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Editoriale

Molti dei progetti proposti in questo numero di ‘Progetti Ancona’, hanno come ambito di riferimento la riva adriatica e i lungomare; territori che partecipano alla generale connotazione degli spazi pubblici urbani. La questione dello spazio aperto pubblico è inseparabile dalla vicenda storica stessa della città europea: è asserzione della sua identità speciale, rappresenta il suo attributo più rappresentativo. Cosa sarebbero le città marchigiane senza il gerarchico sistema delle loro piazze segnate da usi diversi, delle strade strette dalle quinte edilizie o improvvisamente aperte verso colli e marine? Ma ciò che è in ballo non è solo la memoria dei luoghi, la loro connotazione passata; al contrario di quanto avviene ad esempio nelle città del nordamerica, è proprio la rete degli spazi pubblici che garantisce in Europa un livello accettabile di integrazione sociale e di sostenibilità dell’ambiente urbano. Non è perciò un caso che le trasformazioni avviate in alcune grandi città negli anni appena trascorsi, come ad esempio Barcellona o Berlino, abbiano in buona parte riguardato proprio la tematica-bandiera degli spazi pubblici. Ma l’evoluzione nel tempo delle procedure attuative di quegli stessi interventi ha mostrato anche come il soggetto spazi pubblici stia mutando connotazione, dal momento che diviene sempre più difficile evitare il conflitto con alcune questioni relativamente nuove: le quali impongono di modificare le strategie tradizionali, per un maggiore adattamento alle logiche socio-economiche correnti. La prima questione è quella dell’accessibilità. In una società dove la mobilità sempre più prepotente ha ormai assunto un ruolo prioritario, lo spazio pubblico deve essere facilmente raggiungibile da parte di tutti. Occorre dunque dotare tali ambiti di una sequenza di infrastrutture, come strade o parcheggi, che tendono però ad interferire in maniera molto aggressiva con gli spazi pubblici stessi. Una seconda questione è quella della sicurezza. È un fatto che la società contemporanea stia divenendo sempre più impaurita. Il che impone l’introduzione di misure come telecamere, vigilantes, orari ridotti di accessibilità che mettono in dubbio uno degli assunti fondativi dell’identità originaria dello spazio pubblico: la assoluta libertà di uso e percorrenza. Un terzo punto è quello delle risorse finanziarie. In una società votata alla deregulation, in cui lo stato stesso affida sempre più quote di economia sociale nelle mani del capitale privato, è divenuto normale cercare di ricavare dalle superfici aperte pubbliche il massimo ritorno economico. E questo introduce, nel campo dello spazio pubblico, un elemento che per sua definizione vi si oppone:  la privatizzazione. Tutte e tre le questioni elencate – accessibilità, sicurezza, interazione fra intervento pubblico e privato – si sovrappongono ed enfatizzano negli ambiti pubblici urbani prossimi alla riva marina, rendendo complesse e faticose le operazioni di riqualificazione, anche per la particolare vulnerabilità dell’ambiente e la provvidenziale attenzione costante delle cittadinanze. Ma è indubbio che proprio lì si giocherà una parte consistente della partita della città adriatica nei prossimi anni. Vincerla o perderla spetta anche a noi progettisti. E la vicenda del recupero della Rotonda a Mare di Senigallia ne costituisce un esempio. Per parte sua ‘Progetti Ancona’, come ha già fatto in passato, continuerà a documentare con particolare attenzione quanto avviene lungo il fragile confine fra le nostre città e il mare.

Franco Panzini

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