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Economicità, ambiente, attrazione

L’ufficio parassita di hiddenoffice: in un’epoca dove stupire con scarse risorse economiche è impossibile, c’è chi pensa che la qualità non sia necessariamente legata al lusso.

Simone Pirro, Luca Tappatà, Roberto Turtù

Intervento interior design luogo Casette d’Ete—Fm progettisti Simone Pirro, Luca Tappatà,
Roberto Turtù— hiddenoffice
redazione del progetto/ realizzazione 2011
costo 1.500,00 euro
dati dimensionali superficie 53 mq
caratteristiche tecniche utilizzo di pallets EUR-EPAL
foto Paola Turtù

Stupire con poco, ma con la forza delle idee è ancora possibile.

Tre architetti – Simone Pirro, Luca Tappatà e Roberto Turtù – laureatisi insieme nel 2009 e dopo una serie di esperienze lavorative diverse, decidono nel 2011 di costituire lo studio hiddenoffice, un laboratorio di architettura, che esplora differenti campi del design. Tali campi spaziano dall’architettura all’urbanistica, dalla progettazione d’interni all’illuminazione. Lo studio si avvale di collaborazioni interdisciplinari ed esplorazioni in territori multipli del design, essenziali per generare spazi funzionali e coerenti, integrando tutti gli elementi che hanno un impatto nello spazio costruito.

Convinti che lo studio dovesse rispecchiare il loro modo di intendere l’architettura, si sono subito trovati coinvolti nella sfida di generare un ambiente lavorativo capace di stravolgere il concetto di “arredo per ufficio”, in grado di sorprendere chi vi entrasse, coinvolgendolo in un’esperienza visiva affascinante. Partendo da una riflessione di natura sociologica che analizza i rapidi cambiamenti che la società attuale ci impone e che influenzano conseguentemente l’architettura degli spazi in cui viviamo, di come li viviamo e di quanto li viviamo è stato ideato un concept sulla base di fattori come l’economicità, l’ambiente e l’attrazione, che determinano oggi le condizioni con cui il design è chiamato a confrontarsi. Relazionando questi concetti tra loro è stato progettato un oggetto unico, in cui confluiscono diverse funzioni associate a più elementi, facenti parte dello spazio lavorativo. Non più semplici scrivanie, scaffali o librerie tradizionali, ma oggetti unici composti da elementi lontani. Uno spazio dove fosse possibile utilizzare ogni elemento dell’arredo in modo diverso, a seconda delle esigenze.
Il progetto si sviluppa all’interno dello spazio esistente come un parassita, modificandone i connotati, creando un’interferenza, un’eccezione deviante, in grado di evolvere uno spazio generico attraverso un riconoscimento del sé nel disconoscimento dell’altro. La strategia adottata viene realizzata usando elementi certificati ecosostenibili e dal basso costo iniziale – pallet EUR – PAL – che possono essere rivenduti, quindi riciclati, poiché non privati delle caratteristiche per cui sono stati prodotti, aggiungendo un’ulteriore caratteristica di sostenibilità economico-ambientale. La modalità in cui gli elementi vengono assemblati fa sì che l’oggetto si possa adattare alle più svariate esigenze spaziali, permettendogli di inserirsi nello spazio abitativo senza interventi di ristrutturazione. In questo caso l’idea del pallet non segue un percorso già sperimentato e di cui sempre più spesso si parla: il RE-CYCLE, ma ne sperimenta uno alternativo: il PRE-CYCLE, ovvero non utilizzare un oggetto dopo che esso abbia compiuto il suo ciclo di vita, ma utilizzarlo prima che esso lo compia, senza alterarne le qualità costruttive in modo che successivamente possa essere impiegato per lo scopo originario. L’idea proposta rispecchia le caratteristiche della società attuale che non ha certezze. Vive nel presente non conosce il suo futuro, per questo non vuole e non può essere eterna.