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Il restauro del Palazzo Vescovile

Piazza comunale

Luogo: Fabriano, Piazza del Comune (Piazza Alta)
Progettisti:  arch.Lucia Conti , ing. Mauro Martellucci,  ing. Mauro Buscarini,
impianto elettrico, perito industriale,Massimo Carsetti, impianto termico-idrico
Committente: Comune di Fabriano
Anno di redazione del progetto: 1999
Anno di esecuzione dell’intervento: 1999-2001
Impresa esecutrice: A.T.I.  Sabatino Cantagalli e  CO.RES.SAS  di Teramo
Costo dell’intervento: £. 1.900.000.000

Foto: Giorgio Giorgetti

Cenni storici

Edificato nel 1291, il Palazzo Vescovile, già dei Priori delle Arti, era la sede del Magistrato della città, poi trasferita nel 1632 presso l’attuale prospiciente palazzo municipale dei Chiavelli.
Fu distrutto nella notte del 20 Maggio 1542 dal crollo della vicina torre civica  e venne ricostruito ab imis tra il 1545 ed il 1549  con il portico a sette arcate (logge nuove) probabilmente suggerito da una tarda versione basata sull’ipotesi di ristrutturazione rosselliniana della Piazza Alta di Fabriano.
La primigenia fabbrica si componeva di un solo piano sovrastante le arcate, la scalea centrale e probabilmente di ampi fondi dove ora si trovano gli ingressi al terzo livello da piazza della Cattedrale, dove l’edificio terminava con una loggia aperta, come testimoniano le antiche colonne in pietra inserite nella muratura.
Si è perduto completamente l’impianto medievale originario, che rimane isolato nella parte relativa al lato Largo Bartolo da Sassoferrato, dove sono presenti solo due residui archi di fattura gotica. Nel 1711 venne decisa la completa ristrutturazione del fabbricato; fu soprelevato di un piano che divenne, nel 1729, sede del vescovado come lo è a tutt’oggi.
Nell’anno 1733 vi fu trasferito l’ufficio “della posta delle lettere” che vi rimase fino al 1836 “vicino all’uscio della prima bottega fuori del portico o delle logge nuove (palazzo vescovile) confinante col già pubblico macello” (Marcoaldi) che era situato nella seconda o terza bottega all’inizio di Largo Bartolo da Sassoferrato.
In occasione della visita a Fabriano di Papa Gregorio XVI, avvenuta nei giorni dal 18 al 20 settembre 1841, venne costruito il balcone del secondo piano verso Piazza del Comune per permettere al Papa di parlare alla cittadinanza ed ai fedeli.
Agli inizi del ‘900 i locali della posta furono adibiti a ristorante detto delle “Cappannelle” ed in seguito vi fu annesso l’albergo “Moderno” nei locali del terzo livello che alla fine degli anni ottanta divennero gli Uffici di Ragioneria del Comune.
Nel 1912 furono eseguiti lavori di ristrutturazione in occasione del trasferimento nel Palazzo della Civica Pinacoteca,che venne allestita nelle stanze del terzo livello che affacciano su Piazza Alta.
Un’ampia ristrutturazione dell’esterno dell’edificio venne effettuata nel 1916. In occasione di questi lavori fu rimosso completamente l’intonaco esterno dalle facciate e restaurate (ma più probabilmente rifatte) le cornici delle finestre.
Nel 1988 furono effettuati lavori di ripulitura delle facciate esterne, di sistemazione delle coperture e ristrutturati i locali della Pinacoteca dove, all’inizio degli anni ’90, fu trasferito l’Ufficio Tecnico Comunale.

