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Conservazione e trasformazione

Restauro del complesso Ciriaco Mordini a Castelfidardo

Intervento: restauro del complesso ex ospizio “Ciriaco Mordini”
e nuova destinazione d’uso a museo civico
Luogo: Castelfidardo (AN)
Progettisti: Paola e Vittorio Salmoni / Studio Salmoni Architetti
con Rodolfo Antonucci, Marco Lorenzini, architetti, Antonucci e Leoni Associati
Committente: Comune di Castelfidardo
Anno di redazione del progetto: 1998/1999
Anno di esecuzione dell’intervento: 2000
Costo dell’intervento: £ 800.000.000
Imprese esecutrici: edilizia, Cer, Bologna, in associazione
con Lobelia srl, Castelfidardo, (AN);
progettazione e realizzazione illuminotecnica, Effetto Luce, Recanati (AN)
Dati dimensionali: edificio a tre piani 400 mq
Foto: Roberto Anselmi

 

Le vicende storiche legate al complesso edilizio ex Ciriaco Mordini hanno inizio nella seconda metà del XV secolo. Risale infatti a questo periodo la prima notizia che riguarda la chiesa di S. Maria della Misericordia che ne costituisce il nucleo centrale. Accanto alla chiesa, disposti ad L attorno ad una corte centrale, sorgono oggi il Palazzo Ciriaco Mordini e l’edificio dell’ex infermieria. La corte, che un muro di cinta in mattoni a faccia vista configura a sud come hortus conclusus, è attraversata da una rampa centrale che mette in comunicazione via Mazzini a nord con la sottostante via Mordini. Il programma di restauro e riuso di questo complesso architettonico ha inizio nel 1984 con un primo intervento di consolidamento che dura fino al 1994. A questa prima fase di lavori seguono un intervento più filologico sulle facciate e sui portali e la rifunzionalizzazione dell’edificio B. Quest’ultimo è composto di due piani più un seminterrato per una superficie totale di mq 500 circa. Le facciate sul giardino e soprattutto quella su via Mordini, ambedue in mattoni faccia-vista, di notevole valore architettonico, sono state restaurate evidenziando i rapporti pieni-vuoti, le rifiniture, le decorazioni. Più in generale il progetto di restauro persegue un duplice obiettivo: da un lato il recupero strutturale dell’intero organismo edilizio in un’ottica di conservazione delle volumetrie e delle superfici esistenti rispettosa dello stato originario della costruzione; dall’altro la trasformazione dello spazio in senso museale in continuità con la nuova destinazione d’uso dell’edificio principale, che ospita anch’esso un museo, un archivio e una biblioteca specialistica. In particolare il nuovo accesso al primo piano corrispondente alla quota del cortile, “fa complesso” con quello già esistente nel Palazzo Mordini. Da qui, attraversando le sale espositive disposte sui tre livelli dell’edificio, ci si muove in ambienti più legati all’impianto strutturale originario, come le sale voltate al piano terra o quelle affusolate del primo piano, fino alla sala espositiva principale al piano secondo. In quest’ultimo caso lo spazio espositivo corrisponde a un unico grande salone, ottenuto liberando la pianta da qualsiasi elemento di sostegno della struttura del tetto e facendo ricorso a una monumentale struttura a capriate oblique lignee. In questo caso il disegno di tradizionali elementi strutturali, originale quanto spinto, crea un ambiente suggestivo. La distribuzione delle sale espositive su tutti i livelli dell’edificio è resa possibile ed efficiente dalla nuova scala, realizzata come una struttura indipendente dall’insieme del complesso. Oltre a rendere più fluido e comprensibile il percorso espositivo, la struttura in legno e ferro che “disegna” la nuova scala si comporta essa stessa come un dispositivo museale, “avvicinando” il visitatore al tessuto della muratura faccia-vista e ai segni e alle tracce delle successive stratificazioni.