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Da polveriera a sala teatrale

Il recupero della polveriera ‘Castelfidardo’ in Ancona

Intervento: restauro e riuso Polveriera Castelfidardo
Luogo: Parco Cappuccini-Cardeto-Centro Storico di Ancona
Progettisti: ricerca storica: arch. Paola Turchetti Ancona; progetto architettonico: arch. Anna Teresa Giovannini, arch. Patrizia Maria Piatteletti – UTC Comune di Ancona; strutture/impianti: ing. Andrea Gaggiotti, ing. Zakhia Bassil – Studio Acale, Ancona; sicurezza: ing. Daniele Domeniconi UTC Comune di Ancona
Collaboratori: ing. Davide Francescangeli, ing. Massimo Barbi, geom. Piera Usai – UTC Comune di Ancona
Committente: Amministrazione Comunale di Ancona
Anno di redazione: 2004
Anni di esecuzione: 2005 – 2008
Imprese esecutrici: esecutore generale: ditta CO.GE.DI., Afragola (NA); impianti meccanici: IFA Impianti, Ancona

Foto: Paolo Zitti

L’intervento si inquadra all’interno di uno più vasto,  che ha interessato negli ultimi anni la riqualificazione di una vasta area  sul crinale dei colli Cappuccini–Cardeto, nel centro di Ancona, per gran parte interessata da vincolo militare, e la sua graduale riconversione a parco urbano. La polveriera, denominata ‘Castelfidardo’, in memoria della battaglia risorgimentale  di Castelfidardo, costituisce l’edificio più rilevante e di maggior interesse architettonico della cosiddetta  spina dei casermaggi, edifici costruiti a monte del grande insediamento della caserma Villarey. La polveriera  ripropone lo schema tipologico, già introdotto dall’architetto militare francese marchese di Vauban, che prevedeva oltre alla costruzione delle strutture in muratura, costituite da uno o più ambienti deputati alla conservazione delle polveri, anche la modellazione dell’intero sito circostante, mediante lo scavo del sedime e la sua protezione con la costruzione di strutture in terra sagomate denominate ‘traversoni’. Il progetto di recupero ha avuto come obiettivo il recupero e la rilettura della morfologia dell’intero sito, occultata dall’inselvatichimento dell’area dopo che era venuta meno la funzione militare. Il progetto  di riconversione d’uso di una simile struttura fortemente caratterizzata dalla sua tipologia estremamente specialistica senza snaturarne le caratteristiche, è diventato anche un’occasione di “conoscenza”. L’intervento è stato infatti preceduto da una fase di approfondite indagini d’archivio condotte presso l’ISCAG (Archivio del Genio Militare di Roma), presso il quale è stato reperito il progetto originario della struttura, da cui è emersa la presenza di corpi laterali, denominati ‘blinde’, coperti solo occasionalmente, poi andati quasi completamente distrutti, un sistema di pozzi per il recupero e riuso delle acque dai drenaggi, il sistema di protezione dalle scariche atmosferiche etc. La conoscenza è stata quindi alla base delle scelte d’intervento operate, tanto che al di là della “riscoperta” di uno spazio così affascinante,  l’interesse del caso presentato sta nella metodologia dell’intervento, con stretta relazione tra rilievo, ricerca storica e progetto, nella dialettica conservazione/innovazione sviluppata nel tema delle reintegrazioni volumetriche dei corpi demoliti. La destinazione iniziale dell’edificio era a sala conferenze (156 posti). Le gallerie laterali, le blinde e gli spazi esterni costituivano un connesso circuito espositivo per iniziative temporanee. Successivamente è emersa l’esigenza di riconvertire la destinazione a sala teatrale per ospitare la scuola di teatro dello Stabile delle Marche. Pertanto con il successivo progetto di allestimento, attualmente in fase di appalto, è stato necessario apportare modifiche alla sala  principale, per ricavare uno spazio maggiore per il palcoscenico, trasformando le gallerie laterali in spazi tecnici e di servizio. Infine è necessario sottolineare come il recupero della polveriera e le ricerche d’archivio che l’hanno preceduto, hanno fatto riemergere la memoria e la consapevolezza del ruolo dell’architetto militare sabaudo Giuseppe Morando, autore dei sistemi fortificati post-unitari – dai forti Altavilla, Umberto, Scrima, Pezzotti, alla cinta daziaria – , nonché progettista della Caserma Villarey e della Polveriera Castelfidardo, il quale nella sua pur breve presenza ad Ancona, ha lasciato sul territorio architetture di grande eleganza e bellezza, “anonime” per i più, ma in realtà grandi pezzi d’autore. Architetture ed architetto meriterebbero una maggiore attenzione. Si segnala a tal proposito l’interessante ed appassionata ricerca biografica sull’autore, di cui si ignorava tutto tranne il nome, condotta per anni da Claudio Bruschi, conclusasi ma in cerca di sponsorizzazione per essere pubblicata.

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