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Il quartiere San Marco a Jesi

Il recupero come repertorio di esperienze La filanda di Jesi

Luogo: Jesi
Progettisti: Stefano Santarelli, con Paolo Schicchi per il piano di recupero e D.LL blocco A, Stefano Simoncini Strutture blocco A, Andrea Baldini Strutture blocco B-C, Marco Battistelli Architettonico blocco E
Collaboratori: Laura Brecciaroli, Cristiano Malatesta, Samuele Paolucci, Tiziano Pelonara
Progetti unità interne: Carlo Colombo, Riccardo Diotallevi, Fabrizio Fraboni, Milvio Magnoni,  Stefano Santini, Monia Ciarloni, Paolo Schicchi, Mattia Teodosi
Committente: Sanmarco s.r.l.
Anno di redazione del progetto: 1998-2000
Anno di esecuzione: 1999-2003
Imprese esecutrici: Sanmarco s.r.l. general contractor, Edilninno s.p.a., Cogeos Impresa s.r.l., Planina s.r.l., CAT impianto idro-termico, Artigiana Elettrika impianto elettrico.
Fornitori: Effetto Luce illuminazione, Gagliardini Edilizia
Dati dimensionali dell’intervento: superficie area 2350 mq
Superficie Abitativa 2885 mq sviluppata su 5 livelli fuori terra e 2 interrati
Caratteristiche tecniche particolari: intervento realizzato con Piano di Recupero e per n. 5 Unità Minime di Intervento  di  cui l’ultima in corso  di completamento. Inserimento di struttura in c.a.; sottofondazione con tecniche tradizionali (travi rovesce) fatta per tratti ampi mediante sospensione della muratura portante su trave provvisorie in acciaio. Realizzazione di due livelli interrati.

Foto: Silvia Paolini, Maurizio Tomassoni

La capacità di coniugare un passato industriale non lontano con le esigenze del presente? La ristrutturazione della vecchia filanda Della Bella, nel centro della città di Jesi, nasce da una necessità concreta: reinterpretare gli spazi e la forma del costruito in funzione di una diversa destinazione d’uso. L’organismo oggetto di studio rappresenta uno dei complessi industriali più importanti appartenenti alla storia della città di Jesi.
La collocazione all’interno del nucleo urbano in forte correlazione visiva e funzionale con le singolarità del centro storico ha richiesto, per affrontare il tema della ristrutturazione e del riuso, un attento studio della storia dell’area oggetto dell’intervento. Il tentativo riuscito di sintetizzare le varie fasi costruttive dell’edificio ha portato a dare una chiara lettura dei vari corpi di fabbrica che via via sono stati costruiti. La realizzazione per fasi successive dell’impianto originario diventa lo spunto per la scelta di intervenire per fasi successive riproponendo i corpi di fabbrica preesistenti. Nasce così il complesso di abitazioni realizzato per unità minime d’intervento che caratterizzano in modo univoco l’area delimitata da via San Marco e via S. Pietro Martire. Dal progetto dei volumi al dettaglio architettonico si è cercato di porre attenzione alla similitudine con la filanda riproponendo quegli elementi che da soli facevano l’architettura del complesso industriale dismesso. Il rigore della forma che fa sembrare per certi versi quanto costruito “monumentale”, viene mitigato dall’inserimento di particolari che articolano e caratterizzano l’edificio nelle sue singole unità.
La vicinanza della più importante (forse) chiesa di Jesi, San Marco, da considerarsi, il “Duomo mancato”, la presenza visiva delle importanti forme costruttive del centro storico, non possono che essere elementi da cui attingere in fase di progetto. Il tema del cornicione, il passo regolare delle aperture, il marcapiano, il colonnato, il loggiato, sono gli elementi che ne scaturiscono.
Le necessità espresse coniugate ai regolamenti e alle leggi vigenti hanno reso l’intervento di ristrutturazione molto complesso, partendo da una sottofondazione con sospensione della muratura portante presente, fino all’inserimento di un telaio in c.a., adottando tecniche innovative.
Particolare attenzione si è posta allo studio dei percorsi pedonali e carrabili approfondendo anche il tema dei parcheggi (interrati). Esigenze che hanno reso l’intervento delicato e ricco di spunti di studio.
La piazzetta interna costituisce uno spazio aperto che funge da fulcro; gli accessi alle singole unità sono facilmente leggibili attraverso la presenza di elementi singolari che determinano lo spazio costruito: la loggia, la pensilina, le ampie vetrate poste lungo le scale. La scelta dei materiali, la gamma cromatica dei marroni e dei grigi, l’uso abbinato del mattone e del cemento con finitura a vista, sono tutti elementi capaci di assicurare un’atmosfera morbida e sobria favorendo la tranquillità e la riservatezza del luogo. La luce artificiale dà chiara lettura, con piacevoli passaggi chiaroscurali, dei percorsi, esaltando i vuoti che danno complessità alla forma delle unità. Nasce così un nuovo ambito nella città, di chiara lettura formale e ricco di contenuti puramente tecnologici. Si è trattato di un piano di recupero con scala urbana in cui l’organismo edilizio caratterizza un comparto edilizio ben identificabile all’interno della città. Le unità minime, oltre ad essere facilmente identificabili architettonicamente, possiedono delle caratteristiche tecniche intrinseche che le rendono differenti anche esecutivamente. Complesso l’intervento nel primo blocco denominato Umi A: l’edificio è stato completamente svuotato nel suo interno lasciando solamente la muratura portante esterna legata attraverso tubi innocenti per non alterare il comportamento scatolare. Successivamente è stata collocata una sottofondazione per fasi successive e infine sono stati posizionati gli orizzontamenti.
La parte successiva dell’intervento denominata Umi BC è stata caratterizzata dall’inserimento di un telaio in c.a. e la parziale ricostruzione di una porzione dell’edificio preesistente con l’inserimento di garage interrati.
Il corpo di fabbrica di collegamento tra i due blocchi denominato all’interno dello studio di progettazione “ponte” è una piccola porzione dell’intervento ma ricca di spunti tecnologici: per destinazione d’uso dei locali al piano primo si è reso necessario collocare un doppio solaio con intercapedine in sezione per il posizionamento degli impianti e alcuni accessori quali idromassaggio circolare e bagno turco. Nell’intersezione tra i due blocchi più grandi il corpo ponte (contraddistinto dalla loggia) è delimitato da giunti tecnici che rendono indipendente la struttura e molto complessa l’opera di finitura all’intradosso della copertura e in prossimità delle pareti interne perimetrali. Ultima unità minima d’intervento è quella denominata E, che ad oggi è in fase di realizzazione; ne rendiamo documentazione tramite delle ricostruzioni tridimensionali fatte al computer che anticipano la visione d’insieme dell’intervento in oggetto. All’interno delle unità abitative trovano spunto linguaggi riconoscibili.
Un’interpretazione rigorosa dello spazio abbinata ad una ricerca dialettica dei segni restituiscono un’architettura degli ambienti interni ricercata ed attuale. Lo studio del dettaglio della finitura e dei materiali impiegati danno forza alle scelte fatte.
Queste interpretazioni degli ambienti interni abbinate all’uso di materiali e tecniche innovative, hanno richiesto un’attenta analisi e controllo in ogni singolo processo realizzativo, raggiungendo un apprezzabile risultato; risultato che per la complessità dal progetto complessivo a quello dei singoli appartamenti ha richiesto un’efficace e riuscita partecipazione e interazione tra numerosi professionisti.

