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Design di pancia

Riccardo Diotallevi

Ero definito “un emotivo”. In adolescenza percepivo, attraverso il mio colon, gli stati più prossimi all’emotività. Dalla testa alla pancia come un salto nel buio. Pancia come pathos, nel teatro greco, giocato su suggestioni del ventre. Si riesce con spettacoli, romanzi o immagini a comunicare direttamente nelle viscere addominali. Emozionare, solleticare i sentimenti, fastidiosi o misteriosi poiché spesso ricercati e voluti. Ho sviscerato nel mio corpo l’effetto, il fenomeno, lo ho analizzato, ricercato e voluto. Come per godere delle ansietà tra pancia e testa. L’ho capito nei miei viaggi, nel girovagare tra i luoghi e nelle situazioni come musei, mostre o solamente nelle boutique del centro dove godevo nel far parte di certe ambientazioni. Ho iniziato così a lavorare sugli stati d’animo con progetti che potessero trasferire segnali sensoriali-suggestivi. Ma come trovare una formula architettonica per entrare nelle cavità, nei passaggi percettivi del committente per offrigli uno spettacolo che diventi tutto suo e delle sue emozioni? La formula non esiste. Esiste solo la possibilità di liberarsi delle proprie idee non appena vacillano nelle strade cerebrali. Iniziare un percorso fatto di istintività progettuale, con segni che escono “di getto” e gettarsi sull’argomento con le aspettative per sorprendere se stessi. Allenarsi alla spontaneità, confidando nel proprio istinto. Credere nella prima idea, la più genuina, la meno inquinata, la migliore e di fresca pensata e portarla sino alla sua realizzazione. Progettando per l’industria, dove la velocità fa vendere, devi allenare l’istinto in una sorta di ‘pragmatismo creativo’ che esalta la progettazione verso l’arte, come compone un pittore, uno scrittore o un musicista. Così, in un groviglio di proposte, soluzioni e concetti, si deve togliere, sottrarre: “Less is more” (Mies), “il dettaglio é tutto!” Creare un’ambientazione scenica, che tiene conto della quarta dimensione per poter fare architettura, costruita componendo elementi penetranti per i sensi del toccare, dell’ascoltare, in un immaginario onirico in giuste dosi date all’occhio attraverso le luci, i colori ed i contrasti dei materiali dati agli oggetti. Metafore, icone dove la semantica raggiunge livelli importanti. Materiali diversi scelti con la curiosità del sonnambulo. Cercare per trovare, in una ricerca trasversale che vola attraverso la casualità. “La fortuna aiuta gli audaci” e quelli che vogliono esser concreti. Questo è progettare con l’anima, esercitando la scenica preveggenza per emozionarsi umilmente nella realizzazione della propria opera.

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