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Dal museo della città al museo ‘nella’ città

‘Chayim’, il primo itinerario del Museo Diffuso di Ancona

Alessandra Panzini
Anna Maria Giovannini

Luogo: Ancona, Parco del Cardeto
Progettisti Sistema Museo Diffuso:
ideazione e coordinamento generale:
arch. Anna Teresa Giovannini
Servizio Interventi di Riqualificazione Urbana;
progetto di valorizzazione, promozione e comunicazione
per finanziamento europeo Doc.U.P. Ob.2, Az.3.2,
Submisura 1: arch. Alessandra Panzini, Marchingegno srl;
Supervisione scientifica dott. Michele Polverari,
dott.ssa Anna Scalembra, Pinacoteca Civica ‘F. Podesti’;
coordinamento per i sistemi tecnologici ed informatici:
ing. Giovanni Libertini
Progettisti Sistemi di consultazione multimediali:
progettazione e coordinamento: arch. Alessandra Panzini (Marchingegno srl), dott.ssa Anna Scalembra;
ricerche storiche: prof.ssa Viviana Bonazzoli,
dott.ssa Anna Scalembra;
traduzioni epigrafi e analisti stilistiche lapidi:
Mauro Perani (Università di Ravenna),
coll. dott.ssa Roberta Tonnarelli;
consulenza specifica e rapporti con le comunità ebraiche: Annie Sacerdoti
Progettisti Restauro Campo degli Ebrei:
arch. Paola Salmoni, arch. Giovanna Salmoni
Progettisti Recupero ‘Deposito del tempo’:
arch. Roberto Angeloni, arch. Mauro Tarsetti
Committente: Comune di Ancona
Finanziamento: Comune di Ancona, Regione Marche
Doc.U.P. Ob. 2 – Az. 3.2 – Submisura 1
‘Sistema Museo Diffuso’ – 850.000,00 euro
Anno di esecuzione del progetto: 2007
Imprese esecutrici: prodotti editoriali multimediali:
Space Spa, Prato; cablaggio rete wire-less: Fastnet spa; audiovisivo ‘Cardeto: tracce di storie e civiltà’:
Sound City snc, Ancona

Foto: Gaetano Apicella

La città si trasforma, cambiano i percorsi e le relazioni tra spazi urbani, si instaurano nuovi rapporti tra abitanti di sempre e nuove comunità. Contemporaneamente il patrimonio culturale urbano ci appare diffuso e in divenire, assimilabile per molti versi all’ambiente stesso della città. Sono queste trasformazioni, di fatto e di percezione, che sollecitano una diversa attenzione verso luoghi simbolo di un passato comune, per gli abitanti da sempre codici di riferimento di un paesaggio vicino, quotidiano. Cambiamenti che necessitano di nuove forme di interpretazione e di racconto a partire da un ridefinito ruolo dei musei cittadini, in primis del Museo della Città. In questo scenario il Museo della Città di Ancona evolve nel Museo Diffuso urbano, si apre al territorio per intessere nuove trame attorno ai monumenti e ai reperti disseminati sul suo tessuto. Nascono narrazioni inedite e coinvolgenti che restituiscono significato alle tante tracce visibili, a volte quasi impercettibili, di una storia antica e complessa, costruita sulla confluenza di popoli, culture e religioni diverse. Storie che si riallacciano e che, in parte, ci spiegano il nostro presente. Fanno parte di questa eredità culturale le tante testimonianze del Parco del Cardeto. Un paesaggio umano ed affettivo che si sviluppa con una sequenza di aree verdi, di punti panoramici, di sedimenti storici e archeologici che si estendono per circa 30 ettari di terreno, in larga parte preservato dalle funzioni militari dismesse solo da pochissimo tempo. Al suo interno spiccano le centinaia di lapidi dell’antico Campo degli Ebrei: una vera e propria anagrafe su pietra, testimonianza viva dell’importanza storica, sociale ed economica della comunità israelitica di Ancona. Da questo luogo straordinario ha origine il termine “Chayim” – dalla radice ebraica “chai”, ovvero “vivere” – il primo sentiero in esterno del Museo Diffuso urbano, dedicato alla storia della presenza ebraica. Un percorso che annoda fatti, personaggi e testimonianze ai diversi luoghi della vita civile e religiosa di questa comunità, presente in Ancona da più di mille anni. Un percorso reale e virtuale insieme, perché all’esperienza diretta e alla percezione fisica dei luoghi si affiancano le tecnologie informatiche di rete e le potenzialità della multimedialità. All’interno del Deposito del Tempo (un piccolo manufatto militare nei pressi dell’area cimiteriale) sono state, infatti, collocate le postazioni di accoglienza collegate in rete con il Centro di Documentazione di Storia Urbana alla Mole Vanvitelliana: un modo diverso – agevole, flessibile ed interattivo – per accedere a contenuti, informazioni, racconti, immagini. Sempre all’interno del Deposito del Tempo un video di carattere documentaristico introduce alla visita del Campo e del Parco del Cardeto, restituendo in modo suggestivo ed  immediato – attraverso codici visivi e narrativi contemporanei – i tanti significati del luogo. Ciò che distingue questa prima esperienza da altre esperienze di Museo Diffuso, è che non si tratta di un itinerario virtuale a fini turistici, né della messa a sistema gestionale di musei o di poli culturali all’interno di un ambito omogeneo. L’obiettivo del progetto è molto più ambizioso: creare all’interno del contesto urbano, a partire dal fulcro del Museo della Città, una molteplicità di percorsi di conoscenza coinvolgendo non solo i poli e le istituzioni culturali cittadine (musei, biblioteche, teatri, archivi), ma intercettando, recuperando e valorizzando anche i monumenti, i reperti, le memorie vive delle comunità che qui abitano. Un progetto in progress, che vuole cercare di dare risposta al bisogno sempre più sentito di “identità” e di “appartenenza”, valori che sono alla base del nuovo senso di comunità e cittadinanza all’interno della multiforme civiltà contemporanea. Il primo itinerario del Museo Diffuso di Ancona è stato ufficialmente inaugurato il 23 settembre scorso. In quella stessa occasione è stato messo in scena lo spettacolo itinerante di narrazione collettiva “La pietra del tempo”, frutto di un laboratorio residenziale del Teatro Terra Terra  che si è svolto nel corso dell’estate all’interno del Parco del Cardeto e che ha coinvolto più di 25 cittadini. Il laboratorio ha rappresentato per i cittadini “attuanti” un modo diverso per condividere l’esperienza di conoscenza del proprio territorio attraverso un lavoro comune centrato sull’ascolto, sulla condivisione delle memorie e sull’interpretazione dei valori della storia attraverso i linguaggi contemporanei. Un modo nuovo, quindi, per leggere e far conoscere il passato di una città da sempre crocevia di culture differenti, ma anche un gesto diverso per ridurre la distanza che da troppo tempo si impone tra il cittadino e i suoi musei.

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