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Due autorimesse in Ancona

Funzionalità e qualificazione urbana

Autorimessa degli Archi
Intervento
: autorimessa multipiano
Luogo: Ancona Quartiere Archi, via Mamiani
Progettisti coinvolti: progetto architettonico arch. Anna T. Giovannini;
P. Piatteletti UTC; collab. ing. D. Macchione, arch. D. Marchini, geom P. Usai
Progetto strutturale: ing. M. Talevi Ancona;
Progetto impiantistico: ing. R. Capozzi-Ancona;
Sicurezza: ing. D. Domeniconi UTC; d.l. ing. G. Martinelli UTC
Committente: Amministrazione comunale Ancona
Anno di redazione progetto: 1994, aggiornamento 2002
Anno di esecuzione: 2004-2005
Costo dell’intervento: euro 5.899.827,00 di cui euro 4.948.856,93 per lavori
Imprese esecutrici: Impresa Ubaldi Costruzioni spa
Dati dimensionali intervento: superficie piani coperti mq 13.180;
posti macchina 480; locale ad uso commerciale mq 300; piazza pensile mq 4.635
Caratteristiche tecniche particolari: autorimessa fuori terra, struttura in c.a.,
strutture complementari e coperture in acciaio, paramenti esterni
in blocchetti di argilla espansa, pavimentazioni: industriali al quarzo,
cementizie fuori opera, pietra

Foto: Paolo Semprucci

Il Piano Urbano dei Parcheggi, approvato dall’Amministrazione Comunale di Ancona nel 1990, prevedeva nell’area del capoluogo compresa tra via Mamiani e via Pergolesi, una volta occupata dalle strutture del vecchio gasometro che dal 1870 forniva il gas alla città, un parcheggio scambiatore multipiano. Con tale funzione veniva dal 1996 predisposto il progetto per un edificio di tre piani fuori terra, serviti da rampe di accesso esterne. Subito dopo la consegna dei lavori, con l’esecuzione degli scavi di sbancamento si manifestava la presenza di materiali inquinanti oleosi e peciosi nelle vasche poste subito sotto il manto di asfalto. Accertato l’inquinamento della vasta area, dopo un lungo susseguirsi di sopralluoghi e verifiche dei vari soggetti competenti, sono stati individuati i sistemi di bonifica, realizzati tra il 2000 e il 2002 da una ditta specializzata,  con una conseguente e rilevante modifica delle quote d’imposta dell’edificio da costruirsi. Alla fine il progetto esecutivo è stato semplicemente “aggiornato”, nonostante il passare degli anni dalla sua primitiva stesura, sia per ragioni di urgenza a proseguire, sia perché le scelte generali già effettuate in sede di redazione del progetto del 1996 apparivano ancora fondate. Tali scelte erano fortemente condizionate dalle strutture portanti degli svincoli dell’asse attrezzato già costruite, che hanno determinato l’organizzazione planimetrica del manufatto nell’intento di ottimizzare lo spazio disponibile. È stata soprattutto ancora ritenuta valida l’intenzione di non introdurre ulteriori contraddizioni in un’area così pesantemente compromessa dal traffico e dall’impatto delle strutture esistenti per la grande viabilità, interpretando il nuovo edificio non solo come mero contenitore di autoveicoli in sosta, ma anche come occasione e punto di partenza per la riqualificazione dell’ area. L’edificio è stato concepito anche per esaltare una sua “seconda” funzione: quella  di collegamento pedonale tra il quartiere Archi e la soprastante zona di via Pergolesi, attraverso l’emergenza verde della Rupe, che si sviluppa sin nel cuore del centro storico e che costituisce un valore – ambientale e panoramico – al momento solo “potenziale” per il quartiere Archi. Con questo scopo è stato individuato un percorso pedonale di risalita dalla quota di via Mamiani (piano terra del parcheggio) alla quota della copertura, attraverso gli ascensori o la scala esterna, elementi compositivi base del prospetto principale. Dalla copertura con una passerella pedonale, non ancora realizzata per mancanza di fondi, si dovrebbe accedere alla Rupe, che, attrezzata con piazzole di sosta e percorsi, potrà offrire preziosi spazi verdi e punti panoramici. Da questi  un sistema di risalite, anche meccanizzate, collegherà con la soprastante zona di via Pergolesi, all’altezza di via Rossini, dalla quale è abbastanza semplice accedere alla sede degli uffici della Regione Marche.  Il livello di copertura dell’edificio, progettato come una grande piazza intermedia tra i due quartieri, costituisce l’elemento “urbano” più interessante del progetto, considerando anche che il forte impatto visivo della copertura (circa 5000 mq) dalle vie a monte e dall’asse attrezzato non permetteva di trattare la superficie in maniera anonima. La nuova piazza pensile è ombreggiata sui bordi da pensiline in lamiera forata ed è pavimentata con materiali tradizionali da esterni, quali la pietra arenaria ad “opus incertum”. Questo spazio potrebbe infatti occasionalmente ospitare mercatini, spettacoli, manifestazioni, ecc., essendo prevista la possibilità di isolarlo dalle zone destinate a parcheggio.  L’altro elemento urbano  è il prospetto su via Mamiani, praticamente l’unico visibile dell’intero edificio; esso è stato compositivamente impostato sull’enfatizzazione della percorrenza pedonale (scale e ascensori) ed utilizzato come “muro filtro” tra le auto in sosta ed il fronte posteriore dell’edificio a destinazione scolastica.  La scelta dei materiali da utilizzare per la realizzazione dell’autorimessa, soprattutto per il prospetto su via Mamiani, è stata condizionata dal contesto fortemente segnato da manufatti per la viabilità, che ha fatto propendere per l’uso di materiali artificiali, quali il blocchetto di argilla espansa, che garantisce comunque, con un gioco di tessiture e di colori, una continuità con il tessuto edilizio circostante. Gli altri prospetti, caratterizzati dall’andamento curvilineo dell’edificio e intersecati dalle rampe di servizio, sono semplicemente dotati di un sistema di pannelli con rete metallica zincata. Gli ascensori, del tipo stagno, corrono all’interno di una gabbia in ferro aperta, tamponata solo al piano terra, per sicurezza, con lastre di vetro. Dal punto di vista funzionale i tre livelli destinati alla sosta oltre il piano terra, sono serviti da due rampe carrabili esterne sovrapposte: una per l’accesso e una per l’uscita degli autoveicoli. I posti macchina coperti sono 480, quelli collocati in copertura 118, per un totale di 596 posti interni alla struttura.

