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Editoriale

Nel 1959 Mies van der Rohe, affermava che l’architetto deve “ non parlare mai ad un cliente d’architettura… Nella maggior parte de casi, se gli parla di architettura, quello non capirà cosa il primo sta dicendo. Un architetto abile deve essere capace di dire lui al cliente ciò che vuole, perché quasi sempre il cliente non sa cosa vuole.” Mi sono venute in mente queste parole, un consiglio che viene da uno dei veri maestri del secolo appena passato, sfogliando le architetture che illustrano questo numero di Progetti Ancona. La rivista propone infatti progetti dalla forte caratterizzazione, che sollevano la questione non marginale del rapporto che deve intercorrere fra il progettista e il committente. Il museo di Luca Schiavoni, la fabbrica Artisan shoes progettata da Guido Canali, l’illuminazione dell’azienda Guzzini sono interventi la cui densità sembra portare non solo la cifra del progettista, ma anche il vigore e l’efficacia del cliente.

Senza abusare di quel tema della grande committenza che nelle terre marchigiane portò in passato a qualche fabbrica degna di attenzione, mi pare si debba sottolineare non solo l’evoluzione della qualità progettuale che questa regione esprime, ma anche la spiccata consapevolezza che almeno un selezionato gruppo di clienti degli architetti vanno acquisendo. E del resto le parole di Mies, non intendevano squalificare l’intera classe dei committenti, quanto invitare gli architetti a rispondere all’esigenza della controparte, in maniera creativa, come il cliente non avrebbe mai immaginato.
Ovviamente stiamo parlando soprattutto di realizzazioni che sono destinate alla fruizione collettiva, che puntano comunque ad avere una lettura pubblica. Ma proprio lì, ogni architetto lo sa, sono i clienti più interessanti, quelli che ambiscono all’identità che l’architettura può aggiungere, anche quando si presenta sotto forme del tutto effimere, come un solo rivestimento di luce che scompare al farsi del giorno. Ma che l’effimero possa costituire un’immagine solida e duratura, lo avevamo già imparato da Las Vegas, per parafrasare un altro maestro.

Come si vede, la rivista è cresciuta in dimensione. Cogliamo l’occasione dell’aumento di pagine per approfondire e diversificare la funzione di ‘Progetti’ come principale vetrina della cultura architettonica della regione. Apriamo allora con una memoria dedicata a Paola Salmoni, che di quel rapporto fra progettista e committente ha dato un’esemplare interpretazione in tutta la sua vita professionale; e diamo ancora più spazio a progetti di giovani, elaborati nelle scuole marchigiane.