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Faber Cafè. Art + beer

Un’officina di ozio e cultura che si trasforma di sera in sera a Macerata

Silvia Brocchini, Fabio Gabrielli,
Alberto Gabrielli, Giorgio Balestra
Intervento: locale pubblico per degustazioni
e attività culturali
Luogo: Macerata
Progettisti: arch. Silvia Brocchini, arch. Giorgio Balestra
Committente: Fabio Gabrielli
Anno di redazione del progetto: 2006
Anno di esecuzione: 2006-2007
Imprese esecutrici:
cartongesso e tinteggiatura: Nuova PIEFFE Color;
opere elettriche: GIEFFE;
opere di falegnameria: Bruno Sciapichetti;
opere idrauliche: Claudio Fantozzi;
esecuzione pareti metalliche espositive:
Silvia Natalucci e Silvia Brocchini;
forniture: Abaco, Forme Italia, GDT, UNIMES, Eurobirra
Dati dimensionali: 103 mq

Foto: Vittorio Corvi

La collocazione all’interno del tessuto storico della città, la grande fertilità mentale del committente – Fabio Gabrielli -, estimatore d’arte e dell’arte della birra, le innumerevoli esigenze commerciali e funzionali del locale, sono gli aspetti caratterizzanti dell’intervento di interior design qui presentato: una “officina di ozio e cultura” perfettamente integrata con la collocazione geografica e le aspettative che una città come Macerata, sede universitaria e dell’Accademia di Belle Arti, deve poter offrire ai suoi utenti. L’origine del nome ‘Faber Cafè’ trova spunto da una leggenda scozzese, quella del blacksmith priest, sacerdote fabbro, che sulla sua incudine sigillava l’amore eterno di amanti clandestini, a cui le famiglie e la società impedivano di sposarsi. Una leggenda affascinante, romantica, lontana nel tempo e nella geografia, che si è fusa e modellata all’identità fortemente innovativa del locale. Rimasta l’incudine, il blacksmith è stato tradotto in ‘Faber’ (da faber ferris) connotandosi così di altri significati altrettanto emblematici dell’identità del locale: ingegno, artigianato, creatività… Ecco allora che le attività di ristoro, degustazione, esposizione d’arte, lettura e musica si fondono e/o si alternano armoniosamente all’interno di questo contenitore poliedrico. Il progetto si propone come “appendice” all’intreccio di vicoli e scorci del centro storico. La forte predominanza della profondità all’interno della sala principale, ulteriormente accentuata dalla suddivisione longitudinale del volume originario, si contrappone all’altezza ridotta del soffitto dando vita ad una vera e propria “galleria” dove la funzione e il peso di ogni singola componente vengono determinati dalla scelta del colore e dei materiali adottati. La sovrapposizione di “sistemi” semplici genera la complessità volumetrica dell’intervento. Lo spazio di uso pubblico viene virtualmente diviso da quello destinato ai servizi (cucina, retro-banco, bagni, celle frigorifere,…) attraverso un setto modulato, di colore verde acido, al di sotto del quale si intersecano i volumi secondari. La direzione assunta dai nuovi elementi, perpendicolare al vicolo di accesso al locale, costituisce il legame geometrico con il tessuto urbano esterno che lo contiene. La scelta dei materiali è stata dettata dal nome e dalla filosofia del locale stesso: i metalli sono presenti e lasciati naturali, in tanti oggetti che compongono il progetto, dalle scale che collegano le due salette, alle nicchie contenitori, ai frammenti che decorano i tavoli, fino ad arrivare alle pareti espositive che si sviluppano per una lunghezza di 17 m ed un’altezza di 2,40 m. Le pareti espositive su cui appendere le opere d’arte, realizzate accoppiando pannelli in ferro nero ed inserti metallici più nobili quali ottone, acciaio s.b., acciaio lucido, alluminio e pvc nero, sono contenute a loro volta all’interno di un sistema predominante di pareti di colore bianco che si snoda perimetralmente dalla sala principale, attraverso una piccola rampa di gradini di acciaio, verso la seconda sala “satellite” accogliendo all’interno delle aperture orizzontali opere di piccole dimensioni e libri destinati al “bookcrossing”. Qui la percezione volumetrica si inverte contraendosi in superficie e dilatandosi in altezza. Vengono riproposte, a compimento del percorso espositivo, le pareti metalliche della sala principale ricalibrandone le dimensioni e partiture. L’arredo modulare in mdf laccato, anch’esso progettato, permette continue metamorfosi legate alle esigenze degli utenti e la saletta si trasforma di sera in sera. L’uso contenuto di un unico colore contrapposto alle tinte neutre bianco e grigio antracite, l’uso esclusivo di tagli di luce indiretta a basso consumo di tipo fluorescente, sono stati studiati per garantire un comfort visivo ed un’armonia cromatica adatti a tutte le espressioni artistiche che lo spazio accoglie.

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