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Centro Universitario Sportivo

Università Politecnica delle Marche

Intervento: Costruzione di una struttura destinata a servizi nel Centro Universitario Sportivo – Università Politecnica delle Marche
Luogo: CUS Ancona, Via Grotte di Posatora
Progettisti: Centro Sviluppo e Gestione Edilizia Univpm Architettura, Fausto Pugnaloni
Strutture, Rodolfo Antonucci
Impianti, Paolo Principi
Responsabile del procedimento, Giuliano Falappa
Collaboratori: Giorgio Domenici, Leyla Arone, Roberto Papa, Vincenzo Scotti, Valter Bianchi
Committente: Università Politecnica delle Marche
Anno di redazione: 2000/2001
Anno di esecuzione: 2002/2003
Costo dell’intervento: Euro 600.000
Impresa costruttrice: General Costruzioni – Isernia
Dati dimensionali: mc.1200 di nuova costruzione e mc.1500 di ristrutturazione
Caratteristiche tecniche: Costruzione di un edificio in legno (fuori terra), acciaio e calcestruzzo armato (entroterra), con possibilità di registrazione degli spostamenti della piastra d’appoggio
Foto: Gianni Plescia, Luigi Sagone

L’intervento illustrato in queste pagine si riferisce a un progetto di riqualificazione del centro CUS dell’ateneo anconetano approvato e in corso di realizzazione con un programma pluriennale di attuazione, che ha già visto la realizzazione di impianti sportivi all’aperto in un’area in passato destinata all’insediamento di attrezzature universitarie. L’area è all’interno del perimetro delle aree già oggetto di riqualificazione a seguito dell’evento franoso del 1982, e ora oggetto di destinazioni a verde urbano con le nuove realizzazioni del parco, del nuovo assetto viario a opera della pubblica amministrazione.
L’attenzione all’area universitaria ha il duplice scopo di ridare al complesso sportivo, già in parte esistente, una nuova generale immagine e nuovi contenuti per rendere ancora più appetibile agli studenti uno spazio a loro destinato, e di riqualificare un’area fino a poco tempo fa depressa.

L’architettura
Nella ristrutturazione e adeguamento della palazzina servizi con la realizzazione di spazi accessori destinati a spogliatoi e depositi, per la fruizione dei campi gioco, si sono individuati tre aspetti fondamentali: la sperimentazione di un modello architettonico specialistico, ovvero dotato di peculiarità riferibili al contesto, modello utile anche a produrre interessi didattici sul tema della costruzione in materiali misti come nella fattispecie, l’approccio ecologico al tema progettuale dato dalla scelta di materiali ecocompatibili, in particolare l’uso del legno di iroko, l’applicazione di tecniche bioclimatiche che definissero nitidamente la fisionomia del progetto stesso.
L’impianto progettuale risulta così definito da alcune diverse applicazioni/approfondimenti di tematiche disciplinari differenti che caratterizzano la costruzione.
Un vascone in cls di fatto fondazione del nuovo edificio, ripetuto due volte, completamente interrato e destinato a deposito di attrezzature, contiene al suo interno un sistema di pilotis strutturali, 21, atti a sostenere la piattaforma anch’essa in acciaio, di appoggio della costruzione fuori terra. Individuata da otto portali strutturali in lamellare che funzionano da struttura portante, l’architettura è costituita da quattro scatole parzialmente appese ai telai, che costruiscono un’immagine simmetrica di due per ogni lato, ma con i due box centrali del tutto uguali tra loro e i due posti all’estremità ruotati sulle tre direzioni, per formare una intersezione di coppie di scatole con differenti modalità formali e costruttive.

La struttura
La progettazione strutturale doveva tener conto che la zona ha subito nel recente passato un vasto movimento franoso tuttora non completamente esaurito e l’eventualità di movimenti del terreno, anche modesti, non poteva, quindi, essere esclusa. Per risolvere il problema si è deciso di procedere a una soluzione che permettesse di “assecondare” i movimenti del terreno. Sono state progettate due “vasche” di c.a., molto rigide e robuste che, oltre a costituire la struttura fondale, fossero in grado di assorbire le sollecitazioni causate da spostamenti di rototraslazione. Le due vasche, separate da un giunto, sono disposte lungo l’asse longitudinale est-ovest e sono profonde circa 2,40 m. I vani che ne sono risultati, parzialmente interrati, ospitano, oltre agli impianti tecnici, anche un sistema di “pendoli”, costituiti da due pezzi di tubo di acciaio collegati fra loro da un manicotto filettato e incernierati alle estremità. I pendoli hanno la funzione di portare un impalcato (coperto da un doppio tavolato di legno Iroko) a struttura metallica su cui poggiano, a loro volta, gli edifici che ospitano gli spogliatoi e, inoltre, di permetterne una regolazione in altezza, tramite i manicotti filettati e l’aiuto di martinetti idraulici, in modo da riportarlo in orizzontale nel caso di inclinazione delle vasche. La struttura degli spogliatoi è costituita da pilastrini di legno aventi lo spessore dei pannelli sandwich, composti da due strati di legno con interposto un materiale termoisolante (styrofoam), su cui poggiano le travi portanti il tetto. In effetti, pannelli, pilatrini e travi costituiscono un insieme portante. Il sistema strutturale è completato da otto portali che abbracciano i quattro volumi lungo l’asse longitudinale est-ovest. Questi elementi di legno Iroko, si susseguono a numeri di due in due per ogni volume e hanno la funzione di collaborare al sostegno del solaio di copertura tramite dei tiranti di acciaio inox che collegano le travi dei telai con l’interno dei volumi; tale collegamento è reso possibile dalla presenza di profili a L e piastre di acciaio.

