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Editoriale

L’accrescersi della presenza in Progetti-Ancona di realizzazioni di design d’interni, testimonia certamente un generale reorientamento della professione in un momento di crisi economica. Ma questo rivolgersi dei progettisti ad interventi a piccola scala, non va visto certamente come un arretramento, quanto piuttosto come un’opportunità per fare avanzare un settore, in passato considerato secondario, investendolo delle medesime problematiche che si affrontano nella progettazione a grande scala. E mi riferisco in primo luogo alle questioni della sostenibilità.

Spot pubblicitari, come il packaging di prodotti d’ogni tipo, cereali, sapone o dentifricio annunciano da anni la compatibilità ambientale del prodotto pubblicizzato, riconoscendo in questo un valore aggiunto. Ma la sostenibilità è assai più di una strategia di marketing: è un’esigenza vitale, destinata a rivoluzionare tutti gli ambienti. Tanto più quelli di vita.

Nel disegno di interni hanno sovente sin qui prevalso ragioni estetiche, quando non di mera autorappresentazione; c’è invece un campo aperto che si apre oggi alle scelte dei progettisti. Quello di avviare pratiche che rendano gli occupanti di uno spazio interno consapevoli e partecipi di una generale attitudine alla conservazione energetica.

Pratiche sostenibili di interior design sono quelle azioni che riducono l’impatto ambientale in relazione al sito, all’uso dell’acqua, al consumo di energia, alla selezione dei materiali. Agendo sul complesso di queste scelte, l’interior design sostenibile minimizza gli effetti negativi e massimizza quelli positivi sui sistemi ambientali nell’intero ciclo di vita di un edificio, con soluzioni di miscelazione della tradizione con nuove tecnologie.

Occorre dunque indirizzarsi verso una coscienza ambientale dell’interior design, come pratica professionale che miri a creare spazi interni ecologicamente sostenibili e sani per gli occupanti; è questo è il vero nuovo ‘stile’ degli anni che attraversiamo.

Franco Panzini