Questo dispositivo consente di ricavare tra la camera dei genitori e lo studio un soppalco sopra il bagno, affacciato sullo studio e sul transetto-soggiorno superiore in cui sbarca e si conclude la scala ellittica.
Il tetto è fatto da una semplice copertura a due falde, con terzere che vanno da una parete a timpano all’altra, avendo per rompitratta due capriate con monaco e saette e catena lignea disposte in modo simmetrico in conformità alla ripartizione del piano primo. L’orditura del tetto, alla lombarda, non è spingente. Le camere dei bambini e il bagno sono a tutt’altezza.
Le croci di Sant’Andrea a vista in facciata sono rimaste per non lasciare lacune, ma sono inoperanti. Il tetto è stato smontato e rimontato, ventilato e ben coibentato.

Danilo Guerri