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Il monastero di S. Chiara recuperato

Un altro gioiello dell’architettura federiciana restituito alla Città di Urbino

 Intervento: restauro e consolidamento dell’ex monastero di Santa Chiara, sede dell’ISIA di Urbino
Luogo: Urbino, via Santa Chiara
Progettisti: arch. Mara Mandolini, arch. Gianluca Gostoli; coordinatore progetto: dott. Michele Felici; coordinatore per la sicurezza: ing. Giuseppe Maria Leopardi; consulente alla progettazione e direzioni lavori: prof. Paolo Rocchi – Università la Sapienza di Roma
Collaboratori: Maurizio Buresta, Alessandra Uguccioni, Alfredo Iacomucci
Committente: ISIA, Urbino
Anni di redazione: 2007-2009
Anno di realizzazione: 2010-2011
Costo: 3.450.000,00 euro
Imprese esecutrici: ICOR.DORICA srl, Piobbico (PU), termoidraulica e sanitari: Gulini Luca & csas, Urbino (PU), impianti elettrici: F.lli Fantoni, Urbania (PU) Imprese fornitrici: illuminazione: EL.Com Urbino srl, Gallo di Petriano (PU); infissi: Fiorentini Infissi srl, Pesaro (PU); lavorazioni marmi e pietre: Moretti snc di Moretti Oscar Acqualagna (PU); Edil Legno srl, Mercatello sul Metauro (PU), Vetreria Galavotti, Fermignano (PU)
Dati dimensionali: 4.370 mq

 

Foto: Javier Marcelo Cabrera

 

Con il completamento dei lavori di restauro e consolidamento dell’ex convento di S. Chiara si è concluso un lungo e impegnativo percorso grazie al quale è stato riqualificato e valorizzato uno dei monumenti più importanti del Rinascimento, non solo urbinate. Attualmente sede di un prestigioso centro di formazione, l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA), il complesso conventuale è strettamente legato in primis alla famiglia ducale dei Montefeltro, in virtù della sepoltura delle due mogli di Federico da Montefeltro Gentile Brancaleoni e Battista Sforza e della clausura di sua figlia Elisabetta, poi al casato dei Della Rovere che adibirono la chiesa annessa al convento a Mausoleo della famiglia.
Il convento, fondato per volere del duca Federico nel 1445, fu interessato negli anni ’70 del Quattrocento da una prima campagna di lavori di ristrutturazione affidati all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, chiamato dal duca ad Urbino. Dopo questo primo ampliamento, nel corso dei secoli si sono succeduti altri interventi, finalizzati anche a cambiamenti di destinazione d’uso del complesso che nel XX secolo divenne sede dell’Ospedale civile della Città.
Dal 1974, quando l’edificio divenne sede dell’ISIA, vennero eseguiti i primi importanti interventi di restauro e consolidamento, atti anche ad adeguare la struttura al funzionamento dell’Istituto.
Oltre a sostituire l’originaria copertura lignea del grande dormitorio con una in acciaio, furono consolidati i pilastri del porticato e dei soprastanti ambienti sui lati est e nord del cortile interno, quest’ultimo dotato negli anni ’90 dell’attuale pavimentazione in listelli di cotto.
Fondamentale è stata poi la campagna dei lavori promossi a partire dal 2007 dalla Provincia di Pesaro e Urbino per l’adeguamento della Scuola alle normative di sicurezza. In tale occasione l’ISIA incaricò il Laboratorio di Progettazione Comunale dell’Ufficio Tecnico sett. LL.PP di Urbino della redazione di un progetto generale di restauro e consolidamento dell’intero edificio.
Le indagini statiche eseguite sulle strutture e sulle murature del complesso monumentale hanno evidenziato la necessità di interventi di consolidamento statico, mentre attraverso le ricerche storiche sono stati definiti gli interventi di restauro architettonico al fine di recuperare, attraverso le demolizioni delle superfetazioni
realizzate nel periodo in cui il monumento fu utilizzato come ospedale, l’originario impianto quattrocentesco. Pertanto il progetto generale prevedeva sia il consolidamento strutturale per migliorare l’efficienza sismica del complesso, sia il restauro architettonico e la sostituzione di tutti gli impianti tecnici. Dopo aver ottenuto il parere definitivo della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Ancona, sono stati aggiudicati i lavori mediante procedura di gara, diretti dall’Ufficio Tecnico Comunale.
Il primo intervento, a partire dal febbraio 2010, ha riguardato il consolidamento delle fondazioni delle ali laterali ad est sul giardino pensile e il consolidamento di alcuni setti murari per aumentarne la resistenza. Su tutti i livelli dell’edificio sono state poi consolidate le volte mediante la realizzazione di una soletta armata con rete in fibra di vetro e successivamente sono state inserite le strutture di irrigidimento degli orizzontamenti costituite da travi e tiranti in acciaio. Infine sono state restaurate e consolidate le coperture e le relative strutture di tutto il monumento.
Contestualmente sono stati sostituiti e rinnovati tutti gli impianti, idrici, termici ed elettrici.