Il progetto bioclimatico
La scelta architettonica di usare legno per la costruzione dell’edificio ha coinciso con l’intento di realizzare un edificio ecosostenibile, capace di contenere il consumo energetico e di contribuire all’instaurazione delle condizioni di benessere. I bassi valori di conduttività termica, caratteristici del legno, abbinati al comportamento termico dell’isolante termico, hanno determinato pareti perimetrali dell’edificio con caratteristiche di elevata resistenza termica e quindi alti valori delle temperature termiche superficiali, anche alle più basse temperature dell’aria esterna. Con questi presupposti, abbinati al positivo comportamento del materiale vegetale alla diffusione del vapore, si è voluto contrastare anche fenomeni di condensa del vapore sia sulla superficie che nella massa delle pareti, legati anche alla grande quantità prodotta nell’uso dell’acqua calda sanitaria. Gli apporti energetici derivanti dagli interventi bioclimatici hanno quindi lo scopo primario di fornire la massima quantità di energia da fonti di energia rinnovabile, mentre gli impianti tecnologici tradizionali, la integrano con il loro apporto energetico e determinano i valori fissati di temperatura che influenzano i valori di comfort ambientale. Tuttavia, non essendo previsti sistemi tecnologici per l’instaurazione e il mantenimento di condizioni di comfort durante le stagioni estiva, autunnale e primaverile, i sistemi bioclimatici contribuiscono al benessere ambientale attraverso processi termofluidodinamici come ad esempio la ventilazione naturale. Gli interventi sono stati indirizzati a diminuire i carichi termici estivi e ad acquisire energia dall’esterno per il riscaldamento invernale. Per questo l’edificio è stato realizzato con subsistemi edilizi quali i brise soleil che hanno anche la funzione di stabilizzare il sistema di portali, evitando spostamenti lungo l’asse est-sud. Le lamelle sono fissate sui saettoni con una inclinazione sulla verticale che impedisce alla radiazione solare di incidere sulla copertura ed essere assorbita durante il periodo estivo, evitando il surriscaldamento all’interno, mentre durante la stagione invernale la possibile radiazione diretta passa tra le lamelle e incide sulla copertura riscaldandola: i muri di Trombe che per le loro caratteristiche energetiche contribuiscono al riscaldamento invernale e al raffrescamento naturale estivo. Per questo sulla facciata sud è stata realizzata una stratificazione costituita, a partire dalla parete in legno, da uno strato di isolante, una lamiera d’acciaio verniciata di nero, una intercapedine d’aria ed una superficie trasparente composta da vetro temperato antisfondamento. L’aria contenuta nell’intercapedine si scalda e per convezione si introduce nell’ambiente attraverso la feritoia superiore, mentre contemporaneamente l’aria interna viene ripresa dalla feritoia inferiore: in questo modo si crea una circolazione che trasporta calore all’interno dell’edificio. Durante il periodo estivo, chiudendo le feritoie superiori e aprendone una realizzata sulla parte alta del vetro, l’aria calda evacua all’esterno, richiamando quella ambiente. In questo modo dalla bocchetta circolare entra aria fresca da nord che lava l’ambiente o ne diminuisce la temperatura: gli impianti utilizzanti collettori solari piani per la produzione dell’acqua calda sanitaria. I due impianti sono costituiti da altrettanti schiere di collettori collegati in parallelo e inclinati per l’ottimizzazione durante l’intero arco dell’anno. Il fluido termovettore prodotto da ciascuna schiera fluisce in uno scambiatore di calore all’interno di un serbatoio di accumulo che è integrato con energia termica proveniente da una caldaia a gas. Gli edifici sono riscaldati e ventilati da un sistema misto aria – acqua composto da un ventilconvettore a soffitto, posizionato all’ingresso, e da un estrattore in copertura fissato sopra la zona docce e da pannelli radianti a piastra estesi in verticale che contribuiscono, nella zona spogliatoio a mantenere elevata la temperatura operativa degli ambienti.

 

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