Micro-Maxi
Mattia Teodosi

Committente: Mattia Teodosi
Anno di redazione del progetto: 2000
Anno di esecuzione: 2002

Foto: Mattia Teodosi

Una “L” affacciata sul centro storico
Fabrizio Fraboni

Committente: Giuliano Sebastianelli
Anno di redazione del progetto: 2000
Anno di esecuzione: 2002

Foto: Maurizio Tomassoni

L’appartamento in oggetto è collocato sulla testa dell’edificio che porge verso via S. Pietro Martire. Si sviluppa su tre piani (due abitativi e un soppalco): al piano primo si collocano le camere, i servizio e la cucina, al piano secondo e soppalco si individua la zona soggiorno. Una serie di affacci interni contraddistinguono l’ambiente. La scala che collega i vari piani è caratterizzata da un’apertura circolare che volge verso il centro storico. Il piano soppalco si affaccia da un lato sulla cucina, dall’altro verso il soggiorno. I materiali impiegati arricchiscono un ambiente interno di per sé molto complesso e ben articolato.

Collegamento in acciaio
Riccardo Diotallevi

Committente: privato
Anno di redazione del progetto: 2003
Anno di esecuzione: 2003 in completamento

Foto: Maurizio Tomassoni

L’articolazione della semplicità
Stefano Santini e Monia Ciarloni

Committente: Fausto Callimaci
Anno di esecuzione: 2003

L’appartamento è progettato per una famiglia composta da genitori con due figli. Nella progettazione delle partizioni interne si è tenuto conto del massimo comfort nella distribuzione degli spazi di servizio, quelli privati e quelli di relazione. Il caminetto al centro del soggiorno è costruito in travertino persiano rosso, poiché si è voluto esaltare lo spazio adibito a focolare e la “rola”, intesa non come semplice piano di appoggio, ma come un volume importante, utilizzabile anche come seduta nell’ambito del soggiorno. Il bagno nella zona giorno è realizzato all’interno di uno spazio estremamente piccolo, ma completo di tutti gli elementi di servizio realizzati all’interno di murature rivestite preziosamente a mosaico.

