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Conservazione e funzionalità

Il restauro dell’ex convento di San Domenico

Intervento: restauro conservativo dell’ex convento di San Domenico
Luogo: Camerino (MC)
Progettisti: Maria Pia Guerrini, ingegnere e Vittorio Salmoni, architetto,
con Pierluigi Panzini, Alberto Fattori, Roberto Capozzi, ingegneri e
Giovanni Marucci, architetto
Committente: Università degli Studi di Camerino, Divisione Tecnica:
Gian Luca Marucci, ingegnere, Renzo Lazzarelli, geometra
Anno di redazione del progetto: 1993; in corso
Anni di esecuzione dell’intervento: 1° lotto: 1993-95; 2° lotto: in corso
Costo dell’intervento: 1° lotto: L 3.600.000.000; 2° lotto:
L 1.570.000.000
Imprese esecutrici: 1° lotto: Impresa Edile Cav. Falcicchio, Bitetto (BA);
2° lotto: Crucianelli Rest-Edile srl, Macerata
Dati dimensionali: 1° lotto: superficie 1.600 mq;
2° lotto: superficie700 mq

 

Trovo giusta e appropriata l’idea di pubblicare, come speciale di questo numero di ‘Progetti’, il restauro del convento di San Domenico a Camerino, eseguito da un gruppo coordinato, per la parte architettonica, da Vittorio Salmoni. Si tratta infatti di un lavoro di restauro importante e ben eseguito, in una regione dove il recupero dei beni architettonici è sempre un obiettivo primario e quotidiano, e in un tempo in cui la nuova emergenza creata dal terremoto dello scorso anno rende ancor più attuale e importante la possibilità di raccontare le tecniche e le decisioni di un recupero perfettamente riuscito.
Ma non penso, allo stesso tempo, che i risultati di un restauro esemplare siano sufficienti a raccontare il ruolo e il modo di lavorare di uno studio professionale anconetano che da circa mezzo secolo si muove con qualità, disinvoltura e impegno civile tra “il cucchiaio e la città”, tra la committenza pubblica e quella privata, realizzando piani urbanistici, interventi architettonici alla grande e alla piccola scala, restauri, recuperi e trasformazioni di interni. Per questo mi piacerebbe integrare questa pubblicazione con due piccole annotazioni. La prima è che ci sono alcuni edifici realizzati dallo studio Salmoni in tempi meno recenti che una ricostruzione più attenta e “diffusa” della nostra storia architettonica potrebbe con buona ragione prendere in considerazione. Cito i primi due che mi vengono in mente: la scuola d’arte realizzata ad Ancona nei primi anni Sessanta, firmata da Claudio e Paola Salmoni, dove le forme e i temi del periodo neorealista vengono trasformati in un vocabolario architettonico meno vernacolare e tradizionalista; e la villa per la famiglia Cagli a Montacuto, realizzata nei primi anni Settanta da Paola Salmoni e Anita Sardellini, dove il tema della casa unifamiliare suburbana, colpevolmente rimosso dalla nostra cultura accademica e “impegnata”, è indagato con risultati di qualità e originalità assolute. La seconda, e conclusiva, considerazione riguarda il fatto che queste e altre opere sono state concepite e realizzate nel periodo di massima “crisi” dell’architettura nazionale, e che forse da questi progetti, come da altre microstorie locali, si può forse ripartire per una ricostruzione più ricca e completa della storia dell’architettura italiana degli ultimi cinquant’anni.

Pippo Ciorra

La lunga storia del complesso edilizio del convento ha avuto inizio nella seconda metà del Duecento; per oltre sette secoli ha quindi subìto trasformazioni, aggiunte e alterazioni fino ad assumere l’aspetto variegato e complesso, ma purtroppo anche pesantemente degradato, sul quale è intervenuto il progetto di restauro.
Il carattere principale dell’insieme consisteva sicuramente nell’evidente eterogeneità dei corpi di fabbrica, conseguenza della complessa stratificazione storica, unificati soltanto dalla vasta corte quadrangolare sulla quale si affacciavano; con il restauro si è voluta sostanzialmente confermare questa complessità visiva e funzionale.
Il progetto, pur ideato unitariamente, è stato sviluppato in diverse fasi: prima il recupero dell’ala ovest e delle chiese di San Sebastiano e San Domenico già realizzato, successivamente quello dei lati est e sud, tuttora in fase di realizzazione, per un totale di 3.000 metri quadri.
Riuscire a trasformare una congerie di edifici differenti e abbandonati in un coerente sistema museale, senza però cancellare le tracce della sua lunga e originale storia: questo è il tentativo, sostanzialmente riuscito, che è alla base dell’intervento di recupero; la difficoltà consisteva nel trovare il giusto equilibrio tra le molteplici esigenze funzionali del centro museale, che dovrà una volta completato ospitare in un’unica sede il Museo Civico e il Museo Diocesano con annessi servizi e sale di conferenza, con la volontà di conservare non soltanto l’impianto volumetrico, ma anche le murature originali e le coperture più interessanti cercando di restituirle al loro aspetto originario, eliminando gli elementi impropri aggiunti nel tempo.
Quindi il problema di ogni intervento di recupero e trasformazione d’uso, la convivenza tra esigenze di conservazione e funzionali, ci sembra in questo caso risolto in maniera particolarmente felice, sia per la particolare flessibilità dell’insieme architettonico, sia per l’attenta cura con la quale è stato pensato ogni elemento: cura dei materiali, recuperati e amorevolmente restaurati quando possibile (si pensi agli otto bei capitelli medievali a foglia “carnosa” del portico ) o altrimenti reintegrati con gusto e intelligenza; cura del rapporto tra elementi storici di pregio e nuove aggiunte (come nella riuscita trasformazione della chiesa di San Domenico in aula da conferenze nella quale il cambiamento d’uso ha messo in rilievo invece di pregiudicare l’interessante spazio ecclesiastico); cura dei percorsi e degli spazi di collegamento verticale (come nelle originali scale ricavate per la pinacoteca nel corpo ovest).

Gian Paolo Consoli