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Editoriale

Se è vero che l’architettura contemporanea risente inevitabilmente delle trasformazioni, non tutte positive, che investono il nostro paese, è pur vero che questi stessi cambiamenti impongono nuove strade per esprimersi, nuove questioni da affrontare. Ancor più che nel passato, la comunicazione diventa così parte integrante del progetto d’architettura, sia come atto generativo, che come risultato progettuale. Quello che sempre più spesso i progettisti vogliono raggiungere sono qualità come la trasparenza, che significa anche una migliore comunicazione con la committenza e l’utenza. Per questo documentiamo, in questo numero di Progetti-Ancona, una corposa selezione di eventi, che esplicitano la volontà di confrontarsi su temi che ruotano intorno alla dimensione della progettazione, dal tema della sicurezza a quello della sostenibilità, all’apertura di nuovi spazi di utilizzo pubblico che hanno vivacizzato la scena dell’architettura marchigiana nei mesi appena passati. A questa sezione, nell’ottica di una comunicazione che diventa sempre più interculturale, si affianca una sezione dedicata al padiglione italiano nella Shanghai Expo, simbolo di un’architettura che partecipa al confronto internazionale. Insieme a questi contenuti, la rivista offre altro. Continua la sua missione di documentare quell’architettura del quotidiano che troppo spesso resta celata appunto per mancanza di strumenti di comunicazione. E allora ecco un panorama di spazi del vivere che hanno recentemente visto la luce; molti e diversissimi interni, ambienti di lavoro, luoghi d’incontro, prodotti di design. Forme diverse che prendono vita dalla dimensione della progettazione creativa, ideazioni che giocano con il minimalismo, o rammentano la classicità, o evocano il barocco; atteggiamenti tutti leciti che conducono alla sperimentazione di forme realizzate e cariche di identità. Da ultimo si è cercato di portare una speciale attenzione al percorso tracciato da Ubaldo Fiorenzi che con straordinaria visione, a tutt’oggi di grandissima attualità, si prodigava per la cultura di un “costruire sostenibile”, realmente a “chilometri zero”.

Franco Panzini