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Il Grande Gentile tornato a Fabriano

Storici dell’arte, architetti e committenti insieme per un allestimento esemplare

 Intervento: adeguamento dell’Ospedale degli Innocenti
di Santa Maria del Buon Gesù
Allestimento della mostra ‘Gentile da Fabriano
e l’altro Rinascimento’
Sotto l’alto patronato
del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
Mostra promossa e realizzata da Francesco Merloni
Enti Promotori: Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza per il patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico delle Marche; Regione Marche Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali,
Assessorato al Turismo; Provincia di Ancona,
Comune di Fabriano, Comunità Montana Esino-Frasassi
Cura scientifica: prof. Keith Christiansen,
prof. Andrea De Marchi, dott.ssa Laura Laureati,
dott.ssa Lorenza Mochi Onori
Organizzazione Generale: Civita, Roma
Progetto architettonico:
Studio Salmoni Architetti Associati –
arch. Vittorio Salmoni, arch. Carla Lucarelli,
arch. Giovambattista Padalino, dott.ssa Alessia Tanzi –
con geom. Enrico Branchini, arch. Roberto Evangelisti,
geom. Alfredo Filippetti, arch. Mario Michetti,
arch. Giovanna Pizzella, Carlo Giantomassi,
dott.ssa Giovanna Bonasegale, Donatella Zari,
arch. Francesco Stefanori
Progetto degli impianti:
Termostudi Associati: ing. Giovanni Massa,
geom. Carlo Nobili, ing. Bruno Roccheggiani,
ing. Roberto Mancini, ing. Lorenzo Micozzi
Realizzazione dell’allestimento: Guidobaldi Allestimenti
Realizzazione opere edili e impiantistiche:
edilizia: Gruppo Stella Costruzioni Generali,
Tenso One Design, Mag92;
climatizzazione: RCGroup, Tecnoimpianti;
impianti elettrici ed illuminotecnica: B.C.B. Electric;
sistemi di automazione e sicurezza: Siemens
Imprese fornitrici: Effetto Luce, IGuzzini,
Siemens, Poltrona Frau
Catalogo e libro di studi: Electa, Milano

 

L’opera di Gentile per la prima volta nella sua città natale
Francesco Merloni

La Mostra ‘Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento’, svoltasi a Fabriano dal 22 aprile al 23 luglio di quest’anno, nasce da un’idea ambiziosa, a lungo meditata: quella di organizzare nella città natale del Maestro la prima esposizione, mai realizzata prima d’ora, delle sue opere. Ci si proponeva, in primo luogo, una riscoperta del ruolo fondamentale di Gentile – spesso sottovalutato dal pubblico e dalla critica – come protagonista della sua stagione artistica e precursore, sotto molti aspetti, del Rinascimento. In secondo luogo, si intendeva ricondurre a Fabriano, almeno temporaneamente, il maggior numero possibile dei lavori del grande Artista, nessuno dei quali, oggi, si conserva in questa città, dispersi come sono nei principali musei del mondo. La realizzazione del progetto ha richiesto più di tre anni d’intenso lavoro preparatorio. Un Comitato Scientifico, composto di illustri esperti gentiliani internazionali, ha coordinato la scelta e la sistemazione delle opere, sviluppando anche studi originali, oggi raccolti in un volume pubblicato unitamente al catalogo della Mostra. Sede dell’esposizione è stato lo Spedale di Santa Maria del Buon Gesù, complesso quattrocentesco di straordinaria bellezza, realizzato sotto il pontificato di Callisto III, e destinato, in origine, a ricovero e cura dei malati poveri. L’edificio ha richiesto un profondo adattamento alle esigenze di esposizione e di sicurezza, con un lavoro reso più complesso dalla necessità di salvaguardarne e, in molti casi, rivalutarne, le antiche  strutture nel loro significato monumentale e storico. A ciò ha provveduto, con notevoli risultati anche sul piano della riqualificazione estetica e funzionale, il team dello ‘Studio Salmoni Architetti Associati’ (Vittorio Salmoni, Carla Lucarelli, Giovambattista Padalino) che ha impegnato, anche in questa circostanza, le sue migliori capacità professionali e tecniche. Il successo della Mostra, che ha raccolto in tre mesi quasi centomila visitatori da ogni parte d’Italia e il più vasto consenso della critica, si deve, per una parte niente affatto secondaria, al loro lavoro competente ed attento, in piena adesione allo spirito con cui l’evento era stato pensato e progettato.
Un’occasione unica, una metodologia di lavoro unitaria
Lorenza Mochi Onori
Soprintendente per il patrimonio
Storico, Artistico e Etnoantropologico delle Marche

