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Editoriale

Il transito dalla rivista progetti alla nuova Mappe non vuole essere solo un cambio di titolo, ma sta a significare anzitutto il passaggio da un’ottica puntuale, attenta a registrare il singolo episodio, ad una visione topica allargata alla regione marchigiana come territorio del progetto nelle sue varie declinazioni e scale. Quindi mappe come visione globale contemporanea di molte attività che disegnano con la loro collocazione itinerari e reti di una seconda geografia culturale da sovrapporre alla singolare morfologia fisica del territorio marchigiano. Qualcuno potrebbe obbiettare perché non si sia pensato nel passaggio a mettere in rete una rivista interamente digitale, dal momento che oggi questo supporto è il miglior aiuto per chi si muove visualizzando mappe per orientarsi nel reticolo di vie e strade che segna il territorio.
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Coincidenza vuole che mentre scrivo vada in scena a Kassel la tredicesima edizione di dOCUMENTA, che mentre esplode la sua scena e i suoi eventi fuori dal Museo Fridericianum dall’Afghanistan al Cairo, per affermare la transnazionalità dell’arte, allo stesso tempo pubblica ben 100 piccoli libri di artisti, scrittori, filosofi e scienziati. E allora pensiamo che questa rivista è anche un dono che Vittorio fa ai suoi “amici” e come tutti i doni vuole avere la consistenza materiale di un oggetto da guardare e toccare e allo stesso tempo fornire un utile strumento per alcuni percorsi mentali e fisici attraverso lo spazio della nostra regione. Del resto l’origine fenicia della parola mappa, poi utilizzata dai latini, denotava una piccola tovaglia, un tessuto sul quale si apparecchia un pasto, ma anche col quale si portano via i doni dell’ospite, ed in seguito è proprio su queste pezze che verranno disegnate le prime mappe. Ecco quindi che con la nuova rivista stiamo cercando di tessere una trama fatta di fili di differente colore, che collegando diversi itinerari del progetto restituisca sovrapposta la complessità e la vivacità di un tessuto alternativo alla figura geografica del pettine di fiumi e crinali, che disegnano questa regione, e all’idea che assegna alla Città adriatica il ruolo di principale contenitore delle attività del progetto.
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Il nome Mappe che abbiamo alla fine scelto, sta del resto a significare la volontà di documentare la trasversalità delle azioni creative, includendo nel nostro osservatorio quanto di tutto questo possa essere raccontato attraverso le immagini escludendo per ora solo la registrazione delle creazioni sonore.
Se in Progetti era soprattutto l’Architettura a occupare la maggior parte della rivista, in Mappe tenteremo di allargare il contributo alle attività del Design, dal progetto dell’oggetto alla comunicazione per saltare poi di scala fino al progetto di Piano, ben coscienti comunque della conflittualità che spesso caratterizza i tre sistemi che nell’utopia del moderno erano fiduciosamente e consequenzialmente legati.
Oggi forse vi è comunque un legame reale, in qualche modo opposto alla incondizionata fiducia riposta nel secolo scorso alla espansione produttiva e allo sconsiderato sfruttamento delle materie prime del pianeta, ed è il sentimento comune alle tre discipline del progetto della coscienza di limite delle risorse e delle sempre più sofisticate tecniche del riuso, che annullano di fatto alcune relazioni dicotomiche per predisporre invece soluzioni trasversali ed ibride.
Ed è a seguito di questo nuovo e realistico stimolo che si rinnovano i temi dell’invenzione e dell’innovazione che attraversano tutte le scale e i luoghi del progetto dal panorama domestico alla mobilità, dall’involucro dell’abitare all’involucro dei corpi, recuperando una nuova alleanza tra ricerca scientifica e produzione, tra progettisti e aziende. Ma la ricerca non ha alcuna probabilità di successo se non si dispiega attraverso una consuetudine teorica di base che percorra tutti i luoghi dell’attività creativa dal pensiero all’immagine. Così vorremo documentare gli itinerari delle arti figurative che occupano spazi imprevisti come Porta Pia ad Ancona rivelata e restituita ad Open academy da White Fish-tank o la rinnovata vitalità del nuovo artigianato della graphic novel, che alimenta imprese del fantastico come Rainbow, fino alla mirabile e multiforme attività trasversale tra invenzione grafica e documento critico dell’editoria cartacea marchigiana.
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Mappe insomma come figure di una nuova mnemotecnica del territorio che aiuti a riconoscere e ricordare i diversi percorsi e luoghi del progetto, generando attraverso la sovrapposizione dei differenti layers una serie di figure guida, a testimonianza della multiforme e dinamica realtà delle Marche.
È con lo spirito di continuo e ingenuo stupore per la bellezza del paesaggio e la vitalità sociale delle comunità, che ancora dopo vent’anni dalla mia “emigrazione” dalla terra toscana mi accompagna negli itinerari marchigiani, che ho accettato di traghettare verso una nuova formula editoriale la rivista, ben consapevole della complessità del compito che ci attende, ma confortato dal contributo di pensiero e testimonianza dei fondamentali amici che hanno finora sostenuto Progetti, e allo stesso tempo cosciente che questo sarà un numero sperimentale nel quale permarranno inevitabilmente tracce del passato ma anche aperture verso nuove configurazioni, attitudini e intenzioni.

di Cristiano Toraldo di Francia