Bianco, elemento d’ordine
Milvio Magnoni

Committente: Mariantonietta Schiadà
Anno di redazione del progetto: 2000
Anno di esecuzione: 2002
Dati dimensionali: mq 150

Foto: Marco Gubbi

Appartamento costituito da due unità collocate al secondo e terzo piano del complesso ristrutturato dell’ex Opificio di via San Marco. Due scale in metallo con gradini in lastronato di rovere collegano le due parti: il reparto notte del secondo piano con la zona giorno del terzo e il soggiorno con una parte soppalcata da cui si accede ad una terrazza a tetto. Il piano giorno significativamente sottolinea ed evidenzia, attraverso le finestre a nastro e i lunotti semicircolari a raso pavimento, visibili su entrambi i lati del piano, l’intento del progetto esterno di esaltare questa parte alta dell’edificio corollata da ritmici archi a tutto sesto. Risulta accattivante il soppalco, luogo deputato ad accogliere lo studio, spazio lavoro ispirato dalla luce ampiamente irradiata da aperture vetrate a tetto e dal solarium esterno, areatore naturale degli spazi sottostanti. Per i materiali di pavimentazione sono stati utilizzati listoni di rovere francese ed alcuni inserti, per zone circoscritte, in listoncino di wengè e mosaico in pasta di vetro.
La dominanza delle tinte nelle parti metalliche, intonaci e mattoni a vista, è imperniata sulle candide tonalità del bianco. Tra i complementi di arredo, tavolo Vico Magistretti, sedute in faggio crudo di Hans J. Wegner (1950) e poltroncine “LC2” di Le Corbusier (1928). Selezione da Habitat 2000.

Complessità proiettata all’esterno
Milvio Magnoni

Committente: Piero Giorgio Michelangeli
Anno di redazione del progetto: 2000
Anno di esecuzione: 2002
Dati dimensionali: mq 150 interni

Foto: Maurizio Tomassoni

L’ampio appartamento si sviluppa nell’ala nord-ovest dell’ex Opificio di via San Marco con una longitudinale fiancata raccolta al di sotto di un suggestivo portico.
La zona giorno, che gode di questa ubicazione, si proietta con alte vetrate verso l’esterno e ne cattura la luce. Internamente una vetrata a tutta altezza, posta tra zona soggiorno e cucina, funge da sipario separatore tra le varie aree tecniche della casa. Nell’ala nord est dell’appartamento sono situate quattro camere e due bagni con spazi tecnici intermedi. Materiali chiari e lineari completano il quadro complessivo che attraverso marmi di carrara, pelli bianche, vetri satinati, mosaici in vetro e listoni di rovere conferiscono luce e rigore formale. Tra i complementi di arredo, tavolo Saarinen, sedute Vico Magistretti e pannelli Rimadesio. Selezione da Habitat 2000.

Ritmo e Comfort
Paolo Schicchi

Committente: privato
Anno di redazione del progetto: 1998
Anno di esecuzione: 1999

Foto: Andrea Sabatucci

L’intervento riguarda la realizzazione di un’abitazione privata all’interno di un complesso edilizio situato a ridosso del centro storico di Jesi, costituito da ex edifici industriali completamente ristrutturati; in particolare si trattava di unificare in un unico appartamento due unità abitative distinte. Il progetto si è sviluppato grazie ad un fattivo e costante dialogo con la committenza le cui richieste ben si conciliavano con la specificità dell’ambiente da realizzare. Il tema centrale del progetto è la creazione di uno spazio quanto più aperto possibile in grado di valorizzare lo splendido scenario offerto dal centro storico di Jesi che “entra” all’interno della casa attraverso una sequenza ininterrotta e ritmata di 5 finestre. Tutte le scelte progettuali sono state improntate all’insegna di una estrema linearità, cercando di realizzare ambienti confortevoli, luminosi, misurati, interconnessi tra loro in modo semplice. Da qui la scelta di utilizzare per la gran parte un unico materiale: legno di acero, impiegato sia nelle pavimentazioni, che negli arredi, porte e rivestimenti, tutti realizzati su disegno.

Spazio Benessere
Carlo Colombo

Committente: privato
Anno di redazione del progetto: 2002
Anno di esecuzione: 2003

Foto: Maurizio Tomassoni

Visti da noi
Stefano Santarelli Studio di progettazione

Committente:
 privati
Anno di redazione del progetto: 1999
Anno di esecuzione: 2000

Foto:
 Maurizio Tomassoni

Caratteristiche tecniche particolari: contenitori in muratura che diventano l’occasione per articolare gli spazi, il terrazzo pavimentato in vetro del piano superiore, che fa colloquiare l’interno del soggiorno con l’esterno. Una scala effetto alluminio realizza un “non tramezzo” definendone però gli spazi funzione. Arredi su disegno e Habitat 2000.