Palazzo Vescovile
Restauro conservativo e riparazione danni

Il palazzo Vescovile  insieme al palazzo del Podestà, palazzo Chiavelli ed il loggiato di San Francesco delimita e determina la struttura spaziale della bella Piazza Alta di Fabriano.
Morfologicamente trattasi di edificio a L rovesciata che si eleva da tre a cinque piani superando un dislivello naturale del terreno ed è caratterizzato da un bel porticato sul fronte della Piazza del Comune e dalla lunga scalinata che lo attraversa il per collegamento con la sovrastante Piazza della Cattedrale.
Edificio di forte valenza urbana oltre che architettonica, si inserisce nel tessuto urbanistico del Centro Storico come collegamento tra la Piazza Alta (potere temporale) e la Piazza della Cattedrale (potere spirituale) lungo la Via Bartolo da Sassoferrato.
La struttura dell’edificio è  interamente in muratura di mattoni a corsi orizzontali; di ottima fattura sia per qualità che conservazione sono i pilastri del portico e le paraste della facciata principale, mentre le specchiature e la facciata su Via Bartolo da Sassoferrato sono caratterizzate da ricorsi di pietra di spoglio, così come le murature portanti nei livelli più bassi sono in pietra o miste. Le volte in laterizio che caratterizzano gli orizzontamenti del II e III livello sono di diverse tipologie; a botte, lunettate, a schifo, a crociera  eseguite con mattoni in foglio o a una testa, intonacate nella quasi totalità ,tranne nella esigua zona trecentesca. I solai in legno sono diversamente orditi nei vari ambienti secondo la tipologia a orditura doppia con travi principali, travetti secondari e manto di mattoni ; una piccola specchiatura di solaio (soffitto della cappella del IV livello ) è costruito a cassettoni, pregevole e ampiamente decorato all’intradosso. Le pavimentazioni originali sono pressochè inesistenti poiché, a causa delle numerose variazioni d’uso dei locali soprattutto del III livello sono state sostituite con piastrelle di gres e ceramica o marmo e parquet in alcune sale del IV livello.
Nei saloni di rappresentanza della  residenza Vescovile (IV livello), le pareti sono intonacate a calce e decorate a tempera con fasce policrome al di sotto della struttura lignea dei soffitti, in alcuni casi anch’essa decorata, e da alte zoccolature geometriche.
Le frequenti variazioni d’uso hanno apportato modifiche soprattutto alle rifiniture interne; pavimenti e intonaci in alcuni ambienti, senza alterare sostanzialmente la struttura dell’edificio se non per il taglio di alcuni setti murari  del III livello.A seguito del tragico terremoto del 1741 furono inseriti nelle strutture murarie un buon numero di tiranti in ferro tuttora visibili in facciata o all’interno  presidi esistenti  e a seguito della crisi sismica del 1997 altri tiranti sono stati montati a supporto delle travi di ferro che sostengono le murature del terzo livello sopradette.
A fronte dei danni subiti e delle carenze evidenziate, si è provveduto con interventi differenziati, commisurati allo stato di ogni macroelemento individuato; cioè con interventi di miglioramento sismico, interventi conservativi e di restauro sui materiali  e di consolidamento per migliorare la qualità globale della struttura dell’edificio. Ciò è stato attuato principalmente attraverso:
il restauro delle volte del II e III livello eseguito  mediante svuotamento delle stesse, consolidamento con rete elettrosaldata, rinfianco e rifacimento del massetto e delle pavimentazioni, il consolidamento dei solai in legno del quarto livello mediante l’inserimento di connettori e rifacimento di massetto e pavimentazioni. Il rifacimento delle pavimentazioni è stato progettato con l’uso di materiali naturali, pietra e cotto per il terzo livello, cotto per la pavimentazione del porticato e per il Vescovado si è utilizzato lo stesso materiale montato nell’ultimo restauro eseguito  alla fine degli anni ’80. Gli interventi eseguiti hanno lasciate inalterate le destinazioni d’uso  tranne che per la porzione del III livello che affaccia su Via Bartolo da Sassoferrato,  nel quale si sono eseguiti lavori atti ad ottenere ampi ambienti che potranno ospitare un futuro Museo Archeologico. Durante questi lavori, nello smontaggio delle controsoffittature a pannelli che nascondevano le volte, è stata rinvenuta una porzione di affresco  raffigurante un fabbro al lavoro, come nello stemma di Fabriano; l’affresco è stato restaurato, ma non datato né attribuito. Una particolare attenzione merita l’ipotesi progettuale di intonacare le facciate principali del palazzo (le altre sono già intonacate); ipotesi avvalorata dalla discontinuità dei materiali con cui sono realizzate le specchiature risultanti tra le paraste ed i cornicioni e dall’imponenza delle cornici delle finestre che fanno presupporre una caratterizzazione tardo – settecentesca. Per incomprensibili veti posti dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici delle Marche e dalla Amministrazione di Fabriano non sono stati eseguiti né l’intonaco delle specchiature delle facciate né le cornici in pietra nelle pavimentazioni del III livello.

Lucia Conti

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