La mostra dedicata a Gentile da Fabriano è stata un’occasione unica, forse irripetibile, di approfondimento di un momento fondamentale della pittura italiana. Quasi miracolosamente si sono fuse posizioni critiche, percorsi di studio, conoscenze tecniche e capacità professionali di alto livello. La sintesi più chiara di questa unità di intenti si è concretizzata nell’allestimento, che ha visto una collaborazione strettissima fra architetti, storici dell’arte, committenti, per il raggiungimento di un risultato ottimale. La semplicità e l’eleganza del risultato sono frutto di lunghi dibattiti, non solo per conciliare la chiarezza del percorso espositivo e degli assunti della mostra, ma anche per ricercare il modo migliore e filologicamente più giusto per far risaltare la pittura di Gentile e degli altri grandi interpreti del suo tempo. Tutte le scelte operate, dalle sedute ai distanziatori, ai cartellini e alle scritte didattiche sono state oggetto di un confronto fra storici dell’arte, architetti e committenti con lo scopo di arrivare all’essenziale, senza perdere mai di vista la fruizione, il punto di vista del visitatore. Nessun particolare è stato trascurato ma fondamentale e a lungo dibattuta è stata la scelta dei colori, anzi delle sfumature di colore più giuste. La base estetica per la scelta dei toni dell’azzurro e del grigio che caratterizzavano l’allestimento è stata l’osservazione della più importante opera di Gentile, l’Adorazione dei magi degli Uffizi, che per motivi di conservazione e per le sue dimensioni non poteva essere presente in mostra. Un fantasma evocato nella raffinatezza dei toni scelti dal grande pittore fabrianese in una delle opere più ricche ed eleganti del Rinascimento. Non a caso le sfumature di grigio e di azzurro polvere scelte per i pannelli e il pavimento armonizzavano perfettamente con i toni dell’oro dei dipinti. Il risultato è stato un allestimento che sottolineava le opere, senza mai prevaricare, senza voler realizzare qualcosa di autonomo e scindibile dalle opere stesse. È questo lo scopo di un allestimento, museale o di una mostra: valorizzare i dipinti e non sovrapporsi ad essi. A volte nell’allestimento di una mostra si può lasciare più spazio all’enfasi, ma il risultato di equilibrio ottenuto con l’allestimento di Fabriano dimostra ancora una volta che la vera abilità dell’architetto che ha che fare con le opere d’arte è quella di creare un gioco di armonie che non distragga dal percorso ma sottolinei e valorizzi i contenuti.

La continuità ‘modulata’ dell’impianto espositivo

La mostra ‘Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento’ è stata allestita all’interno di uno dei più significativi complessi monumentali della città, il quattrocentesco Ospedale di Santa Maria del Buon Gesù. L’edificio, ri-adeguato per l’occasione, ospita al piano terra tutti i servizi al pubblico, garantendo una permeabilità continua con la città e, al piano primo, le sale espositive, distribuite intorno all’ambulacro tardo gotico. Il progetto di allestimento ha trasformato uno spazio storicamente definito in un luogo dell’arte, attraverso l’inserimento negli antichi ambienti di un nuovo “interno” delimitato da una parete continua che ha creato il continuum narrativo dell’evoluzione dell’esperienza gentiliana e ha ricomposto gli aspetti di molteplicità e diversità dati dalle varietà dimensionali e materiche delle opere esposte e dalla varietà degli autori presenti. Lo spazio interno, così ri-definito è stato modulato da un sistema omogeneo di elementi giustapposti alla parete: pannelli, basi e pedane. Tali elementi, unità singole del discorso narrativo, sono stati ricomposti, per evidenziare riferimenti, relazioni e confronti tra le opere, ed hanno creato tra pause ed accelerazioni, un ritmo fluido e continuo nella composizione. La flessibilità degli elementi ha permesso di valorizzare l’altissima qualità pittorica di Gentile anche mettendo in luce parti significative (cornici, cimase, numerosi versi dipinti), spesso sacrificate a causa di una consolidata prassi di lettura solo frontale delle opere pittoriche. L’attenzione verso la conservazione delle singole opere ha reso, inoltre, necessaria la progettazione di specifici oggetti-contenitori che si adattassero nelle dimensioni e nell’individuazione delle caratteristiche illuminotecniche e climatiche alle puntuali indicazioni conservative fornite dai restauratori. Elemento centrale del progetto di allestimento è stato il colore. Da una attenta analisi del cromatismo delle tavole del Gentile si è arrivati alla definizione di una limitata gamma di  colori, che ha caratterizzato l’intero impianto espositivo e si è confrontata con l’oro delle tavole e delle preziose cornici, con gli oggetti di oreficeria, con il cromatismo intenso dei codici miniati ed il delicato graficismo dei disegni. Le pareti ed il pavimento, trattati in modo univoco per sottolineare la fluidità dello spazio, sono stati modulati con  gradazioni cromatiche diverse dello stesso grigio. Il colore azzurro, opaco ed assorbente dei pannelli che hanno ospitato le opere, è stato scelto per dare risalto alla preziosità tipica dell’arte tardo-gotica e per valorizzarne la ricchezza cromatica. Il progetto della luce si è fondato su un delicato contrappunto tra illuminazione d’ambiente volta ad esaltare lo spazio espositivo ed illuminazione – quindi visione e attenzione – concentrata sulle singole opere esposte. Sono stati impiegati apparecchi sagomatori con diverse ottiche e potenze in relazione alla qualità, alla tecnica pittorica, alla dimensione dell’opera. L’allestimento si è esteso con la medesima impronta progettuale agli spazi di accoglienza costituiti da biglietteria, guardaroba, banco per audioguide, bookshop, sale relax e sala proiezioni. L’inserimento di un grande velario nel chiostro, per schermare l’ambulacro dal sole estivo, e la progettazione di una tensostruttura coperta nel giardino storico adiacente all’Ospedale ha completato l’allestimento degli spazi aperti e ha ricondotto ad unità i diversi ambiti del complesso architettonico.

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