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Forme mutevoli tra mondo progettato e mondo naturale

Un suggestivo parco oggetti per lo spazio domestico e l’archiviazione multimediale

L’attività di progettazione di Vallini Architetti Associati nel settore dell’industrial design legato al mondo delle materie plastiche risale al Duemila. Gli interventi abbracciano i campi più diversi, dalle attrezzature medicali ospedaliere neonatali alle macchine fitness; dalle apparecchiature per le telecomunicazioni agli utensili professionali. ‘Opuntia’ rappresenta una collaborazione con Pgl Plast nella realizzazione di oggetti per l’archiviazione multimediale e oggetti d’uso. Nasce dalla memoria, da una passione, da frammenti di immagini che la mente rende vividi quando la mano traccia il segno. Gli oggetti si modellano seguendo la forma di piante, cactus, fiori e pungenti spine per poi lentamente perderla lasciandone solamente la traccia. Sinuosità e linee che rivelano un tempo sempre esistito, come ricordi assopiti risvegliati dalla luce dei colori, dagli odori intensi di essenze legnose e speziate che rievocano le origini più lontane. La materia diventa trasparente, lievemente tinta, vetrosa, a volte calda, con le venature e le trame della fibra in superficie che la rendono  scabrosa al tatto, a volte fredda come lingue d’acciaio. Sono forme mutevoli, quasi animate, che entrano prepotentemente nel tuo spazio, sorprendendoti, per poi dissolversi, come presenze evanescenti che ti accompagnano nella continua trasformazione di ciò che ti avvolge. Opuntia proviene dal nome della città di Opus (Opunte) capitale della Locride, antica regione della Grecia. Denota il genere di cactus più vasto, di cui i brillanti colori dei fiori e la polposità degli spinosi frutti (chiamati “del Fico d’India”, dal nome botanico di Opuntia ficus-indaca) ne sono il simbolo. Come i cactus, gli oggetti possono essere alti vari metri o pochi centimetri e la maggior parte cresce molto rapidamente generando nuove specie…nuove realtà dove non esistono più nette linee di confine tra mondo artificiale, progettato, e mondo naturale. Le “cose” entrano nella sfera dei sensi, abbandonano l’aspetto inorganico trasformandosi in silenziosi testimoni del mutamento della materia in qualcos’altro. Di fatto Opuntia è solo un pretesto, un modo per osservare un progetto in movimento, per riflettere sulle interferenze tra individuo e luogo di vita.

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