MENU

Due ristrutturazioni “sincere”

Un appartamento a Londra e una casa in Val d’Aosta

Intervento: ristrutturazione appartamento di civile abitazione
Luogo: 100 Oakwood Court, Kensington, Londra (UK)
Progettisti: arch. Danilo Guerri, arch. Valeria Manzini dello studio V+Vinterni;
progetto strutturale: Fiedler Associates, Londra
Collaboratori: Albero Dal Mas, Francesca Dottori, Nicola Guerri, Giulia Mosci
Committenti: Giancarlo ed Anh Saronne
Anno di redazione: 2006 – 2007
Anno di esecuzione: 2007 – 2008
Costo: 435.000,00 euro
Imprese esecutrici: opere edili: JJ Home Improvements, Londra; impianto audio-video: CIC (Complete Installation Company), Londra; opere in legno: fratelli Mentrasti, Falconara M.ma (AN); Gorizza srl, Roma; Mietek & Tomek Wierzbowski, Londra
Impresa fornitrice: Brocanelli srl, Serra de’ Conti (AN)
Dati dimensionali: 157 mq

L’appartamento è posto al sesto piano del n/100 di Oakwood court, primo corpo scala di una palazzata a corte aperta, fine Ottocento-primi Novecento. Il palazzetto è costruito in muratura di mattoni pieni, con una faccia vista molto curata all’esterno e solai in ferro NP e voltine in lamiera ondulata, curvata, con all’intradosso, in origine, un graticcio di listelli in legno, intonacato. All’estradosso, un tavolato

staccato dalle travi in ferro mediante travicelli (Joists) disposti ortogonalmente ad esse, in modo da dare luogo ad una intercapedine dove passano cavi e canali per gli impianti. La notevole vulnerabilità al fuoco di questi dispositivi
è probabilmente la causa del rigore delle norme antincendio, oltre che ad un uso di puro ornamento dei camini
esistenti, in origine generale fonte di riscaldamento. I muri trasversali sono, a mano a mano che si sale, alleggeriti da batterie di canne fumarie, ormai inutilizzate. Parti cospicue
delle murature sono perciò costituite da muri a una testa paralleli, congiunti ogni mezzo metro circa da setti trasversi. Le norme antincendio vigenti impongono compartimentazioni
e vie d’esodo tali che sia pressoché impossibile immaginare spazi che si concatenino in modo fluido. Ogni porta contiene dispositivi di chiusura automatica e le zone sono compartimentate. Uno dei dispositivi omologati (ce ne sono diversi, molto macchinosi) messi a punto da una ditta italiana, la Scrigno, consta di vari tipi di porte scorrevoli,
contrappesate e munite di sigillature antifuoco. Ne abbiamo fatto cospicuo uso. Insieme all’uso diffuso delle zeppe siamo riusciti a ottenere, nonostante la durezza delle regole, una qualche fluidità degli spazi. Un grazie speciale a Valeria Manzini che insieme alla socia Valentina e ai suoi collaboratori mi ha fatto sentire a casa e a cui debbo la scelta dell’impresa esecutrice (Jarek, polacco, con artigiani muratori, carpentieri e stuccatori, bravissimi) oltre che ad essere stato dirozzato nelle tecniche correnti inglesi e oltre a una provvidenziale cura quotidiana del cantiere. Si prega infine di notare la qualità delle persiane delle camere a sud, prestito dell’architetto Kay Fisher, Accademia di Danimarca, Valle Giulia, Roma. (Danilo Guerri)

Casa di tutti i Saronne in Valtournenche


Intervento:
 ristrutturazione di casa di civile abitazione
Luogo: Valtournenche, Valle d’Aosta
Progettista: arch. Danilo Guerri con Cristiana Neri e Gabriele Pimpini
Collaboratori: Nicola Guerri, Giulia Mosci, Federica Paladini, Matteo Sarti, Paolo Vissani
Committenti: Giovanni e Rosanna Saronne
Anno di redazione: 2002
Anni di esecuzione: 2003 – 2005
Costo: 270.000,00 euro
Imprese esecutrici: opere edili:
Brunod snc di Brunod Mario & C., Chatillôn (AO);
opere in legno: fratelli Mentrasti, Falconara M.ma (AN); Gorizza srl, Roma; Falegnameria Bordet Mauro, Chatillôn (AO)
Imprese fornitrici: Brocanelli srl, Serra de’ Conti (AN); Eos srl, Jesi (AN)
Dati dimensionali: 207,5 mq

