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Editoriale

Nelle realizzazioni che presentiamo in questo numero di Progetti-Ancona emerge con evidenza una caratteristica forte dell’architettura recente, italiana e non solo. Questa è determinata dal numero crescente di edifici che non consistono più semplicemente in un’accumulazione di piani identici, ma sono invece il prodotto di sequenze spaziali complesse. Il risultato è una ricerca di varietà spaziale da cui emerge la comunicazione che l’architettura è divenuta ancora più a tre dimensioni, di quanto questa già sia per definizione.
Il progetto che abbiamo scelto per illustrare lo speciale‚ un quartiere nella prima periferia di Senigallia realizzato da Claudio Campodonico, è emblematico di questa idea di un’architettura generata dall’articolazione spaziale, che del resto Campodonico pratica da tempo.
Il complesso residenziale progettato da Canzian è un altro esempio dell’uso di questo alfabeto progettuale, volto a enfatizzare la tridimensionalità dell’architettura. Questa ricerca mostra la propensione contemporanea dei progettisti a prestare maggiore attenzione alla esperienza visuale, spaziale, tattile, che ogni costruzione determina, e che nei progetti presentati è rinvigorita dalla integrazione fra materiali costruttivi diversi, tradizionali e contemporanei.
Altrettanto interessante all’emergere di una architettura sensoriale‚ è il fatto che questa complessità si rivolge soprattutto agli interni, e non si manifesta sempre altrettanto visibilmente in esterni i quali rimangono a volte ancorati a forme relativamente semplici.
Così nell’intervento dello studio Salmoni per il riuso di un ex-convento a Castelfidardo, la domestica modestia esibita dai paramenti esterni si coniuga con la ricchezza inventiva di spazi e materiali dell’interno; e lo stesso accade nei misurati interventi degli studi Argentati, Brunetti e Filipponi, Graidi, Sardellini.
La semplicità di alcuni esterni sembrerebbe in antitesi con la complessità, e a volte la complicazione delle sezioni trasversali, ma in questo non vi è contraddizione; la semplicità degli esterni (che può essere altrettanto
spettacolare dell’esuberante tridimensionalità degli interni) è un ostentato silenzio ideato per levarsi al disopra del clamore dell’ambiente costruito.A questa logica si attengono anche i due singolari oggetti che documentano la sezione design; prodotti industriali, parti meccaniche non certo destinate al mercato del consumo di oggetti firmati. Ma che nella mirabile fusione fra efficienza funzionale e chiarezza estetica, riesumano la vecchia questione del rapporto fra forma e funzione; che almeno in questi prodotti di un design anonimo e non cosciente mostra di essere ancora vitale.