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Il Palazzo della Signoria

Restauro e risanamento conservativo delle facciate del Palazzo della Signoria

Prima fase: Restauro e Risanamento Conservativo delle Facciate Esterne

Luogo: Jesi, piazza Colocci
Progettisti: Prof. Arch.Fabio Mariano, Arch. Giuliano Cardinaletti (U.T.C.); collaboratore, Fabiana Cardinali, architetto; direttore dei lavori, Giancarlo Graidi, architetto; direzione artistica, Fabio Mariano; contabilità lavori, Sergio Sbarbati, geometra
Committente: Comune di Jesi
Anno di redazione del progetto: 1997
Anno di esecuzione dell’intervento: 1998/1999
Costo dell’intervento: 498.770,31 euro
Impresa esecutrice: Gaspari Gabriele snc, Ascoli Piceno

Seconda fase: Restauro e Risanamento Conservativo Cortile Interno e Coperture

Progettisti: Prof. Arch.Fabio Mariano, Arch. Giuliano Cardinaletti (U.T.C.), Giancarlo Graidi, architetto; collaboratore, Fabiana Cardinali, architetto; direttore dei lavori, Giancarlo Graidi, architetto; direzione artistica, Fabio Mariano; contabilità lavori, Sergio Sbarbati, geometra
Anno di redazione del progetto: 1999
Anno di esecuzione dell’intervento: 2000/2001
Costo dell’intervento: 281.125,97 euro
Impresa esecutrice: Gaspari Gabriele snc, Ascoli Piceno

Foto: Paolo Semprucci

La storia
Il Palazzo della Signoria di Jesi – l’unica opera civile di Francesco di Giorgio Martini certificata dai documenti – rappresenta uno dei modelli di palazzo rinascimentale italiano di più raffinata purezza proporzionale. Appaltato nel maggio 1486 a Maestri lombardi …”secondo il modello facto de magistro Francesco da Sena”,  venne iniziato l’anno successivo, dopo  aver demolito il precedente palazzo priorale duecentesco. Nel luglio 1503 vi si tenne la prima assemblea pubblica nel Salone del Consiglio, dove ancora oggi si ammira il bel soffitto ligneo a cassettoni di Pieramore di Bartolomeo (1522).  In facciata, la splendida edicola lapidea col leone rampante – simbolo araldico di Jesi – è opera del milanese Michele di Giovanni e del figlio Alvise (1497-98), verosimilmente su disegno del Martini in quanto parte integrante della composizione della facciata; come anche eseguirono le particolari finestre a croce immessa, le targhe coi leoni sui cantonali, il cornicione e le altre opere lapidee in facciata. Il vignolesco portale d’ingresso manierista risale al 1588, quando il palazzo passò a residenza del Governatore Pontificio. La simmetrica pianta quadrata del palazzo rimanda ai modelli fiorentini e nasconde un raffinato cortile a tre ordini  di logge su pilastri e colonne, con impluvio terminale. La seconda loggia (e forse anche la terza, oggi demolita) è disegno di Andrea Sansovino (1519), nella ritmata sequenza di colonnine composite e nei portali binati delle scale, eseguite dal sapiente scalpello di Giovanni di Gabriele da Como (1520-25). Questi realizzò anche i portali su Via Pergolesi, tra i quali spicca la ricamata Porta Salara.
La Torre Civica, di reminiscenza medievale, non faceva parte del disegno martiniano e fu decisa solo nel 1511; fu ripetutamente rinforzata dal 1547 al 1558, fino al suo crollo nel 1657. L’attuale è opera del 1666.

I restauri
Numerosi interventi di restauro ed usi impropri si susseguirono nel palazzo, dopo la devoluzione al Governatore Pontificio e sino al 1927. Molte delle superfetazioni e varie tamponature abusive vennero eliminate coi corretti restauri del 1930-39 diretti dal Soprintendente G. Pacchioni, volti al ripristino dell’immagine rinascimentale del monumento (oramai tutelato dalla L.1089/1939). La guerra interruppe i restauri lasciando sospesa la prevista reintegrazione del terzo ordine della loggia nel cortile, con l’impluvio sorretto dagli attuali travacci di recupero. Il restauro qui illustrato (1998-2001) è stato diviso in due stralci funzionali. Il primo ha riguardato il risanamento, il restauro conservativo e il consolidamento delle facciate nei loro preziosi elementi decorativi lapidei e nelle strutture laterizie, comprendendo: la Torre civica; il ripristino dell’orologio (Francesco da Faenza, 1510) nei colori originari; il rifacimento di parte dei tetti con gronde e discendenti in rame; il rifacimento completo degli infissi esterni, in lamellare di rovere indeformabile con sezione a tenuta termica e doppi vetri a sandwich  con interposto graticcio antico in piombo (tenuto conto delle particolari esigenze di climatizzazione dell’Archivio Storico e della Biblioteca civica). Il secondo stralcio ha riguardato principalmente restauri all’interno del palazzo, con la corte monumentale, le logge 1° e 2° (risanamento murature ed intonaci, restauro lapideo), compresi i nuovi infissi, i restauri agli affreschi superstiti ed al soffitto ligneo cinquecentesco nella Sala del Consiglio.
E’ prevista una terza fase, dedicata al rifacimento improcrastinabile dell’impluvio centrale con la realizzazione di nuovi sostegni della loggia superiore, secondo diverse ipotesi di studio discusse con la Soprintendenza ai BB.AA. E’ da prevedere un adeguato sistema elettrostatico di allontanamento dei piccioni per evitare danni onerosi ai restauri eseguiti; ed, infine, un opportuno e sapiente progetto d’illuminazione scenografica “di gala” (interno ed esterno) dovrà valorizzare adeguatamente l’importanza architettonica del monumento finalmente restaurato.

Fabio Mariano