Casa ottocentesca, denominata ‘Casa Gialla’ per via del colore dell’intonaco. A Chaloz di sopra: si lascia l’auto nel piazzale e a sud di questo si prende una stradina, segnata da un abbeveratoio
all’imbocco. Dopo cento metri in lieve pendenza la stradina
fa una svolta; la casa è lì, proprio sulla svolta. La strada continua tra le case con maggiore pendenza. Si entra da sopra, al piano sottotetto, un tempo adibito a magazzino. Questo è l’unico piano interamente fuori terra della casa. Guardando il fronte, sulla sinistra dell’ingresso, una capanna di legno aggettata
rispetto al perimetro murario, in corrispondenza all’angolo sud-ovest. Per il resto del piano una balconata in legno, a filo del ringrosso della capanna cingeva, e tuttora cinge, il sottotetto.
Fatta la piega, a metà del lato est si entra dalla stradina nel piano intermedio, in origine l’unico piano adibito ad abitazione. A sinistra dell’ingresso era posta la cucina, in parte interrata dal risalire della strada; dalla cucina si passava, attraverso un muro trasversale, ad un ambiente pavimentato in terra battuta, tutto interrato, coperto da soletta in cls, con un’unica uscita sul lato ovest su di un lacerto di terrazzamento, coperto dalla balconata del piano superiore. Alla destra dell’ingresso invece due belle camere interamente fuori terra si aprivano ancora ad ovest con una finestra ed una porta d’ingresso in prossimità delle scale esterne, due: una, ampia, che veniva dalla corte a valle; iniziando con i primi gradini dal fronte a sud aggirava lo spigolo sud-ovest e sbarcava in prossimità dell’ingresso, al primo
piano. Sempre nelle adiacenze una stretta e ripida scala in legno bucava la balconata collegando dall’esterno primo piano e sottotetto. A completare la casa, la corte esposta a sud e splendidamente affacciata sulla valle, aveva un ingresso posto in prossimità dell’angolo sud est; una breve scaletta colmava il dislivello tra strada e corte e, subito nelle adiacenze, l’uscio di casa al piano della corte. I locali che affacciano sulla corte erano usati a stalla, avevano un pavimento in terra battuta e ulteriori finestre sul piombo di quelle del primo piano oltre a minori aperture secondarie verso ovest. Tra il piano del cortile e quello sottotetto c’era un dislivello di 5 metri circa. I muri sono in pietra, finiti ad intonaco di calce. Il pavimento del piano terra era in terra pressata; il piano intermedio, nel tratto dalla parete sud al muro di spina a quella parallelo, era costituito da travi a doppio T in ferro, tipo NP, h 10 cm, alternati a voltine in mattoni, tessuti nord-sud. Il piano sottotetto aveva, nella metà sud, il calpestio formato da tavole di larice incassate a metà in travi tronco coniche, pure in larice; l’altra metà più bassa di circa 50 cm, era costituita (s’è detto descrivendo il soffitto del vano adiacente la cucina) da soletta massiccia in cls armato. La copertura era costituita da due falde poggianti sui muri d’ambito e su di un colmo, a sbalzo dai due timpani, a nord e sud, interrotto in corrispondenza del muro di spina. Nella campata tra il muro di spina e il timpano a sud la trave di colmo era aiutata da un cavalletto con due puntoni e una trave rompitratta, la quale si aggiungeva alla trave di colmo, mentre i puntoni si scaricavano alla radice del muro, giusto al piano dell’impalcato. Falsi puntoni andavano dalla trave di colmo alle pareti ad ovest ed est sbalzando da entrambe le parti, avendo caricato i muri corredati di dormienti pure in larice. Un’ulteriore tessitura di travetti ortogonali ai falsi puntoni
