MENU

Contemporaneità coerente con la storia

La restituzione della Chiesa della SS. Annunziata alla Comunità di Crocette

Intervento: ristrutturazione e ampliamento di un edificio parrocchiale
Luogo: Crocette di Castelfidardo (AN)
Progettisti: progetto architettonico: arch. Nazzareno Petrini, ing. Massimo Orselli; collaboratori: arch. Matteo Avaltroni, ing. Simona Cerolini; progetto strutture: ing. Raffaele Solustri, ing. Marco Silvi, ing. Renato Tonti;
progetto impianti: ing. Andrea Baldassarri
Committente: Parrocchia SS. Annunziata, Crocette di Castelfidardo (AN), Arcidiocesi Ancona-Osimo
Progetto strutturale: ing. Alfonso Chiaia,
ing. Michele Colasuonno
Anno di redazione: 2007 – 2008
Anno di realizzazione: 2010
Costo: 1.500.000 euro
Impresa esecutrice: I.E.S. Fratelli Mammarella snc
Dati dimensionali: mq 700
Caratteristiche tecniche particolari: struttura portante mista in cemento armato, muratura e acciaio

Foto: Paolo Semprucci

La chiesa esistente, dedicata alla SS. Annunziata e posta sul cammino dei pellegrini che da Ancona raggiungevano Loreto, rappresenta il nucleo originario della frazione ‘Crocette’ del Comune di Castelfidardo. L’edificio originario fu varie volte rimaneggiato e modificato fino all’ultimo intervento di ampliamento del 1962, che ha portato alla definizione di un organismo edilizio privo di particolari elementi di interesse architettonico, giunto fino ad oggi sostanzialmente invariato nelle forme e nei materiali, ma divenuto ormai insufficiente per accogliere la comunità dei fedeli. La necessità di reperire nuovi spazi per le celebrazioni liturgiche ha costretto in primo luogo committenza e progettisti a porsi il problema della localizzazione del nuovo edificio. Piuttosto che cedere alla tentazione di reperire nuove aree, libere e prive di condizionamenti, si è scelto di misurarsi con il contesto storico e costruttivo esistente, riconoscendo a questo luogo un indiscutibile valore di memoria storica e riconoscibilità per la vita della chiesa e della comunità religiosa di Crocette. Per lo stesso motivo, l’intervento sceglie di mantenere, non senza difficoltà tecniche e realizzative, alcuni elementi caratterizzanti dell’edificio originario, la facciata ed il volume della vecchia canonica, accostandoli ad un’architettura dal linguaggio moderno e privo di atteggiamenti mimetici, che utilizza materiali e tecnologie contemporanee. Il linguaggio architettonico minimalista, così come l’attento studio dei rapporti volumetrici evocano l’aspetto dell’essenzialità, frutto di un’espressione architettonica contemporanea, ma allo stesso tempo legata alla tradizione razionalista. Ne risulta un edificio formalmente e volumetricamente nuovo ma coerente con la storia, anche costruttiva dell’organismo preesistente: il volume dell’edificio originario rimane riconoscibile e mantiene una tipologia di copertura a due falde, ma diviene il transetto della nuova chiesa, il cui orientamento principale risulta ruotato di 90° rispetto al precedente per permettere l’ampliamento dell’aula liturgica. Il volume che ospita l’ampliamento si caratterizza per le linee semplici e le forme pure, che si arricchiscono grazie all’accostamento di materiali di finitura diversi (intonaco, marmo di Orosei nuvolato) e per l’introduzione di elementi dal duplice significato funzionale e simbolico, come la pensilina in corten, in corrispondenza dell’ingresso principale e le vetrate colorate e decorate, dedicate alla vita della Madonna (fronte ovest) e alla vita della comunità (fronte est). L’articolazione volumetrica del complesso si completa con la nuova torre campanaria, posta in prossimità della parete nord del vecchio edificio, che si configura come elemento scultoreo autonomo, culminante nella grande croce in corten, elemento di arredo liturgico esterno che segnala la presenza della nuova chiesa nel contesto urbano. L’ambiente interno è orientato verso il centro dell’azione liturgica: lo spazio scandito a partire dall’ingresso principale, caratterizzato da una bussola in legno wengè, si sviluppa nell’aula e si conclude nel “presbiterio”, con spazi articolati ma non separati. L’area presbiteriale, adeguatamente elevata rispetto all’assemblea, assume una centralità non tanto geometrica, quanto focale per le funzioni liturgiche che vi si svolgono, alla quale contribuisce, come un unicumcoerente sotto il profilo formale e del significato liturgico, il progetto degli arredi sacri. Particolare attenzione è stata posta alla definizione dei materiali di finitura dell’aula, marmo e legno wengè, orientati ad una nobile semplicità ed alla valorizzazione degli spazi destinati alla celebrazione dei sacramenti.