Per recuperare il vano definito “spulciatoio”, costituito in origine da un cavedio su cui aggettava un ballatoio perimetrale, sono stati demoliti i due solai costruiti all’inizio del ‘900 e ricostruiti con una struttura di acciaio e vetro, scelta che ha permesso di utilizzare lo spazio come aule didattiche, mantenendo un richiamo all’originario cavedio tramite l’asola in vetro extralucido.
Il prospetto est del monumento gravemente compromesso nel corso del XX secolo è stato integralmente restaurato. Grazie alla ricostruzione della grande copertura parzialmente demolita nel 1904 (che copriva in origine le celle delle suore), ed al ripristino delle belle aperture circolari che coronavano il prospetto riproposte in forma quadrata nel rispetto del numero e della posizione originaria si è ridato al prospetto di levante l’assetto dell’originario impianto.
Il meticoloso restauro di tutti i fregi, capitelli e modanature lapidee presenti sul complesso architettonico ha richiesto particolare impegno, sia per lo stato di conservazione delle decorazioni, sia per il reperimento del materiale necessario per le integrazioni.
Di particolare rilievo il recupero della rampa elicoidale collocata a nord dell’edificio, costituita da un corpo cilindrico vuoto alleggerito da aperture che rappresentava l’unico collegamento verticale tra i tre piani dell’edificio. Le integrazioni per il restauro delle murature sono state realizzate utilizzando esclusivamente laterizi recuperati all’interno del monumento.
Il restauro dell’annesso mausoleo ducale eseguito con professionalità da maestranze altamente qualificate ha ridato lustro ad uno splendido esempio di architettura “roveresca”. Il precario stato di conservazione del monumento rischiava di compromettere sia i dipinti della cupola, opera di Pietro da Cortona, sia la bella facciata attribuita a Girolamo Genga. Il restauro ha interessato il consolidamento di tutte le pietre di decorazione della facciata, sensibilmente compromesse dagli agenti atmosferici, sia il consolidamento e restauro del tamburo e della copertura della cupola.
Particolare attenzione è stata attribuita all’illuminotecnica degli ambienti. Infatti la necessità di valorizzare gli ambienti e garantire un’adeguata illuminazione alla didattica, ha richiesto uno studio ed una ricerca di corpi illuminanti particolari. Come l’esigenza di dotare la struttura con moderni impianti tecnologici ha richiesto particolare attenzione per realizzare le canalizzazioni necessarie utilizzando passaggi esistenti e comunque cercando per quanto possibile di non intaccare le strutture originarie. L’ingegnoso sistema idrico rinvenuto durante i lavori, costituito da quattro enormi cisterne e da un sistema di condotti e pozzi che garantivano l’approvvigionamento idrico in quasi tutti gli ambienti del convento è stato quasi integralmente recuperato e restaurato.
I lavori si sono conclusi con il restauro del giardino pensile, giardino tra i più suggestivi della città, realizzando una nuova pavimentazione con mattoni appositamente fabbricati rispettando la misura del mattone urbinate quattrocentesco, restaurando le aiuole esistenti e recuperando il grande pozzo centrale. Nel corso dei lavori sono emersi anche ceramiche, vetri e piccole sculture in terracotta di straordinario interesse artistico. Parte dei frammenti restaurati hanno permesso di ricostruire integralmente alcune ceramiche attualmente esposte nell’annesso Mausoleo Ducale.
Con il restauro del monastero di Santa Chiara si è restituita alla città di Urbino un’altra opera di architettura federiciana che con Il palazzo Ducale, Il Duomo e la chiesa di San Bernardino, testimonia la genialità e l’eleganza progettuale di Francesco di Giorgio Martini.

  • Rampa ecoidale, lato nord
  • Giardino pensile lato est
  • Facciata laterale, lato nord
  • Facciata lato est
  • Facciata laterale, lato nord
  • Chiostro interno_ particolare
  • Chiostro interno_ visione di insieme
  • Rampa ecoidale, lato nord
  • Spulciatoio 1° piano
  • Spulciatoio 2° piano
  • Spulciatoio 2° piano