era destinata a sostenere filari di lose formanti il manto di copertura. Le lose sono state recuperate e, integrate, formano tuttora il manto. Abbiamo, i miei collaboratori, i committenti ed io, cercato di fare un ripristino il più possibile rispettoso dell’edificio e del luogo ma soprattutto sincero, confrontandoci con la cultura tecnica del luogo, con gli usi della valle, per lo meno quelli che siamo stati capaci di identificare. Alcune trasformazioni dovevano essere radicali, soprattutto riguardo alle funzioni e alle necessità particolari dei committenti (non ultima la necessità di contenere la vivacità del cane dalmata,
che ci ha indotto a disegnare una recinzione bassa, com’è d’uso nella valle, e una rete provvisoria che impedisse al cane di scappare…). Si trattava delle necessità di un nucleo familiare
complesso e variamente distribuito per l’Italia e l’Europa. Necessità di trasformabilità nel tempo, necessità di adeguamento
dell’edificio a comfort moderni irrinunciabili, necessità di dare a ciascuno dei futuri nuclei analoghe condizioni. Da qui il nuovo impianto distributivo basato su due soggiorni al piano sotto tetto e al piano terreno, con il piano intermedio interamente adibito a camere e servizi: collegato da una scala interna (prima inesistente), presa a salire dall’unità inferiore e a scendere da quella superiore. Dal punto di vista costruttivo le operazioni sono state abbastanza usuali, note ed universali: l’isolamento da terra con un vespaio ventilato (in questo caso i mammuth), il rinforzo da sopra dei travetti in ferro del solaio del piano primo, tramite una coppia di HEB accostate disposte in senso ortogonale ai travetti e in modo tale da smezzare pressappoco la luce di esercizio (lo spessore seppure ridotto delle HEB ci ha consentito di trovare lo spazio per le tubazioni degli impianti tenendo addirittura l’estradosso delle travi di rinforzo a filo pavimento). Sottolineo qui una delle varianti strutturali in cui mi sono intestardito e che all’inizio ha incontrato
lo scetticismo dell’impresa costruttrice e dei tecnici con cui mi sono confrontato e che mi hanno assistito peraltro egregiamente nella direzione da lontano del lavoro. Dovete sapere che il tetto precedente era sensibilmente svergolato nelle falde poiché le giaciture dei muri divergevano tra loro e rispetto al colmo; il tipo di tralicci incrociati, falsi puntoni e travicelli a cui erano appoggiati i filari di lose, a vista all’intradosso,
consentivano lo svergolamento delle superfici delle falde.
Noi però dovevamo costruire un tetto impermeabile e ben coibentato; né mi sentivo di coprire lo spazio principale della casa, non particolarmente alto, con una superficie eccessivamente descritta da fitte orditure di travi. Da qui la decisione, oltre che per opportunità costruttiva, di costruire il tetto con solette di legno lamellare a tavole concatenate di 50 cm di larghezza, spesse 12 cm e lunghe quanto serve: ne viene fuori un solaio rigidamente piano, con cui non si potevano ottenere svergolamenti di sorta: fisso il colmo, determinato dai timpani esistenti, bastava accettare l’inclinazione della falda in gronda preordinando la pendenza della gronda in un verso obbligato. All’interno della campata principale il tetto è rinforzato dall’inserimento
di una capriata composita, somma di capriata con falsa catena e catena sollevata, più arco in forma di spezzata con catena nascosta nel solaio, subito al di sotto del pavimento.
La posizione della capriata organizza le zone del soggiorno. Il colmo è incassato nello spessore dei puntoni: ciò consente di inclinare maggiormente i puntoni in modo da rinforzare la capriata. Le terzere di campata s’è scelto di farle in ferro, come le catene, il monaco e le staffe d’ancoraggio. (D.G.)

  • 4470g
  • 4471g
  • 4472g
  • 4473g
  • 4474g
  • 4476g
  • 4477g
  • 4478g
  • 4479g
  • 4483g
  • 4485g
  • 4486g