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Grand Avenue Project Los Angeles C.A.

Un Landmark innovativo, cardine di un sistema complesso

Universita’ degli Studi di Camerino
Tesi di laurea in Architettura: 
Grand Avenue Project Los Angeles C.A.
Anno accademico: 2008-2009
Autore: Massimo Guidotti
Relatori: prof. arch. Cristiano Toraldo Di Francia (UNICAM), prof. arch. Jonathan Reich (Call Poly C.A.)
Correlatore: prof. ing. Alessandro Dall’Asta (UNICAM)

L’area di progetto è situata a Los Angeles il cui sviluppo urbano è stato caratterizzato da una forte dispersione, che ha allontanato la città dal modello europeo di centro abitato dotato di un nucleo storico riconoscibile. L’urbanista e teorico Kevin Lynch, attraverso The Image of a City, fornisce una chiave di lettura per comprendere la dinamica urbana della città, mentre Reyner Banham con Los Angeles The Architecture of Four Ecologies suggerisce un metodo per ricercare ordine all’interno di un’organizzazione spaziale insolita e complessa. I centri sparsi – effetto della politica di Urban Sprawl – sono collegati tra loro dalle freeways, la rete infrastrutturale della città. Tale caos urbano, dettato dall’essere crocevia culturale, ha contribuito a rendere Los Angeles un melting-pot architettonico di notevole interesse. Nello specifico, il progetto interessa l’area di Downtown, centro finanziario della città californiana, che con la sua estensione su una griglia di isolati rettangolari, rappresenta l’unica zona ad alta concentrazione di grattacieli.

L’area di progetto riguarda tre isolati dalla forte pendenza confinanti a nord con la Walt Disney Concert Hall, ad ovest con il MOCA, a sud con il Los Angeles Times e ad est con alcuni edifici municipali. Inoltre, la zona attualmente sgombra da costruzioni ed utilizzata come parcheggio, presenta all’angolo dell’isolato centrale, l’uscita della metropolitana Civic Center Metro Station. La sfida è quella di creare un Landmark, un edificio simbolico dall’immediata riconoscibilità, che possa essere al contempo insieme credibile e serie di parti; un elemento non isolato dal contesto urbano, bensì centro cardine di un sistema complesso come quello rappresentato da Los Angeles. L’architettura è l’arte di guardare in modo diverso banalità e quotidianità per renderle uniche. È meravigliarsi nel vedere come una serie di semplici parallelepipedi uniti tra loro, riescano a dar vita a una torre complessa che racchiude in sé le funzioni di uno spaccato di città. Il progetto crea un nuovo paesaggio urbano capace di relazionarsi con il contesto in maniera innovativa, un edificio nel quale le varie parti dialogano reciprocamente:

_torre uffici (355 m) la più alta delle cinque, è caratterizzata dal “grande vuoto”, una lama che la taglia in parte, alleggerendone la massa e rendendola più scultorea.
_due torri housing dalla pelle high-tech nelle quali si alternano oltre trenta tipologie abitative intervallate da piani leisure.
_torre MOCA2sky (230 m) i cui primi ventidue piani sono destinati all’Hotel, mentre i successivi sono adibiti all’estensione verticale dell’esistente MOCA con il quale è collegata da uno dei quattro bracci reticolari della torre.
_bio-torre (200 m) nella quale si alternano “cinque giardini sospesi” e appartamenti duplex che utilizzano come schermatura solare un sistema di alberature posto all’interno degli stessi. L’inclinazione della torre permette la raccolta e successiva distribuzione delle acque meteoriche nei vari giardini.
_centro benessere, piastra posta a 212 metri, collegato in modo diretto alla torre uffici ma raggiungibile da ognuna delle cinque torri, sulla cui copertura è situato un eliporto.
_piazza sospesa, posta a 125 metri, dedicata al leisure e collegata alla città da braccia reticolari.

“Quando ho progettato questa torre ho pensato alle sensazioni che avrei provato trovandomi di fronte ad un edificio simile: stupore, meraviglia ma anche molta curiosità di capire come un edificio così avrebbe potuto influenzare uno skyline come quello di Los Angeles, come una città verticale, con un flusso giornaliero pari a 50.000 persone tra residenti, lavoratori, clienti e visitatori avrebbe potuto relazionarsi con la città orizzontale per eccellenza”.