Tendaggi: Mino e Grazia.

Un percorso architettonico
Il restauro della Chiesa di San Marco e di Costa San Marco a Jesi
Marco Battistelli, Sergio Roccheggiani

Luogo: Jesi (AN)
Progetto e D.L : Marco Battistelli, Sergio Roccheggiani
Strutture: Andrea Angeletti
Impianti: Giuseppe Romagnoli
Committente: Comune di Jesi
Anno di redazione del progetto: 1998
Anno di esecuzione: 1998-2000
Costo dell’intervento: 442.862,99 euro
Impresa esecutrice: Gruppo Ma.pa. – Cannelloni, Monsano

Foto: Ubaldo Ubaldi, Jesi

Il progetto di seguito illustrato, che consiste nel restauro e nella rifunzionalizzazione della Costa San Marco e della Chiesa di San Marco, è stato possibile a seguito della richiesta di finanziamento con fondi stanziati dalla L.R. n°43 del 14/12/1998, art. 4, comma 5, per gli interventi previsti dall’art. 1, comma 2, lettera h.
La finalità che ha guidato il progetto è stata quella di restituire un ruolo primario ad una delle aree cittadine di maggior rilevanza storica ed architettonica che, fino al momento della proposta progettuale, versava in un profondo stato d’abbandono e di degrado, nonostante fossero presenti edifici a carattere residenziale, oltreché importanti edifici religiosi.
In primo piano l’intervento di restauro della Chiesa di San Marco, manufatto risalente alla seconda metà del XIII secolo, che rappresenta un importante esempio di gotico italiano nelle Marche, valorizzato dalla presenza del portale d’ingresso di marmo statuario cipollino e di breccia di Verona, con decorazioni scultoree a carattere naturalistico. Va ricordato che internamente all’edificio sono presenti alcuni affreschi di scuola giottesca risalenti al XIV secolo. L’attuale veste è, però, il frutto di sostanziosi restauri, anche di natura strutturale, condotti nella seconda metà del XIX secolo. Il nostro progetto di restauro si è occupato della ripulitura del paramento murario esterno in laterizio faccia a vista, del restauro del manto di copertura (al fine di eliminare le numerose infiltrazioni di acque meteoriche all’interno dell’edificio), ed infine dell’esecuzione di lavori di regimentazione delle acque superficiali provenienti dall’antistante via San Marco, causa della presenza di umidità ascendente nelle murature del prospetto principale della Chiesa (dato che la pendenza dello spazio asfaltato era verso il fronte del fabbricato). Successivamente al restauro conservativo dell’edificio si è proceduto dando corpo al complesso progetto di Costa San Marco. Si è trattato del recupero di uno storico tracciato viario che in passato collegava la città di Jesi (la parte murata) con la zona extraurbana di San Marco, scavalcando un fossato, al posto del quale oggi corre il viale della Vittoria. La complessità dell’intervento era data dalla necessità di tenere conto di due aspetti, Il primo, squisitamente tecnologico, riguardava la totale mancanza di regimazione delle acque meteoriche, e la sistematizzazione ed adeguamento delle reti impiantistiche relative alla pubblica illuminazione (quasi assente), alla rete fognaria, alla rete del metano, alla rete elettrica, alla rete idrica. Il secondo aspetto, di natura architettonica, poneva invece quesiti relativi alla natura dei materiali da impiegare, e a questioni di metodo circa le scelte progettuali. Si è deciso di realizzare un “percorso” a carattere pedonale, pavimentato in questo caso in pietra arenaria- materiale che caratterizza le pavimentazioni di gran parte delle vie più antiche della città di Jesi. Il “percorso” oltre che collegare due poli, il viale della Vittoria con la Chiesa di San Marco, è soprattutto interpretato come successione di eventi e situazioni, quali: le tre grandi vasche per il verde alberato, le cinque aree di riposo e lettura poste lungo il percorso, i corpi illuminanti, la canalizzazione delle acque, il sagrato della chiesa (sino ad allora inesistente). Questi elementi scandiscono il “percorso” nel lento incedere di chi dal viale sale alla chiesa.
Nello specifico il sagrato, punto terminale del “percorso”, è stato pensato al fine di creare un luogo nel rispetto del valore religioso, storico ed architettonico della Chiesa di San Marco, mentre in precedenza tale spazio veniva impropriamente utilizzato come parcheggio per autovetture.

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