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Contemporaneità al servizio della storia

La nuova sede della corte di appello delle Marche

Luogo: Ancona
Progettisti: progetto architettonico, Alfiero Sabbatini, Sergio Roccheggiani, Marco Battistelli, architetti; progetto impianti logistica sicurezza: Giuseppe Romagnoli, ingegnere;
direzione lavori, Luciano Lucchetti, ingegnere (Dirigente Ufficio Patrimonio del Comune di Ancona); assistenza alla direzione lavori,
Alfiero Sabbatini, Sergio Roccheggiani, Giuseppe Romagnoli;
direzione di cantiere, Alberto Bianchelli, geometra (Studio Sting s.r.l.)
Committente: Cariverona Banca S.p.A., comune di Ancona
Anno di redazione del progetto: 1999
Anno di esecuzione dell’intervento: 2000-2001
Impresa esecutrice: B.C. Costruzioni S.p.A. di Osimo (An)
Dati dimensionali: superficie utile mq 5.000 circa
(comprensiva di zona archeologica)
Caratteristiche tecniche particolari: parete ventilata in laterizio del tipo Argeton prodotta dall’azienda Möding

Foto: Donato Di Bello

Il progetto consisteva nell’adeguare una struttura in c.a. esistente di cinque livelli, quattro fuori terra e uno interrato di circa 5000 mq, a Corte di Appello delle Marche. Situata nel centro storico della città, la struttura fu costruita alla fine degli anni ’80, demolito un vecchio isolato, per accogliere il centro direzionale di una banca e successivamente un edificio residenziale.
Le problematiche principali sono state relative alla collocazione di tutte le specifiche funzioni proprie della nuova destinazione d’uso, soddisfacendo esigenze dimensionali, logistiche, di sicurezza e di privacy per particolari settori, senza trascurare il comfort del luogo di lavoro.
Ulteriori difficoltà erano date dall’installazione degli impianti tecnologici, nel rispetto delle normative vigenti e della progettazione generale. Dovevano rimanere fermi i seguenti elementi strutturali: i collegamenti di distribuzione verticale, come la scala elicoidale in c.a. già esistente, la scala esterna di sicurezza, i vani ascensori, la predisposizione di due lucernai, lo spazio a tutt’altezza e alcune bucature esterne già previste su alcuni setti in c.a.
La scelta progettuale primaria è stata quella di utilizzare materiali che fossero propri della storia del territorio, ma allo stesso che rispondessero adeguatamente alle esigenze prestazionali e architettoniche contemporanee.
L’uso di nuove tecnologie costruttive, come la parete ventilata coibentata in laterizio a vista, di colore giallo paglierino, in sostituzione della muratura faccia vista; della pietra serena montata con la stessa tecnica della parete ventilata e utilizzata come basamento e coronamento dell’immobile; l’acciaio lavorato secondo specifici particolari architettonici per la realizzazione delle ringhiere della scala elicoidale, dei parapetti della chiostra interna, per il rivestimento della parete curva delle scale e degli ingressi degli ascensori; il ferro zincato e verniciato  per i parapetti esterni ed i cancelli e, infine, l’alluminio per gli infissi esterni e i lucernai.
La distribuzione interna è stata ottenuta prevalentemente con pareti attrezzate modulari che definiscono gli ambienti lasciando però gli spazi estremamente flessibili; il pavimento di tipo galleggiante è stato previsto in grès levigato di colore scuro.
L’ingresso all’edificio è segnato da una zona esterna a doppia altezza enfatizzata da un pilastro circolare rivestito in lamiera di acciaio satinato e da bussole di accesso con sovrastante parete vetrata.
I parapetti della chiostra interna sono stati rivestiti, in parte con pietra del tipo “Samarcanda” e, in parte, realizzati con vetri sostenuti da montanti in acciaio satinato.
Il ritrovamento di reperti archeologici, avvenuto già al momento della demolizione del vecchio isolato, ha richiesto una progettazione specifica della zona d’ingresso, che permettesse l’accesso ai reperti situati nel piano interrato dell’immobile.
Qui è stato utilizzato il porfido per la pavimentazione della scalinata di accesso e dell’antistante zona di sosta, lasciando a vista parti di mura storiche esterne al perimetro del fabbricato, e sono state realizzate ampie bucature vetrate per favorire l’illuminazione naturale del locale interrato e per consentire la vista dei ritrovamenti archeologici anche dall’esterno dell’immobile.