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Costruttori di Suono: Alberto Romani

Era il mese di dicembre 2012. Dopo anni trascorsi da chitarrista autodidatta col pallino knopfleriano dei Dire Straits, decisi di cimentarmi nell’apprendimento della “lap steel guitar” (strumento a corde posto sul grembo e suonato stando seduti, con l’ausilio di una barra d’acciaio).

Progettai un’idea, e grazie all’unico liutaio che conoscevo e grande amico, (Remo Schiavi di Monsampolo del Tronto), sono riuscito ad avere una “lap steel guitar” tutta mia. Da questa esperienza è avvenuto l’incontro con un altro liutaio sambenedettese del quale conoscevo solo il nome legato alla sua professione: l’architetto Albino Scarpantoni, Cavaliere della Repubblica Italiana, liutaio per passione, cultura e ricerca sia storica che tecnologica. Egli stesso si offrì di insegnarmi l’arte della liuteria, ed è stato come fare un passo indietro nei secoli quando gli apprendisti erano accolti nelle botteghe-laboratorio dei maestri per apprendere un mestiere. Immediatamente sono stato “catechizzato” sulla storia della liuteria locale e sui suoi protagonisti, tra i quali il sambenedettese Guido Leoni e l’ascolano Cesare Castelli, per continuare con l’attuale generazione di liutai come Luigi Sabbatini, Emidio Pignotti ed altri, oltre appunto alle figure già introdotte di Albino Scarpantoni e Remo Schiavi, annoverando infine Massimo di Sabatino che si occupa di ricerca storico-culturale nell’ambito della liuteria locale.

Dunque, io sono l’ultimo arrivato in questa famiglia e questo mio “ingresso” ha tecnicamente avuto inizio con la costruzione di una chitarra classica del tipo Torres (dal nome del celebre liutaio spagnolo Antonio de Torres Jurado), realizzata seguendo i criteri e i metodi costruttivi tradizionali classici; evitando cioè il più possibile, l’utilizzo di strumentazione moderna a vantaggio della pura manualità. Se si vuole imparare a costruire uno strumento, è opportuno infatti iniziare il percorso di apprendimento, seguendo i metodi antichi. Circondato com’ero da svariate forme per viole, violini, violoncelli e chitarre appese lungo le quattro mura che delimitano il laboratorio e dalle profumazioni di essenze lignee miste all’odore dei prodotti naturali tra cui le più pregiate resine comunemente utilizzate (Sangue di Drago, Benzoino, ecc.), la prima lezione del mio maestro, la quale si può riassumere così: ricordati che anche l’incompiuto deve risultare gradevole alla vista di chi osserva. Egli mi anticipava il fatto che quando si è costretti ad interrompere un’operazione durante la costruzione dello strumento, ciò che non è terminato deve essere ugualmente bello da vedersi. Dunque, prima lezione: ordine, pulizia ed estetica. Procedendo nella realizzazione, ho sperimentato che in questa arte, molte discipline scientifiche si connettono tra loro: la statica, la scienza delle costruzioni, il disegno tecnico ed artistico, la scienza e la tecnologia dei materiali, l’acustica applicata, la chimica, la fisica, la matematica. Insomma, tutte materie che fin lì, avevo approfondito solo ed esclusivamente nell’ambito dei miei studi e della mia professione di ingegnere-architetto. Altri due fattori essenziali: la pazienza e la precisione, direttamente proporzionali allo stato di avanzamento dei lavori di costruzione. Più si va avanti, più l’opera richiede un approccio fermo e al tempo stesso minuzioso. In queste foto, il risultato del mio primo lavoro svolto tra maggio e agosto del 2013. A tale costruzione si sono poi succeduti numerosi interventi di ristrutturazione di altre chitarre classiche, folk ed elettriche. Tutto questo perché la liuteria non è soltanto poesia nella creazione di uno strumento, ma anche sensibilità e passione nel saper far rivivere oggetti che hanno nella “memoria” innumerevoli note e brani musicali suonati, ma hanno ancora tanto da “raccontare” in termini di musica.

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