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FAAM. Passione, innovazione

Intervista con Federico Vitali

FAAM
Federico Vitali

Federico Vitali ha fondato FAAM nel 1977. Dal 1982 è Amministratore Delegato e Presidente della Società. Dopo aver ricoperto vari ruoli di responsabilità, nel 2006 è stato eletto alla carica di Presidente di Confindustria Marche.

Il successo internazionale di FAAM si è costruito su una grande innovazione tecnologica e sulla combinazione virtuosa di molti fattori competitivi. Quali sono?
Premesso che relativamente al successo penso che il successo è successo, quindi non posso modificarlo, mi piace pensare a quello che deve succedere. La sua è una domanda che in un baleno mi fa passare più di trent’anni di vita davanti agli occhi. È vero, oggi siamo un gruppo imprenditoriale che produce e commercializza batterie al piombo e litio oltre che veicoli elettrici e a metano nel mondo, anche se siamo partiti da una piccola ma splendida cittadina che si chiama Monterubbiano. Come ci siamo riusciti? Credo che il motivo essenziale vada riferito a un’idea fondamentale. L’idea che l’impresa è un bene-territorio, che deve avere un fine superiore, in grado di motivare gli “Uomini” che la compongono, così da creare un gruppo e averli tutti responsabili e coinvolti con passione nel progetto. Questo è il mio concetto dell’impresa. Poi viene tutto il resto.

È giunta l’ora anche del design? Del mettere insieme forma e funzione? Del costruire prodotti efficienti, ecologici ma anche belli?
Veramente ci abbiamo sempre pensato e creduto. Stile e prodotto di qualità si distinguono difficilmente, tanto quanto la forma e la sostanza nel pensiero di Aristotele. Ma intendiamoci bene: per un’impresa come la nostra non si tratta di seguire l’onda estemporanea del glamour a tutti costi. Il design risponde a esigenze estetiche e l’estetica non ha canoni universali. Per noi il bello si misura sul criterio della funzionalità. Per noi “funzionale è bello”. L’appeal di un prodotto sta in questa dimensione, che valorizza il nostro cliente. Abbiamo sempre pensato così. Certo oggi abbiamo fatto un salto di qualità contando sulla risorsa umana e sulle strategie propositive che da questa possono venire.

Ci sono progetti in itinere su questo fronte? Quali? Con Chi?
Ci sono progetti e anche qualcosa di più. La tecnica del design in FAAM si sta specializzando sotto questo profilo. Di recente siamo stati partner di Ecodesign, un master tenuto nella Facoltà di Architettura dell’ateneo di Ascoli Piceno. Oggi abbiamo in FAAM giovani brillanti, che hanno frequentato corsi specialistici e di solida formazione, in grado di innovare le tecniche della produzione sostenibile trasformandola in obiettivo strategico. L’azione si svolge a più livelli. La nuova tipologia di ricerca si concentra infatti sulla progettazione da eseguire per le strutture oltre che sul comfort adeguato degli abitacoli. Un’esigenza particolarmente apprezzata dai mercati è, per esempio, la linea ergonomica delle posture da tenere alla guida. C’è anche una “reinterpretazione” dei materiali utilizzabili in funzione ecosostenibile. Che so… i pneumatici dei veicoli possono essere mandati al riciclaggio per produrre un tessuto sintetico da adoperare per i campi di calcetto. Alcune fasi della produzione possono essere sintetizzate per diminuire i costi. La EVF spa che progetta e produce i nostri veicoli elettrici sta applicando alcune specifiche tecniche di questo design d’avanguardia per un prototipo in fase di progettazione. Un veicolo, peraltro, già di basso impatto ambientale perché elettrico. Mi piace comunque osservare, ancora una volta, che la risorsa umana è l’elemento vincente per superare persino l’attuale crisi globale dell’economia.

