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Eduardo Vittoria, in ricordo

Foto: Raniero Carloni

La sera del 10 maggio è morto Eduardo Vittoria, architetto, docente e riformatore emerito dell’università italiana, fondatore della facoltà di architettura dell’università di Camerino nell’ormai “storica” sede di Ascoli Piceno. Vittoria è nato e Napoli nel 1923, e scompare all’età di 86 anni, alla fine di una lunga vita interamente spesa nella difficile battaglia per la modernizzazione del nostro paese e delle sue istituzioni. Com’era consono e naturale per i migliori di una generazione che aveva attraversato il fascismo e la guerra, Eduardo Vittoria era infatti soprattutto un intellettuale modernista, con i “calzini bianchi”, impegnato e attento al processo di crescita politica e civile del paese. Non è difficile ricordare le fasi e gli interlocutori più importanti del suo percorso. Nel dopoguerra due contenitori essenziali del rapporto tra architettura e politica: l’APAO (Associazione Per l’Architettura Organica) di Bruno Zevi e la Olivetti dell’industriale utopista Adriano. La prima lo mette in contatto con altri giovani leoni della futura classe dirigente dell’architettura e dell’urbanistica italiane: lo stesso Zevi, Quaroni, Carlo Aymonino, Carlo Melograni; la seconda gli consente di applicarsi all’opera che più gli si addice: ricondurre le forme dell’architettura moderna a farsi strumento di emancipazione e progresso economico e politico della società e del territorio. La sua presenza a Ivrea lascia numerose tracce, sia nella messa a punto del modello territoriale Canavese, sia in una serie di edifici che testimoniano la terribile integrità “razionalista” del suo approccio progettuale. Negli anni sessanta e settanta, scomparso Adriano Olivetti, Vittoria si dedica soprattutto alla riforma dell’università e a un impegno più diretto in politica. È assessore in una delle prime speranzose “giunte di sinistra” delle grandi città italiane – con Valenzi a Napoli nel 1975 – e poi consigliere per una legislatura presso la Regione Campania. L’impegno per l’università lo accompagna per tutto il resto del suo percorso, segnato soprattutto dal rapporto con due compagni di strada enormemente influenti: Ludovico Quaroni e Antonio Ruberti. Col primo deve gestire la fase calda della trasformazione dell’università italiana in una istituzione di massa, con la creazione dei settori disciplinari, croce e delizia del nostro sistema educativo e la fondazione di alcune nuove facoltà; del secondo – il migliore dei nostri ministri – apprezza e sostiene l’impegno per l’autonomia e il tentativo di avvicinare la macchina dell’istruzione superiore italiana agli standard internazionali. Ascoli, fondata nel 1992, è infatti il piccolo capolavoro del rapporto con Ruberti e della terza giovinezza di  Eduardo Vittoria, che ha successo nel tenere la facoltà al riparo sia dai tentativi di contagio delle grandi università, che tendono a risolvere le loro crisi “colonizzando” le piccole, sia dagli eccessi del localismo che oggi affliggono le troppe “piccole sedi” fiorite sul territorio nazionale. Vittoria costruisce una compagine di docenti composita, culturalmente aperta, fortemente orientata all’inserimento dei giovani, all’attenzione all’ambiente e all’innovazione tecnologica e culturale. Se oggi la facoltà conserva una forte credibilità e un profilo riconoscibile e rispettato in Italia e non solo, lo si deve soprattutto all’impostazione data dal fondatore, e al tentativo di chi gli è succeduto di non tradire quell’impronta. Insieme al dolore per la sua scomparsa ci è quindi facile, oggi, testimoniare anche l’orgoglio di aver fatto parte dell’ultimo suo progetto e l’impegno a continuare sulla stessa strada, cercando di fare della nostra scuola uno strumento di crescita e affermazione nazionale e globale del territorio che la ospita.

I docenti della scuola di Architettura dell’Università di Camerino

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