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Editoriale

Fra i viaggiatori più supponenti che abbiano praticato il grand tour nei secoli passati, va certamente annoverato il francese Charles de Brosses, magistrato, linguista, uomo politico, che compì un viaggio in Italia negli anni 1739-1740, lasciandone un diario epistolare di grande successo, forse proprio per il tono stizzito di alcune descrizioni. Come quella in cui così descriveva la campagna romana: “Romolo doveva essere ubriaco, quando gli venne in mente di costruire una città in un territorio così brutto”.
Quando sulla via di ritorno attraversò Ancona, forse perché vinto infine dal fascino del paesaggio italiano,
o più semplicemente perché distrutto dal percorso in carrozza lungo la via Flaminia “una delle antichità più dure che io conosca”, lasciò della città un ritratto ammirato.
“La città è costruita in una posizione bellissima, su un picco bagnato dal mare. Ha un porto bello e buono (…) È stato fatto costruire in mare perfino un lazzaretto comodo e sicuro per la quarantena. Il porto è chiuso da un lungo molo; è uno dei migliori del mare Adriatico. All’ingresso del molo c’è un bellissimo arco di trionfo di marmo bianco di Paro, innalzato in onore di Traiano… La città di Ancona è la migliore che abbiamo incontrato dopo la nostra partenza da Roma.”
Quel fascino quieto che la città doveva avere in passato, capace di convincere
persino l’esigente De Brosses è in buona parte svanito nei decenni del secondo dopoguerra, quando Ancona si è espansa con la costruzione di quartieri anonimi e refrattari al bel paesaggio collinare. Solo nei tempi più recenti, e Progetti Ancona ha documentato questo fenomeno, sono tornati
ad apparire progetti urbani più sensibili, come quelli esemplari del Teatro delle Muse o del Campo degli Ebrei che affrontano la questione dell’identità
sospesa di Ancona. Sospesa fra una memoria spesso nascosta e una modernità quasi imposta, l’immagine della città è in questi anni oggetto di una vera ricostruzione. È per proseguire la riflessione,
il cantiere aperto della nuova identità urbana, che questo numero della rivista propone un panorama di tesi elaborate in varie università, Ancona stessa, Bologna, Venezia, che affrontano alcuni dei nodi progettuali intorno a cui rifondare la nuova scena urbana.

Franco Panzini

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