Lei pensa che in futuro gli aspetti progettuali possano essere un asset anche per voi sui mercati mondiali? Sono arrivate richieste in questo senso alla vostra azienda? Da quali Paesi?
Naturalmente nel caso del Guppo FAAM le progettazioni più richieste non riguardano tanto il design quanto gli aspetti di tecnologia avanzata nel settore delle batterie e dei veicoli elettrici. È evidente che un progetto come ‘Batteries for Building the Future’ non può non destare attenzione sui mercati mondiali. Il Gruppo FAAM progettando e producendo veicoli elettrici da più di venti anni ha di fatto trasformato EVF spa, la società del gruppo che si occupa della produzione dei veicoli, in laboratorio per la ricerca di nuove batterie sui veicoli stradali a trazione elettrica. Facendo leva sul know-how acquisito abbiamo: sviluppato un nostro sistema BMS – Battery Management System – caratterizzato per ottenere dalle batterie al litio, e quindi dai veicoli che le montano, le migliori prestazioni con i più elevati standard di sicurezza, massimizzando i rendimenti con il miglior rapporto tra peso e potenza per ogni esigenza di spazio; realizzato un progetto innovativo sulle nostre batterie trazione denominato ‘Energy Saving FAAM Batteries’, che ci ha permesso di ottenere una batteria e un sistema di ricarica, brevettati con il nome di Envirotech. Questo sistema genera un risparmio energetico pari al 27% di energia. Credo che questo risultato possa essere valutato anche in chiave di responsabilità etica, per dare risposte ai problemi del pianeta.

Quali rapporti intrattiene FAAM con le Università marchigiane sul fronte del progetto, inteso come sviluppo tecnologico ed estetico degli oggetti?
È fuor di dubbio che le Università sono nostri interlocutori privilegiati. I rapporti sono molto attivi. Anche in questo periodo sono in corso una decina di dottorati. Il sistema universitario è indispensabile per supportare l’Impresa che innova oltre che per valorizzare le differenze in una logica integrata. Ecco perché con gli atenei marchigiani FAAM ha una collaborazione continuativa, con punte di eccellenza di rilievo internazionale. Voglio ricordare che alle Olimpiadi di Pechino 2008 il nostro marchio era presente grazie a un’importante fornitura di veicoli Smile. Uno di questi funzionante con la innovativa Fuel Cell, che utilizza l’idrogeno per generare energia a bordo del veicolo, eliminando quindi ogni forma d’inquinamento. Il sistema è stato  messo a punto grazie alla collaborazione tra i tecnici universitari dell’Università Politecnica di Ancona e quelli della nostra Impresa di Monterubbiano. Lo Smile, così dotato, apre soluzioni per il trasporto di merci e persone non dipendente da energia derivante da idrocarburi.
Che giudizio dà delle relazioni tra imprese marchigiane e università, centri di ricerca e formazione?
Positivo anche se può migliorare. È positivo perché si sta collaborando con tutte e quattro le università marchigiane. Il sistema confindustriale marchigiano è orientato con determinazione alla sinergia, per creare permeabilità tra scuola e mondo del lavoro con vantaggio non solo dei giovani inseriti in progetti cofinanziati. La collaborazione tra Istao, Confindustria e università, ad esempio, sta funzionando con  un’ottima logica di complementarietà. Con Istao e il Politecnico di Ancona si pensa di stabilizzare il Corce dell’Ice per formare giovani capaci di guidare l’internazionalizzazione delle aziende. In Confindustria siamo riusciti a coinvolgere anche gli istituti bancari a sostegno della formazione in alcune aree tematiche: come la ricerca, l’innovazione, la crescita dimensionale dell’impresa e la conquista di nuovi mercati. Quattro anni fa Confindustria ha avviato un partenariato con il Politecnico di Ancona che permette di attivare decine di dottorati ogni anno. Dal 2008 questa azione sta coinvolgendo anche le altre università delle Marche. Le imprese sono sempre più ricettive nei confronti di queste iniziative, consapevoli che il mondo cambia drammaticamente ogni giorno. Per questo sono costantemente impegnate nel prodotto innovativo. E per innovare la collaborazione con le università è fondamentale.

A cura di Cristiana Colli

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