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Il percorso del fuoco e della misura

Una singolare collezione privata di strumenti tecnici e antincendio

Intervento: Risanamento conservativo
e allestimento di percorso museale
Luogo: Jesi (AN)
Progettisti: arch. Maria Cristina Borocci; ing. Marco Borocci
Committente: Marco Borocci
Anno di redazione: 2004
Anno di esecuzione: 2005
Imprese esecutrici: Carloni Flavio, Castelbellino
Imprese fornitrici: Gagliardini srl, Monte Roberto; Copriradiatore snc, Arcevia; Imaf, Jesi; IMEC srl, Monsano
Dati dimensionali: 130 mq
Foto: Luca Grimaldi, Ubaldi Fotovideo

 

Il piccolo museo prende forma all’interno dello studio professionale dei progettisti, con la duplice finalità di ristrutturare un vecchio magazzino di proprietà e valorizzare i circa 8.000 pezzi della collezione. La raccolta è stata nominata ‘Percorso del Fuoco e della Misura’ per la particolarità degli oggetti in essa collocati – che richiamano l’attività dei Vigili del Fuoco – ma anche in quanto rappresentazione metaforica della vita dell’uomo, fatta di fuoco e misura, perché piena di entusiasmi e delusioni superabili solo grazie all’equilibrio, alla misura, per l’appunto. L’inaugurazione della struttura è avvenuta il 24 febbraio scorso nell’ambito della manifestazione ‘Incontro della Città di Jesi con i Vigili del Fuoco’, dedicata al Prefetto Alberto Giombini, nato a Jesi e unanimemente riconosciuto come il creatore del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Tra i pezzi in mostra, estintori di varie forme ed epoche provenienti da tutto il mondo, compassi del Settecento, amperometri, voltmetri, altri strumenti di misura e una preziosa bicicletta dei Vigili del Fuoco del 1923. L’allestimento dello spazio destinato ad accogliere l’eterogeneo materiale della collezione è stato realizzato nella porzione di un edificio sito in prossimità del centro storico di Jesi, disposto in parte a quota di campagna e in parte seminterrato, la cui superficie è di circa 130 mq, distribuiti su un unico livello e con un’altezza media di 4 metri. Il progetto nasce dall’idea di creare nella sala principale un percorso a fasce a partire dal centro fisico del settore circolare, posto all’incrocio dei raggi perpendicolari, da cui hanno origine le direttrici dei due setti espositivi in vetro attraversabili, che si agganciano ed appoggiano alla parallela interna al perimetro curvilineo dell’edificio, anch’essa costituita da una serie continua di vetrine-contenitore. Adattare il locale all’esigenza di esporre tanti strumenti, per la maggior parte molto pesanti e voluminosi, ha significato affrontare e risolvere differenti questioni:
– creare uno spazio capiente ma allo stesso tempo fluido e visitabile senza disturbarsi o intralciarsi a vicenda;
– dare vita a più ambienti che identifichino settori distinti tra loro e sviluppati su più livelli, per dare movimento a uno spazio – il museo tradizionalmente inteso – per sua natura statico. Per ottenere questo effetto la fascia perimetrale è stata soppalcata ad un’altezza di circa 1,10 metri dal pavimento anche per consentire un’illuminazione naturale più diretta;
– progettare vetrine resistenti al peso degli oggetti ma parimenti leggere, permeabili, trasparenti e in armonia con la forma originaria del locale. Allo scopo sono state utilizzate barre modulari di alluminio verniciato di diverse sezioni assemblate tramite giunti, fornite di un sistema di illuminazione interna su cavi in rame;
– in sintesi, realizzare uno spazio che trasmetta il paziente e appassionato impegno del suo ideatore.
L’allestimento della collezione privata del committente-progettista si è rivelato un progetto ambizioso e laborioso, che ha permesso di ricostruire l’attività dei Vigili del Fuoco nonché di altri settori professionali legati al lavoro dell’uomo da cui derivano le attuali strumentazioni di uso quotidiano.

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