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Il bosco dei miracoli

Leonardo Cemak a Jesi

Intervento: allestimento mostra ‘Leonardo Cemak.
Le stanze nel bosco’
Luogo: Chiesa San Nicolò, Jesi (AN)
10 ottobre – 1 novembre 2009
Enti promotori: Comune di Jesi, Assessorato alla Cultura:
assessore Valentina Conti; Pinacoteca e Musei Civici di Jesi:
direttrice Loretta Mozzoni
Sponsor: ATIesino; Petrolgas; Gagliardini srl
Progettisti: concept allestimento Leonardo Cemak;
progetto allestimento arch. Riccardo Bucci;
grafica e comunicazione Mauro Luminari
Imprese esecutrici: 3D group Senigallia (AN);
Paladini Marcello Impianti Elettrici Castelplanio (AN); UNISONO Jesi (AN)

 

Foto: Alessandro Di Gaspare

Installato all’interno della chiesa di S.Nicolò, il più antico baluardo monumentale di Jesi, già esistente a partire dal XII secolo, l’allestimento ‘Le stanze nel bosco’ dell’artista Leonardo Cemak si propone in primo luogo come contenitore d’arte inserito all’interno dell’architettura antica, senza turbarne la composizione ed anzi, conferendole enfasi e rafforzandola.
Già all’ingresso il visitatore viene fermato, l’occhio deviato e volto verso l’alto da un imponente monolite nero, che guida lo sguardo attraverso le tre navate della chiesa, mentre fasci di luce sottolineano i pilastri compositi e le coperture voltate, immergendo di colpo il fruitore nello spazio architettonico. Al centro della navata centrale è stato “appoggiato” un contenitore di colore bianco, una galleria espositiva di forma prismatica, nella quale si viene risucchiati all’interno; uno spazio scuro, in cui si è suggestionati ad entrare in una dimensione isolata e meditativa, per contemplare l’opera ‘Nel Bosco, Biancaneve’.

Il percorso espositivo è spinto e guidato dalla forzatura prospettica della galleria verso l’installazione ‘Nel Bosco, Compianto’, allestita nell’abside principale. Il contenitore ha così la duplice funzione di forzare al limite estremo la centralità dell’allestimento, che prosegue, guidando il flusso prima in profondità attraverso la chiesa, e poi in modo circolare attorno all’oggetto contenitore, sulle cui pareti sono fissate altre opere.
Il silenzioso oggetto architettonico diventa fulcro centrale dello spazio, innescando forze centripete, pur rimanendo a rispettoso servizio del pensiero dell’artista, della architettura storica, e del fruitore.
Altro elemento importante dell’allestimento è il box-video che si trova in prossimità dell’ingresso nella navata laterale, completamente oscurato, utilizzato per i diversi video presentati dell’artista, con colonna sonora che si diffonde nello spazio.

 

Per Grazia Ricevuta

Confesso di sentire da sempre la Vocazione. Quel sentirsi chiamato, quel seguire la voce che ti chiama, quell’andare verso chi e cosa ti chiama. Il Comune di Jesi mi ha gentilmente concesso la Chiesa di San Nicolò come luogo per manifestare la mia vera vocazione. Entrando, ho visto la chiesa, in un primo momento, vuota.
Poi, guardando meglio, mi è apparsa come per miracolo, distesa nella navata centrale, una specie di casa. Saranno stati gli angeli a portarla? Una casa lunga e stretta, bianca all’esterno e nera nella sua cavità, con due porte simmetriche, una di entrata, orientata verso l’ingresso principale della chiesa, e l’altra di uscita, verso l’altare e l’abside. Un corridoio oscuro l’attraversava nei due sensi, veniva quasi paura a percorrerlo. A metà di questo corridoio si trovava una cappella che conteneva un dipinto, illuminato da una corona di luci, davanti al quale era deposto il corpo di una fanciulla, forse santa o forse no, ma il fatto che si trovasse in quel posto lasciava immaginare che fosse tale. La fanciulla, in verità, sembrava, più che altro, dormire, come in attesa di essere svegliata da qualcosa o da qualcuno. Da un miracolo. O da un bacio di vero amore, che a pensarci bene, sarebbe comunque un miracolo. Sulle pareti più lunghe esterne della casa erano collocate una serie di immagini, come tante finestre di altrettante stanze. Tutte immagini sulla “soglia”, posizionate nel punto visivo impercettibile di passaggio tra un esterno ed un interno. Tra la sicurezza del fuori, o dentro, e l’incertezza del dentro, o fuori. Immagini nella superficie che le conteneva, non leggermente fuori come se fossero dipinte, non leggermente dentro come se fossero fotografate. Ma esattamente nel tessuto, nella trama, che le rivelava. Apparizioni. Ognuna di queste immagini aveva come soggetto il bosco o i suoi margini. Vi erano strane presenze di figure che apparivano o scomparivano da e nel fondo del bosco. Uomini, nani, spiriti, luci, madonne ed aureole. Immagini di devozione, che è una conseguenza inevitabile della vocazione. Mi sono sembrate immagini familiari, quasi fossero da me stesso create. Come per mistero, sono apparso io a loro, nel senso che loro erano già presenti in chiesa. Sulle due pareti strette della casa c’erano disegni attorno alle due porte, come ex voto consegnati per grazia ricevuta. Tra l’altare e l’abside mi sono trovato di fronte ad una specie di presepio, ma non era un vero presepio perché non vi era rappresentata la scena della natività, ma piuttosto quella della crocifissione. Una specie di compianto, quindi. Un compianto del Cristo morto ma senza il morto, soltanto con la croce che lo rappresenta. Attorno figure che pregano, piangono o si disperano. Sullo sfondo l’immagine di una grande e spaventosa strega che appariva dalla profondità del bosco. A presentare la drammatica scena c’era Biancaneve, aperta in un gesto di paura e allarme, consapevole di aver morso la mela del peccato. Peccato da cui deriva, è cosa ben nota, tutta la nostra storia.
Ho visto, come in una visione, tutta la mia mostra già bella e pronta. Non restava che tornare a casa, la mia, a disegnare e dipingere tutte quelle opere, a meritarmi il privilegio di avere ricevuto in prestito la Chiesa e in dono la Vocazione ad essere pittore.

Ora potete vederle anche voi. Anzi, non potete vederle, perché non ci sono. Oggi, 4 novembre, sono tornato in chiesa e la casa non c’era. C’erano tracce di qualcosa che forse vi era avvenuto, per il resto soltanto vuoto. Che peccato, la casa era dunque un frutto della mia immaginazione.
Leonardo Cemak

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