 

L’area di intervento nella parte alta del quartiere Capodimonte, nasce come “risulta” da demolizioni belliche. Essa è stata nella prima metà degli anni Novanta interessata da radicali opere di ristrutturazione urbana che hanno riguardato l’intero isolato con la ricostruzione – ad iniziativa privata – del fronte edilizio su via Torrioni, l’edificazione delle lacune sul fronte di via Podesti e di via Barilari e infine la realizzazione delle strutture di contenimento e di fondazione del parcheggio, da edificarsi all’interno dell’isolato, nelle aree anticamente occupate dagli orti. Durante gli scavi per la realizzazione delle opere di contenimento venne alla luce un manufatto di dimensioni notevoli rivelatosi essere una cisterna per la raccolta dell’acqua, costruita nella prima metà dell’Ottocento. La decisione della Soprintendenza ai Beni architettonici di conservare il manufatto per il suo intrinseco valore storico documentario, ha quindi indotto la radicale modifica del progetto originario di organizzazione dell’autorimessa. Il nuovo progetto è stato quindi tutto imperniato sul grande manufatto della cisterna da conservare, attorno al quale sono state organizzate le rampe di collegamento tra i quattro piani dell’autorimessa. L’incidente del rinvenimento è stato considerato una occasione di caratterizzazione spaziale di ambienti solitamente connotati dalla sola matrice funzionale, cosicché il percorso ascensionale carrabile si conclude in alto con un ballatoio pedonale che permette la visione della vasta cavità interna dal diametro all’imbocco di oltre dodici metri. Un secondo problema che si poneva è stata la connotazione  come elemento urbano del nuovo manufatto, per il suo inserimento in un tessuto già caratterizzato da una certa disomogeneità di origine e stilistica. Di fatto il corpo di fabbrica presenta un solo prospetto in elevazione, che si sviluppa parallelamente al retro degli edifici su via Podesti: questo prospetto è stato risolto con elementi  laterizi obliqui che consentono la prevista areazione naturale del parcheggio e contemporaneamente impediscono l’introspezione all’interno di esso dai prospetti antistanti. Le coperture in sommità, che costituiscono gli elementi emergenti dell’intervento, sono tre, due per le scale di sicurezza ed una per il manufatto della cisterna. Le strutture di tali coperture sono in ferro, gli impalcati in lamiera grecata gettata o tavolato con soprastante rivestimento in rame o piombo per la copertura cisterna, mentre altre specchiature sono vetrate. Una delle finalità del progetto era quella di raccordare al tessuto esistente le opere derivanti dalla radicale trasformazione urbana avvenuta recentemente, la quale ha lasciato sul posto zone sconnesse da risistemare. La zona a valle del manufatto parallela all’asse di via Podesti è stata risolta  con la creazione di una passaggio pedonale a scale e gradoni che risale verso via della Regina. Il quinto livello del manufatto è quello a vocazione più urbana. Costituisce la copertura di parte dell’autorimessa ed è raccordato alla sistemazione di via della Regina. Per agevolare la sensazione di continuità tra i due spazi, la pavimentazione in pietra di porfido costituisce l’elemento comune. Le specchiature centrali della pavimentazione, il cui disegno riprende  invece la matrice geometrica radiale intorno al manufatto della cisterna, sono  realizzate in pietra di luzerna posata ad “opus incertum”.

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