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Ebano, corallo e argento primitivo

I gioielli Rever tra ricerca del bello ‘puro’ e riuso di oggetti della quotidianità

Foto: Paolo Semprucci, Alessandro Magi Galluzzi (gioielli)

Beatrice Battistini dopo aver seguito studi d’arte e svolto per alcuni anni attività di interior designer, ha trasferito passione ed energia nella creazione di suoi gioielli.
Lo stile Rever ha una sua propria filosofia che mira ad esaltare le caratteristiche dei materiali scelti come l’ebano,  il corallo, il corno naturale, l’argento primitivo.
Proprio dalla passione per il corallo sono nate le prime proposte dell’artista: l’arancio polveroso del corallo di Sciacca abbinato al nero dell’ebano hanno prodotto pezzi di serialità limitata quali bracciali, anelli e collane.
La ricerca continua ha portato ad una evoluzione estetica volgendosi ad una pulizia formale con tagli geometrici, utilizzo di materiali naturali come il corno e l’ebano nelle loro contrapposizioni cromatiche del bianco e nero.
La poetica di Beatrice Battistini si esprime nello studio  costante del “bello puro”, scevro da ogni ridondanza, fusione perfetta fra contemporaneità e forme morbide.
Contemporaneità ed innovazione che troviamo nella rivisitazione di elementi già conosciuti quali la “vecchia spilla balia” che diventa anche pendentif e il “moschettone”, lavorato in lastra o vuoto pieno, che apre e chiude grazie alla flessibilità del materiale lavorato.
Tutti i gioielli sono realizzati in esemplari unici, forgiati a mano esclusivamente in laboratori artigiani nazionali.
Le sue creazioni Rever sono oggi esposte e commercializzate nell’atelier sito nel centro storico di Senigallia, al primo piano di un palazzetto primi Novecento, ristrutturato dall’artista e da suo marito, partner nella vita e nel lavoro.
Merita una menzione particolare l’intervento che la coppia ha eseguito sull’appartamento che ospita l’atelier. Loro intento era quello di un restauro conservativo dell’esistente preservando perciò i materiali e le forme originali. Così l’unione della conoscenza tecnica del marito e l’indiscusso gusto estetico dell’artista hanno portato ad una sapiente opera di recupero.
Unica nota cromatica nell’involucro bianco degli ambienti, caratterizzato dagli infissi, dalle porte e dagli stucchi ripristinati da un artigiano locale, tutti rigorosamente bianchi, è rappresentata dal pavimento in graniglia  con decori rossi.
La scelta degli arredi si è indirizzata verso pochi pezzi estremamente finiti, come il tavolo Saarinen, il tavolo Campo d’Oro con geometrie variabili e le due grandi lampade bianche di Vico Magistretti. Da tutto ciò, è nato uno spazio eclettico di elegante semplicità, ideale luogo di esposizione e vendita di pezzi unici.

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