 

Approfondiamo la filosofia e i percorsi progettuali della chiesa della SS. Annunziata a Crocette attraverso un colloquio diretto con i protagonisti.

Qual è la genesi progettuale di questa esperienza? Quali le richieste della committenza?

La peculiarità del tema progettuale ed il ruolo di radicamento e identità collettiva che l’edificio religioso svolge nel contesto urbano e sociale in cui sorge hanno portato ad un approccio progettuale di tipo “corale”.
In questo modo, attraverso la valutazione di una molteplicità di ipotesi, abbiamo cercato di approdare a soluzioni il più possibile condivise tra la committenza (diocesi e comunità parrocchiale), i progettisti e gli enti chiamati ad esprimere il proprio parere su questioni specifiche (Soprintendenza per i Beni Ambientali e Culturali).
A partire dalle necessità della committenza di reperire maggiori spazi per le celebrazioni liturgiche, si è constatato il ridotto interesse storico-architettonico del manufatto esistente ed evidenziato invece il principale valore di memoria del luogo per la storia della Chiesa e della comunità parrocchiale.
Di qui sono derivate due scelte preliminari di impostazione del progetto.
Abbiamo deciso di confermare la posizione della nuova chiesa rispetto al contesto urbano, evitando così una collocazione in un ambito anonimo e comunque non significativo.
Abbiamo inoltre voluto integrare nel progetto architettonico complessivo alcuni elementi caratterizzanti dell’edificio originario: la facciata ed il volume della vecchia canonica.

Come vi siete posti nei confronti di un tema così delicato in una piccola comunità della campagna marchigiana?

Costruire una chiesa “di pietre” esprime una sorta di radicamento della Chiesa “di persone” nel territorio (dalla Nota della Commissione Episcopale per la Liturgia).
Il nuovo progetto non ha voluto rifiutare complessità di un contesto urbano periferico e disarticolato, ma ha accettato la sfida di intervenire all’interno del tessuto esistente, riproponendo l’edificio religioso come valore qualificante lo spazio urbano, in grado cioè di restituirgli fisionomia, di orientare e organizzare gli spazi circostanti e di entrare in dialogo con il resto del territorio.

Quanta importanza è stata data dalla committenza agli aspetti formali ed estetici della chiesa?

La committenza ha partecipato attivamente a tutte le scelte di progetto. Particolare attenzione è stata rivolta alla ricerca di autenticità delle forme e dei materiali selezionati, ispirati ad una nobile semplicità ed utilizzati per valorizzare gli spazi più importanti della celebrazione.

Oltre al luogo di culto c’è l’aspetto degli spazi di aggregazione per la comunità: come si tengono insieme le due esigenze?

Gli spazi di aggregazione (locali parrocchiali per la catechesi e le attività ricreative, spazi all’aperto per il gioco e lo sport e per la tradizionale ‘Festa delle Crocette’) sono cresciuti intorno all’edificio liturgico esistente, nucleo originario della frazione di Crocette e testimoniano l’intensa vitalità di questa comunità parrocchiale. Ciò che realmente mancava era un edificio sufficientemente capiente per le celebrazioni liturgiche (che attualmente si svolgevano nel manufatto edilizio realizzato intorno agli anni ’70, nelle immediate vicinanze della chiesa), in grado di configurare una nuova centralità urbana e di riproporsi come criterio ordinatore del contesto. Di nuovo, la scelta di mantenere lì la nuova chiesa si fonda sul riconoscimento di una realtà che esiste, vive e opera in quel luogo.

In entrambe le esperienze all’architettura contemporanea si è affiancata l’arte, nel segno della tradizione che vuole le chiese depositi di segni oltre che di senso. Quale collaborazione si è attivata tra artista e architetto?

Coerentemente con un’impostazione progettuale attenta a far propri i segni della memoria del luogo, il programma iconografico ha recuperato e valorizzato raffigurazioni ed oggetti sacri già presenti nel precedente edificio liturgico, come i dipinti dedicati all’Annunciazione, alla quale la Chiesa è dedicata e alla Madonna e Santi, il Crocifisso ligneo, le stazioni della via crucis e il tabernacolo. Per quanto riguarda gli arredi sacri, articolati sotto il profilo volumetrico per sottolineare il significato dei diversi momenti della celebrazione, ma omogenei sotto il profilo dei materiali utilizzati (marmo di Orosei nuvolato, con finitura liscia o bocciardata e lamiere di acciaio piegate) è stata fondamentale la collaborazione ed il contributo degli artigiani locali.

(Intervista di Cristiana Colli)