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Editoriale

Non è certo solo un fenomeno nostrano, il fatto che i governi non credano più alle loro finalità collettive, che si occupino soprattutto di svendere proprietà pubbliche al settore privato, che l’iniziativa del singolo sia celebrata come il trionfo sulla monotonia dell’intervento burocratico.
Tutti gli europei stanno sperimentando la mutazione verso vite che il sociologo Ulrik Beck ha chiamato DIY. L’acronimo sta per Do It Yourself, e sintetizza il fatto che ogni individuo è ormai diventato una ditta in proprio, un’azienda individuale.
Teoricamente a noi architetti questo individualismo dovrebbe piacere assai, portando ad una maggiore diversificazione dell’architettura, liberata da un unico idioma dominante. In questo contesto i progettisti dovrebbero sentirsi liberi di costruire in qualsivoglia stile a loro piaccia.
Nella pratica sappiamo però che non è così. L’attuale libertà personale è fortemente market-oriented. e la capacità decisionale dei singoli, assai ridotta dai rigidi binari imposti dal mercato. Così paradossalmente lo stile di vita DIY sembra per ora produrre scenari urbani più banali e monotoni, ingombri di soluzioni standardizzate, la cui qualità ci fa rimpiangere i bei quartieri che l’INA Casa costruiva un tempo.
Fortunatamente però ci sono ancora architetti e committenti che riescono a bypassare questa svendita del paesaggio collettivo, e Progetti Ancona fa del suo meglio per mostrarlo.
I raffinati interni di Mondaini e Solustri; i colorati pannelli di rivestimenti ideati da Marinelli per smaterializzare i capannoni industriali; le aeree installazioni di Filipponi e Kita in occasione di mostre di design e arte; o quella assai più solida e architettonica realizzata da studenti all’interno del centro commerciale Auchan, sono tutti tentativi di proporre oggi, frammenti diversi della molteplicità di approcci al progetto. La rivista ha da questo numero una nuova rubrica che abbiamo chiamato sketchbook. E’ destinata a contenere idee progettuali, proposte, recensioni e la inauguriamo con due tesi di laurea, entrambe rivolte a progetti di aree verdi urbane, presentate presso la Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno.