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Il nuovo giardino pensile del Palazzo Ducale di Urbino

di Franco Panzini

Il Palazzo Ducale di Urbino, voluto dal duca Federico da Montefeltro, costituisce uno dei più straordinari insiemi architettonici dell’intera vicenda artistica del rinascimento italiano. Per descriverne l’ambiziosa complessità, uno dei più colti letterati che all’epoca frequentarono la corte urbinate, Baldassare Castiglione, fece uso di una metafora divenuta celebre: « Non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva.»

Al suo interno è contenuto un ampio cortile trapezoidale, che sin dalla sua costruzione, avvenuta negli anni Settanta del XV secolo, venne adibito a giardino. Un giardino pensile con grandi finestrature aperte verso un amplissimo panorama e collocato sopra ambienti funzionali che in passato ospitavano cucine, lavanderie, magazzini, stalle. Quel giardino costituisce un ambito di straordinario valore nel contesto della storia dell’architettura italiana e dei giardini in particolare. Esso infatti preannuncia una moda di gran voga nelle corti italiane: la creazione di giardini all’interno dei maggiori palazzi aristocratici. Gli elementi originali che davano forma al giardino sono però scomparsi, nelle traversie subite dal palazzo dopo l’epoca ducale. La sua attuale ricostruzione è frutto di un processo che ha visto varie fasi susseguirsi nel corso del secolo passato: degli anni Ottanta è l’intervento maggiore, quando fu ricomposta la parte architettonica, con la ricostruzione di cinque grandi aiuole sopraelevate. Ma il loro corredo vegetale era rimasto incerto. Solo recentemente, a seguito di un ampio intervento di consolidamento strutturale, le Soprintendenze competenti hanno promosso la ricollocazione di un corredo vegetale che evocasse quello originariamente presente. Alla mancanza di documenti storici sulle piante originariamente presenti, si è supplito facendo riferimento ad altri giardini del ducato della medesima epoca e meglio documentati, o ispirandosi alla ricca iconografia naturalistica presente nei decori del palazzo. Ad esempio fra gli emblemi del duca Federico campeggia un ordigno, simbolo della sua vita militare: la ‘granata’. La sua presenza ha spinto ad usare in maniera diffusa la pianta dal cui frutto l’ordigno derivò il suo nome, il melograno; pianta del resto molto diffusa nei giardini dell’epoca. Parimenti la presenza di piante di garofani in vaso sui davanzali degli edifici che costituiscono le quinte urbane raffigurate nella celebre tavola dipinta urbinate, ‘La città ideale’, ha suggerito l’uso di questa pianta da fiore. Più in generale, quello che si è tentato di cogliere, è l’atmosfera dei giardini del periodo rinascimentale, dove gli impianti vegetali erano costituiti da piante che avevano utilizzi molteplici: il carattere ornamentale si sovrapponeva all’alimentare o al farmaceutico. Il giardino realizzato evoca in maniera libera questi diversi aspetti, accogliendo piante che costituivano le componenti primarie dei composti curativi, piante aromatiche usate in cucina, piante da fiore usate per la costituzione di corone e festoni. Il nuovo giardino è collocato all’interno del percorso museale che i visitatori compiono attraversando il palazzo e restituisce  la presenza delle composizioni giardiniere all’interno di quella straordinaria stagione di ricerca artistica che fu la rinascimento italiano.